Mattino

Carlo Izzo - Mattino - poesia Risveglio dolce. Il sonno,
lento, abbandona le membra
e i sogni svaniscono dispersi
nella bruma sottile
dell’improbabil regno
dei pensieri perduti.

Nuove attenzioni e nuove cure
accorrono, e s’allinean presenti
nella ridesta mente
che ad essi si rivolge.

Nelle stanze silenti,
il sole tra le tende
coi suoi bagliori vivo s’introduce,
e i raggi suoi riversa
sulle cose e sui piani
che attendono l’opra, che lesta
essa riprenda e s’incammini.

L’uomo, coi suoi destini,
all’avanzar del giorno non rifugge,
e compie i riti
che mattutini, disegnano
lo scorrere dell’ora, e dolcemente,
si distende la vita, e si consuma
nell’indistinto mormorar del tempo.




Vertigine

Carlo Izzo - Vertigine - poesia Guardo nel mare, e in fondo all’orizzonte
Capri si staglia, netta all’imbrunire
punteggiata di case, aspra nel monte
che dal Solaro scende alla Carena;
e sorvolar vorrei, fino alla spiaggia
che di Marina Grande al gran dirupo
s’accosta e si ripara, e volge al capo
che la villa di Giove erta sovrasta;
laddove di Tiberio incontrastata
gloria imperiale fu, di sangue e vizio
e d’eccelso poter contaminata;
e il mare ancor m’assale oltre la punta
del color del cobalto nell’abisso
che dal profondo l’isola circonda
ove l’ansia mi stringe e m’incatena




Temporale

Carlo Izzo - Temporale - poesia Ritorno a passi lenti nella sera
dove a una cena solitaria attendo;
lunghe folate soffian sul mio volto
e nel cielo, ch’è buio, bianco lampeggia
il temporale. Il rotolar del tuono,
il vento che rinforza, lo spettrale
baglior dei lampi non m’induce a passi
più lesti, che nell’imbrunire cupo
mal s’accordano, e fisso nelle nubi
lo sguardo mio, che invece invoca e spinge
la furia a scatenar della natura;
così, nel fosco rivoltar dei nembi,
grida l’animo mio, grida e dà sprone
al temporal che infuria dentro al cuore
e m’annegar vorrei nel mio tormento.




Dorme la donna mia

Carlo Izzo - Dorme la donna  mia - poesia Nobile il tratto della donna mia
quando s’accinge ad oscurar le stelle,
e vegnono i pensier che pur tra quelle
una s’attardi per la nostalgia…..

ella s’addorme, e attorno la natura
al suo sopir s’acqueta e sta sospesa,
le labbra sue dischiuse nell’attesa
del sognar, che più dolze ella figura…

ed i’ vorria che drento a lo sognare
suo, trasisse il mio sembiante
che con leggera voce l’appellasse

sicchè ridente il guardo suo voltasse
amor recando all’animo mio amante,
e drento agli occhi suoi far m’annegare.




Sogno

Carlo Izzo - Sogno - poesia Lungo il cammino, e non per questo amaro
poi che ricco mi fu d’agi e ristori
di carezze furtive, lazzi e amori
sì che il ricordo ancor sovviene caro

or che le membra mie giaccion dolenti
nel giaciglio che avvolge le mie notti
rivedo e sogno i sogni che interrotti
mi risvegliano in cuore voglie ardenti

e mi s’induce un lieve dormiveglia
in cui ripenso ai nostri sfioramenti,
alle tue labbra, al premer dei tuoi fianchi

che gridar ti vorrei quanto mi manchi,
e gemo e mi rivolto nei tormenti
finchè il novello sol filtra e mi sveglia.




Residui

Carlo Izzo - Residui - poesia Mi sorprendo talvolta ad osservare
un rivolo che scorre
e che trasporta
le scorie informi di residui opachi;
foglie, fili, fuscelli,
coriandoli di carta
insetti morti,
pezzetti di giornali, altri brandelli

e seguo le vicende di ciascuno
di codesti bizzarri galleggianti
fantastico corsie, competizioni
brusche fermate,
rapide corse avanti
e immagino che sia la nostra vita
a mostrarsi così raffigurata:
figlia del caso, e al caso abbandonata.




Tormento

Carlo Izzo - Tormento - poesia Ti incontro, mi accade di notte,
nel sogno, e nel giorno che segue
non penso che a te. Che succede?
Perché questi incontri sognati?
Accade anche a te, di sognarmi?
sta forse accadendo qualcosa,
qualcosa che supera i sensi?
Io certo mi sento turbato
vorrei ritrovarti, mi strazio
e spero che nei tuoi pensieri
qualcosa si sia risvegliato
e stia ricevendo il tormento
di questa terribile pena,
la smania di averti vicina
ancora una volta, a me accanto.
A volte il telefono suona,
si sente soltanto il silenzio,
mi chiedo se sei tu che chiami
da un luogo e da un tempo lontano
e nella mia mente rispondo
che t’amo, che t’amo, che t’amo 




Destini

Carlo Izzo - Destini - poesia quando, tornando ai ripercorsi giorni
mi volgo a ripensare a ciò che intesi
e a quelle decisioni che allor presi
nell’imboccare vie senza ritorni

ancora adesso trema il mio pensiero
di quanta vita mia lasciai per strada;
amici, donne, la natia contrada,
che il tanto mio vagar non mi par vero.

Tuttavia non desisto, e il mio percorso
tracciato nel dolor, s’inoltra retto
e non temo rimpianto né rimorso

per ciò che ho fatto, e ancor per ciò che ho detto
e si rafforza in cuor la mia ragione
pel torto ch’io difendo, con passione




Malattia

Carlo Izzo - Malattia - poesia Cos’è la vita? solo malattia,
soltanto un’incidente di percorso,
i ricordi d’un tempo ormai trascorso,
l’effimero cantar d’una poesia;

l’incontro di elettroni, la fusione
d’attimi di piacere immaginati,
un seguito d’eventi scombinati
in bilico tra un sogno e un’emozione;

eppure avvien, che a prolungar l’incanto
d’una vita sortita su da un niente
l’animo mio si spinge, e s’innamora

d’un volto, d’una voce, d’una aurora
e s’adatta ad un fato intransigente
a sopravviver tra un sorriso e un pianto




Novembre

Carlo Izzo - Novembre - poesia solo nei miei pensieri m’incammino
e lenti sono i passi miei. La pioggia
d’un velo d’acqua ha ricoperto il prato
e il cielo appare basso e più vicino;

silenzio attorno. Un passero assonnato
fa sentire il suo cirp infreddolito
tra le fronde d’un leccio. Nulla accade,
e ancora tu non hai telefonato.

Il vialetto percorro, e ad ogni lato
vedo cespugli stenti a me d’attorno
nel cupo risvegliarsi del mattino;

il cancello ritrovo, ed il giardino
ove rinchiuso ormai trascorro il giorno,
e ancora tu non hai telefonato.







Carlo Izzo breve biografia

Carlo Izzo poesie Ingegnere, vive a Napoli. Si occupa d’informatica, di matematica e di fisica.

I suoi hobbies sono tuttavia di carattere letterario.

Legge e approfondisce la storia di Roma, la letteratura, il latino.

Nella poesia i suoi riferimenti sono quindi di carattere classico, da Catullo, Marziale, Orazio, e poi su fino al dolce stil novo (che ha influito molto sul suo modo di scrivere poesia), fino ai moderni Palazzeschi, Gozzano, D’Annunzio, Pascoli.

Non sopporta l’ermetismo contemporaneo e si esprime sia in versi sciolti sia metricamente.

Ritiene che il sonetto sia la forma poetica più nobile della galassia e crede che la poesia classica sia tutt’altro che tramontata.




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