Storia e nomi di italiani famosi andati in Francia


L'Italia riconoscente alla Francia - Vincenzo Vela (1862)
L'Italia riconoscente alla Francia - Vincenzo Vela (1862)

Il numero di settembre della rivista francese HISTORIA contiene un inserto di cento pagine dedicato agli Italiani in Francia, dal titolo ”Ces Italiens qui ont fait la France”, un titolo che non ha paura di esprimere una verità: la Francia, questo grande Paese, è stata ricettiva ed ospitale, dando un tetto e un tavolo alle centinaia di migliaia di italiani che nel corso dell’Ottocento e del Novecento, a partire dalla cosiddetta unificazione, si sono riversati nel Paese, spinti dalla fame e dalla miseria.

La convivenza, è vero, ha registrato anche episodi di truculento razzismo, xenofobia e violenza e di non poco sfruttamento sul lavoro, ma la conclusione è che gli Italiani in Francia hanno trovato accoglienza e allo stesso tempo hanno anche dato, non solo il loro apporto fisico, ma hanno contribuito, con le loro capacità, alla evoluzione e progresso del Paese.

Uno dei giornalisti dell’inserto scrive che hanno ricevuto poco rispetto al tanto che invece hanno dato.

Ed in effetti si tocca una madornale quasi paradossale realtà: gli Italiani quando sono fuori dai confini natali, quando vivono oltralpe, danno il meglio di sé stessi.

Parrebbe che i nuovi ambienti e contesti esistenziali siano favorevoli alla evoluzione e sviluppo delle loro qualità migliori che al contrario, in patria, vengono oppresse e rimosse.

Ed è così. Gli scienziati, gli artisti e gli imprenditori vengono rimossi ed emarginati perché non li si capisce o forse perché si debbono favorire amici parenti cognati figli, tutti mezze cartucce.

E perciò quelli che hanno qualcosa da dire e da offrire, emigrano e dovunque mettono radici, quasi tutti assurgono alle posizioni più prestigiose e ricercate: nelle Università, negli organismi scientifici, nei musei, nelle istituzioni accademiche, nell’imprenditoria.

Chissà che cosa succederebbe se tutti questi italiani di successo tornassero in Italia!

Sarebbe la palingenesi, la resurrezione dell’Italia.

Ma torniamo alla Francia, al Paese della Rivoluzione, degli Ugonotti, degli Enciclopedisti.

Da quando esiste l’Europa, da allora i rapporti Francia-Italia sono stati sistematicamente stretti e duraturi, a partire dalle cosiddette Gallie fino ad oggi.

Come tra i rapporti umani, così i rapporti tra i due Paesi si sono svolti sotto alterne vicende e contesti.

Possiamo affermare che la presenza, l’impronta e il contributo degli italiani alla Francia siano stati e siano ancora i più ricchi e i più significativi.

Leggendo il resoconto citato in HISTORIA si resta veramente stupefatti dalla quantità delle presenze, immigrate o nate da italiani, sul palcoscenico della storia nazionale, in tutti i contesti:

Leone Gambetta, Emilio Zola, prima di loro Giulio Mazzarino nel 1600, poi Caterina dé Medici, quindi Maria dé Medici regine di Francia.

Si continua con Pierre Reggiani, Edith Piaf, Yves Montand, Dalida, Coluche, Platini, Lino Ventura, la Semeuse.

Ed oggi con Toni Benacquista, Domenica Pacitti, Christophe; per proseguire nella moda con Nina Ricci, Elsa Schiaparelli, Pierre Cardin, tutti italiani francesizzati.

Si continua coi massimi artisti Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Giuseppe Palizzi, Gino Severini, e col povero Amedeo Modigliani, senza menzionare la quantità enorme di artisti e letterati che vi hanno solo soggiornato.

Si menzionano gli uomini politici ivi rifugiatisi sotto il fascismo quali Gaetano Salvemini, Filippo Turati, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, i fratelli Rosselli.

Si menzionano le modelle di artista celeberrime quali Eva, Lorette, Agostina, Cesidio, Carmela, Celestino e le altre grandi donne che vi hanno vissuto o soggiornato quali Luisa Casati, Mimì Pecci Blunt, la principessa Ruspoli, tanto per citare a memoria, Gioacchino Rossini e Leonardo da Vinci, che vi hanno vissuto e lì sono morti.

Se pensiamo oggi ai docenti universitari che insegnano a Panthéon Assas o alla Università di Medicina 1 o a Toni Negri che pure vi ha insegnato per quasi vent'anni come pure a Maria Antonietta Macciocchi o a Gabrielle Flammarion figlia di una modella ciociara, direttrice per mezzo secolo dell’osservatorio di Astronomia di Parigi, e poi Maria Brignole de Ferrari, duchessa di Galliera, che a Parigi e dintorni ha lasciato una impronta che è semplicemente inimmaginabile per immensità e ricchezza.

Raccomandiamo al lettore di approfondire la conoscenza di tale impareggiabile donna.

Dopo tale sequenza di nomi si perviene alla conclusione che, in verità, si è trattato solo di una modesta introduzione alla ricchezza sbalorditiva di uomini e donne italiani che hanno contribuito e partecipato alla grandezza della Francia.

L’anno scorso questa autentica apoteosi è stata, pur se sotto tono, ricordata dal Museo Nazionale della Emigrazione di Parigi con una manifestazione intitolata ‘Ciao Italia’ che ha goduto di grande successo e riconoscimenti.

Perciò parlare dei circa quattro milioni e passa di francesi di origine italiana necessiterebbe di ben altri mezzi e sussidi ed è a dir poco deplorevole e miserabile che l’Italia mai abbia posto attenzione alla seconda Italia che vive Oltralpe e oltre oceano.

Sono sempre gli Italiani stessi, singolarmente e individualmente, che sulla loro pelle, grazie ai loro meriti e capacità e qualificazioni, tengono desta l’attenzione al Paese.

La madrepatria ha solo sfruttato.

Grati dunque alla rivista HISTORIA che, col suo esaustivo servizio giornalistico, ha voluto tenere desta e vigile l’attenzione su tale pagina incredibile della emigrazione italiana in Francia e sulla perfetta integrazione e fratellanza.

E del nostro museo nazionale della emigrazione, costato quintali di soldi pubblici, sfarzosamente promosso, satrapescamente realizzato al Vittoriano, che ne è stato?

Autore: Michele Santulli (settembre 2018)






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