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Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, nasce a Venezia il 17 ottobre
1697 da una famiglia della buona borghesia veneziana.
Antonio impara a dipingere decorazioni sceniche non padre Bernardo, specializzato in scenografie teatrali, nel cui atelier del collabora anche il fratello Cristoforo per gli allestimenti di varie opere
teatrali rappresentate a Venezia.
Anton Maria Zanetti jr. riferisce che dopo aver “scomunicato” il teatro
l’artista “passò a Roma (1718) e si diede a dipingere vedute dal naturale”.
Prima di tornare a Venezia, per il carnevale del 1720 Bernardo col figlio Antonio allestiscono al
teatro Capranica di Roma le scene delle opere di Alessandro Scarlatti: Tito
Sempronio Gracco e Turno Aricino.
Canaletto si iscrive alla Fraglia dei pittori a Venezia nell'estate del 1720 e si accinge a trasformare i disegni portati da Roma in quadri,
completando i disegni con scenari fantastici come fondali di un palcoscenico illuminato da una luce scenica.

L’iconografia delle prime opere testimonia che ha conosciuto a Roma la
pittura di rovine di Viviano Codazzi e di Giovanni Ghisolfi, quella dei
bamboccianti, Sweerts, van Laer, Miel, Cerquozzi, probabilmente anche
del contemporaneo Panini e il vedutismo di Gaspar van Wittel.
Canaletto s’inserisce subito nell’ambiente artistico veneziano, con il più anziano Giovanni
Battista Piazzetta (1683-1754), il coetaneo Giovan Battista Tiepolo (1696-1770) e soprattutto
Marco Ricci (1676-1729), portando con se le esperienze pittoriche del soggiorno romano: la pittura di
rovine di Viviano Codazzi e di Giovanni Ghisolfi, quella dei
bamboccianti, Sweerts, van Laer, Miel, Cerquozzi, probabilmente anche
del contemporaneo Panini e il vedutismo di Gaspar van Wittel, rielaborando il tutto con una personale drammaticità e
sensibilità, cura dei particolari e della resa luministica.
Lettere, carteggi, diari che accompagnano lo svolgimento della sua attività partono dal 1725, anche se a quella data il pittore ha già la fama
di un genio e inizia ad essere apprezzato anche dai collezionisti veneziani e stranieri.

Negli anni 1722-23 Antonio Canal lavora per il mecenate
inglese e futuro console Joseph Smith, per lui esegue una serie di disegni di San
Marco, elaborati poi in sei tele destinate a decorare la sua casa
(Windsor Castle e Buckingham Palace, collezioni reali), e la serie di
vedute del Canal Grande.
Nel 1725-26 è ingaggiato dall'impresario irlandese Owen McSwiney per la
serie di "tombeaux des princes" destinata alla sala da pranzo del Duca
di Richmond, in collaborazione con Piazzetta, Pittoni e Cimaroli ed è
nelle lettere di questo periodo che appare il soprannome di “Canaletto”.
Verso il 1735 entra nell’atelier del Canaletto il nipote
Bernardo Bellotto, dove prepara abbozzi, composizioni
prospettiche, schizzi di paesaggi dal vero e figure umane.
Canaletto è considerato uno dei più brillanti disegnatori di tutti i
tempi; molti dei migliori fogli da collezione vengono realizzati a
cavallo del 1740 e introducono nuovi motivi lagunari, di
collina, di Mestre, Dolo, Padova e dei dintorni, vedute romane e
capricci con rovine.
Dall'incontro con le magistrali incisioni di Rembrandt e di
Castiglione, il pittore inizia a incidere all’acquaforte.
A Londra dove Canaletto si reca nel 1748 con una lettera di
presentazione per il Duca di Richmond e preceduto dalla sua fama in patria, riceve numerose commissioni e nel nuovo ambiente l'artista si
dedica a riportare sulla tela le atmosfere
locali, interpretando una civiltà diversa da quella veneziana.
I suoi lavori si arricchiscono di vedute con orizzonti sconfinati, castelli descritti minuziosamente e di complesse scene urbane che incantano
i suoi ospiti per la delicatezza dei colori.
Il soggiorno in Inghilterra, interrotto da due brevi ritorni in patria
nel 1750-51 e nel 1753, si conclude verso il dicembre 1755 quando Canaletto ritorna a Venezia,dove continua a lavorare, ma in scala minore e
intima.
Disegna molto, soprattutto a
capriccio, creando alcunGalleria opere d'arte, come la Fantasia architettonica
per l’ormai anziano Joseph Smith.
Ma lo scopo del suo lavoro è ormai lo studio , fatto per il suo piacere, degli effetti di luce, le prospettive e gli edifici già dipinti in
passato, ma riportati su piccole tele.
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La morte lo coglie il 18 ottobre 1768 nella sua casa a San Lio. |
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