Fortissimo, immensamente coraggioso e buono, ma spesso
ingenuo, Ercole era
figlio di Alcmena, una mortale unitasi senza saperlo a Giove.
Si racconta che Giove per avere Alcmena, moglie del soldato Anfitrione,
abbia assunto le sembianze di Anfitrione prima che questi arrivasse a
Tebe e convincesse il sole a non sorgere per tre giorni, dilatando così
la notte che passò con la donna.
In questo lungo amplesso fu concepito quello che fu il più popolare
degli eroi mitologici, conosciuto come Eracle dai greci e come
Ercole dai romani.
Mentre Alcmena portava in grembo Ercole, vide sulla porta di casa
una strega che lanciava fiamme dagli occhi e urlava minacce. Questa
strega, in realtà, era Giunone che voleva ad ogni costo eliminare il
nuovo figlio illegittimo di suo marito.
L'orrenda visione sconvolse la donna a tal punto che le fece ritardare
il parto ed Ercole nacque solo dopo dieci mesi. Era bellissimo e forte,
ma la madre, sapendo quanto era terribile l'ira della dea, non ebbe il
coraggio di allevarlo e lo abbandonò in mezzo a un campo.
Gli strilli del neonato attirarono proprio l'attenzione di Giunone che,
non sapendo chi fosse veramente il piccolo e trovandolo così grazioso,
decise di prenderlo con sé e di allattarlo, infatti Eracle significa la
"gloria di Era".
Però Ercole intuì che la donna gli sarebbe stata ostile e le diede
subito un tremendo morso che la fece urlare di dolore.

Purtroppo la moglie di Giove conobbe ben presto la vera identità di quel
bimbo che aveva raccolto e che ora viveva allevato come un dio.
Decisa di ucciderlo, quando aveva otto mesi, mandò nella sua culla due velenosissimi serpenti
perché lo divorassero, ma Ercole era già in grado di dimostrare la sua
forza straordinaria e, senza la minima paura, afferrò i serpenti con le
mani e strinse tanto che i due animali morirono soffocati.
Dall'aspetto si capiva che egli era figlio di Zeus: era alto quattro
cubiti e dai suoi occhi dardeggiavano lampi di fuoco, non sbagliava mai
un colpo né con la freccia né col giavellotto.
All'età di diciotto anni, Ercole uccise il leone del Cicerone che faceva
strage di mandrie, della sua pelle ne fece un mantello e della sua testa
un elmo con il quale viene spesso raffigurato.
Un giorno Giunone lo fece impazzire al punto che Ercole scagliò nel
fuoco i tre figli che aveva avuto da Megera.
dilaniato dalla disperazione e del senso di colpa quando la pazzia
sfumò, Ercole si autocondannò ad un esilio volontario.
Teseo, un altro eroe greco, suo amico, gli consigliò di cercare aiuto
nell'oracolo di Delfi, il cui responso fu che Ercole poteva redimersi
solo sottoponendosi a una penitenza: si sarebbe messo a disposizione di
Euristeo, suo cugino, pronto a eseguire qualunque suo desiderio.

Le dodici fatiche di Ercole
Euristeo, re di Micene, chiese ad Ercole di compiere le famose
dodici
fatiche:
- Uccidere il leone di Nemea,
- lottare con l'idra di Lerna,
- catturare la cerva Cinerea,
- cacciare il cinghiale d'Erimanto,
- pulire in
un sol giorno le stalle d'Augia che non venivano pulite
da trent'anni,
- sterminare gli uccelli della palude di Stinfalo,
- domare il toro di
Creta,
- domare le cavalle carnivore di Diomede,
- conquistare
la cintura di Ippolita regina delle Amazzoni
- impadronirsi dei buoi del
mostro trimembra Gerione,
- rubare le mele d'oro delle Esperidi
- catturare Cerbero,il cane mostruoso a guardia dell'ingresso degli
Inferi.
Ma le dodici fatiche evidentemente non bastarono alla vendicativa
Giunone, ed Ercole non poté mai riposarsi molto, perchè venne coinvolto
nella lotta contro i Giganti a fianco del padre Giove,
partecipò alla spedizione degli Argonauti, si impegnò nella
liberazione di Prometeo, punito con un terribile supplizio, per
aver rubato il fuoco per gli uomini, ebbe l'epico scontro con i
Centauri, che portò alla morte il centauro Chirone che era suo
amico, ed era stato suo maestro.
Un giorno Ercole uccise Nesso, un centauro che insidiava sua
moglie Deianira e questo, morendo, consigliò a Deianira, per assicurarsi l'amore eterno del
marito, di far indossare a Ercole la camicia del moribondo.
Ma il consiglio non era un buon consiglio, ma una vendetta, infatti il
sangue del centauro, di cui la camicia era intrisa, agì da veleno su
Ercole uccidendolo.
Giove, il padre di Ercole, volle il figlio in cielo assieme agli altri
dei: una nuvola lo trasportò in cielo, dove rimase tra gli dei
immortali, conosciuto dagli umani come una costellazione.
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