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Giovanni
Pascoli
Biografia, poesie
famose, libri
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Selezione di poesie di Giovanni Pascoli
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IL LAMPO
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera. |

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IL TUONO
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi svanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla. |
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NEVICATA
Nevica: l'aria brulica di bianco;
la terra è bianca; neve sopra neve:
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco:
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera:
passano bimbi: un balbettio di pianto;
passa una madre: passa una preghiera.
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IN ALTO
Nel ciel dorato rotano i rondoni.
Avessi al cor, come ali, così lena!
Pur l'amerei la negra terra infida,
sol per la gioia di toccarla appena,
fendendo al ciel non senza acute strida.
Ora quel cielo sembra che m'irrida,
mentre vado così, grondon grondoni.
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PIANTO
Più bello il fiore cui la pioggia estiva
lascia una stilla dove il sol si frange;
più bello il bacio che d'un raggio avviva
occhio che piange.
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IL PASSATO
Rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto:
un sorriso mi sembra ora quel pianto.
Rivedo i luoghi, dove ho già sorriso...
Oh! come lacrimoso quel sorriso! |
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Giovanni Pascoli, uno dei maggiori poeti
italiani di fine ottocento, nasce a San Mauro di Romagna (Forlì) il
31 dicembre 1855.
A soli 12 anni il padre, fattore in una tenuta, è assassinato e le
condizioni economiche della famiglia peggiorano rapidamente, tanto
che la famiglia Pascoli è costretta a lasciare la tenuta.
La sorella Maria, nella biografia del poeta, presenta il Pascoli
come un ragazzo solido e vivace, con un carattere non alterato dalle
disgrazie, volitivo e tenace nell'impegno a terminare il liceo e a
cercare i mezzi per gli studi universitari, puntiglioso nel
ricercare e perseguire l'assassino del padre.
Ma gli anni dell'adolescenza e della prima giovinezza di Giovanni
Pascoli, sono segnati da altri lutti: la morte della madre e della
sorella Margherita nel 1871, e ancora del fratello Luigi nel 76,
portano alla disgregazione il piccolo mondo affettivo nel quale è
cresciuto, lasciando profonde ferite nell'animo del poeta che, per
superarle, le elabora in poesia.
Lasciato il liceo di Urbino, Pascoli può continuare gli studi a
Firenze grazie all'interessamento di un suo professore.
Allievo di Carducci, Pascoli si laurea con una tesi sul poeta greco
Alceo e vive nella cerchia ristretta dell'ambiente creatosi attorno
al grande poeta negli anni più movimentati della sua vita.
Nel 1875 perde la borsa di studio e con essa l'unico mezzo di
sostentamento su cui poteva contare.
Dopo la laurea, conseguita a Bologna nel 1882, ha inizio la sua
carriera di professore di latino e greco nei licei di Matera e di
Massa e nei suoi spostamenti vuole con sé le sorelle minori Ida e
Maria, nel tentativo di ricostituire il primitivo nucleo familiare.
Costretto dalla sua professione di docente universitario a lavorare
in città come Bologna, Firenze e Messina, Pascoli considera la sua
vita in città solo un momento di assenza dal suo mondo di origine,
quello agreste.
Pascoli, mentalmente, non esce mai dal suo "paradiso perduto", che
vagheggia e costruisce in versi, proteggendolo dal minaccioso
disordine esterno, innominato e oscuro, privo di riferimenti e di
identità, come lo era stato l'assassino di suo padre.
Intanto inizia la collaborazione con la rivista «Vita nuova», su cui
uscirono le prime poesie di Myricae (la raccolta continuò a
rinnovarsi in cinque edizioni fino al 1900).
Nel 1894 è chiamato a Roma per collaborare col Ministero della
pubblica istruzione; nella capitale pubblica la prima versione dei
"Poemi conviviali" (Gog e Magog).
Nel 1895 si trasferisce con la sorella Maria nella casa di
Castelvecchio, che diventa la sua residenza stabile dopo averla
acquistata col ricavato della vendita di alcune medaglie d'oro vinte
nei concorsi.
Dal 1897 al 1903 insegna latino all'università di Messina,
Pascoli, che si interessa anche al mondo scientifico europeo,
seguendo le più recenti acquisizioni scientifiche dovute al
perfezionamento del microscopio e della sperimentazione di
laboratorio, fa letture approfondite di testi
scientifico-naturalistici favorendo quell'attrazione per il
microcosmo così caratteristica del romanticismo decadente di fine
Ottocento.
Nel 1905 Giovanni Pascoli ottiene la cattedra di letteratura
all'università di Bologna succedendo a Carducci.
Pascoli, anche commentatore e critico dell'opera di Dante, dirige la
collana editoriale "Biblioteca dei Popoli".
La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale con
endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità.
Nel 1912 muore a causa di un cancro all'addome a Bologna e viene
sepolto nel cimitero di Castelvecchio di Barga.
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