Prassitele a Tebe

Prassitele: Eracle combattente Dal 364 al 361 a.c. Prassitele fu incaricato di decorare i frontoni del tempio di Eracle a Tebe con una scena raffigurante le 12 fatiche.

Èracle ("gloria di Era") è un eroe della mitologia greca, corrispondente alla figura della mitologia romana.

Le sculture furono presto spostate a Roma, per adornare le residenze imperiali sul colle Esquilino. Fu lì che la figura di Eracle in lotta contro la mitica regina Ippolita venne alla luce.

Era a cavallo, ma fu afferrato per i capelli dalla mano sinistra di Eracle, mentre con la destra brandiva una clava di bronzo.

La postura di Eracle è simile a quella di un guerriero armato di spada raffigurato mentre attacca un'amazzone in un rilievo del Tempio di Apollo a Basse (c.400 a.c.).

Il tronco e il piedestallo di Eracle, ora nel Palazzo dei Conservatori a Roma, è ricostruito, ma incorpora i contorni antichi sotto ciascuno dei piedi, che sono stati attraversati da morsetti in bronzo.

Questo sistema fu anche utilizzato da Skopas per affrancare le sue figure ai frontoni del tempio di Tegea.

La forma distorta del busto e del volto dimostrano il fatto che fu inizialmente destinato ad essere osservato dal basso. Il torso, come è ora, è troppo ampio e le due metà del viso sono diverse, ma entrambe le caratteristiche originariamente erano compensate dalla diversa prospettiva.

La scultura fu scolpita da un unico blocco di marmo del monte Pentelikon, il materiale preferito dagli artisti ateniesi. La dinamica della modellazione segue la tensione ininterrotta degli arti e, come sempre, Prassitele dà un certo senso d'immediatezza alle azioni della figura.

La fredda aggressività di Eracle fu più tardi stemperata da altri scultori, come Antistene che invece lo rappresentò meditativo e malinconico.

Prassitele: Afrodite di Cnidus
Afrodite di Cnidus

Prassitele: Apollo
Apollo

Prassitele: Venere di Doidalsas
Venere di Doidalsas





I Bronzi di Lisippo

Lisippo: il pugile Lisippo era a conoscenza del sistema "antitetico" che incarnava la teoria pitagorica dei contrasti: destra e sinistra. riposo e movimento, rette e curve, luci e ombre.

Ciò può essere notato nella spirale ascendente della figura di un corridore che incorona se stesso con il ramo olimpico di ulivo, che è tipico dei movimenti rotanti spesso ritratti nelle statue di Lisippo.

Sulla superficie dell'originale, ora nel Paul Getty Museum di Malibu, c'è un eccellente gioco di luci e ombre.

Impronte di cera all'interno della statua rivelano che le proporzioni della figura giovanile sono state modificate per trasmettere un senso di coraggio: il collo era stato allungato e il braccio destro forzato verso l'alto.

C'è una sensazione di tensione sul lato destro del corpo, con la gamba destra che regge il peso, in contrasto con il lato sinistro, con la gamba rilassata e il braccio appoggiato su un ramo di palma (andata persa).

La capacità di Lisippo di rappresentare i problemi sociali e politici attraverso suggestive espressioni scultoree, non comunicabili col semplice linguaggio, conferma il suo impegno nella propaganda dinastica dei Macedoni, tramite la sua rappresentazione di Alessandro con la lancia.

Il basamento raffigurante le storie di Polidamante era destinato a sostenere una figura seduta, come il bronzo del pugile, ora nel museo nazionale di Roma.

Lisippo: il pugileLa statua era ideata per trasmettere la sensazione di possedere poteri curativi, tant'è vero che il suo piede fu eroso dal continuo tocco dei devoti.

Il talento di Lisippo e la sua meticolosa tecnica sono evidenti nelle dita che sembrano essere rivestite di pelle così sottile da mostrare le sottostanti articolazioni. Così come sulla fascia del polso la fitta serie di punti ne sottolinea le cuciture.

L'immediatezza visiva è trasmessa dalle bende di bronzo rosso sulla gamba e sul braccio destro - gocce di sangue che sono cadute dalla faccia del pugile - e la perdita dei denti superiori che gli ha deformato il labbro.

Il suo respiro emerge sotto i baffi e c'è un livido sotto l'occhio, creato con un grumo applicato separatamente in lega più scura.

Lisippo divenne famoso per i suoi riferimenti alla sordità. Danni all'orecchio e scarso udito sono impliciti in questo lavoro, insieme ad una sensazione di stanchezza, suggerita dalla brusca svolta della testa del pugile.

Secoli dopo, Goya, anch'esso sordo, ricreò il movimento del pugile di Lisippo nella sua terrificante immagine del Gigante.


Lisippo: Apossimeno
Lisippo: Apossimeno

Lisippo: giovane uomo
Lisippo: Giovane uomo

Lisippo: Ercole Farnese
Lisippo: Ercole Farnese




Da Lisippo a Michelangelo

Lisippo Fatiche di Eracle Le fatiche di Eracle


Il senso di movimento nelle ultime opere di Lisippo fu ripreso da Michelangelo, il cui debito verso lo scultore greco è stato solo recentemente riconosciuto.

Dato che le divinità del politeismo furono ripetutamente utilizzate nell'immaginario cristiano, è difficile identificare i modelli originali usati da Michelangelo, tanto più che il suo desiderio di originalità si accompagnò alla necessità di nascondere la sua ispirazione originaria a causa del rischio di censura.

La figura di Giovanni Battista dal suo Giudizio Universale nella Cappella Sistina, chiaramente derivata da Eracle in riposo, ora a Palazzo Pitti, porta l'iscrizione "Opera di Lisippo".

Michelangelo aveva l'ambizione di creare un monumento simile al grande Zeus di Lisippo descritto da Plinio.

A chi gli chiedeva di chi si sentisse successore lui rispondeva che il suo "ispiratore" era stato il Torso del Belvedere (raccolta di Pio-Clementino), anche se è improbabile che si rendesse conto che questo busto riproduceva un bronzo ellenico ispirato da Lisippo (Ercole in meditazione).

La sua confessione suggerisce che Michelangelo conoscesse la risposta che diede Lisippo alla stessa domanda, come riportato da Cicerone, ovvero che il suo "ispiratore" era stato il Doriforo, un altro capolavoro scultoreo che si collocava alla fine dello stile "manierista" che precedette il "barocco" ellenico.

Decorazioni su un sarcofago mostranti la fatiche di Eracle sono simili ad un ciclo creato da Lisippo in bronzo a Alizia nel 314 a.c. e poi portati a Roma. La somiglianza stessa di Eracle è costantemente ripetuta nel Giudizio Universale di Michelangelo.

La figura di san Pietro ripete la tridimensionalità di Eracle in lotta con il toro cretese, che riflette l'Apoxyomenos.

La più importante tra le figure risorte e assunte in cielo è quella il cui ginocchio piegato, il busto contorto e il braccio elevato riecheggia l'Eracle in ginocchio sopra il Cervo arcadico.

Il nudo ascendente, le mani giunte dietro la schiena e la testa girata nella direzione opposta, combina due altre immagini di Eracle: l'eroe che uccide gli uccelli Stinfali, e s'allontana dopo la pulizia delle stalle di Augia.

Ci sono anche riferimenti ad Eracle nella figura benedetta sovrastante due devoti che stanno stringendo un rosario (simile ad Eracle chino sul corpo di Ippolita) e la mistica corona, che evoca la cintura sequestrata all'amazzone.



Lisippo dopo Alessandro

Lisippo: Ermes mentre slaccia un sandalo Caravaggio san matteoLisippo: Ermes mentre si slaccia un sandalo

Dopo la morte di Alessandro, Lisippo si schierò con le città greche in lotta per l'indipendenza.

La sua statua di Chilone ad Olimpia era un omaggio alla Lega achea (una confederazione di città greche e achee). A Sikyon, la sua statua di Praxilla commemora una figura letteraria e musicale al tempo in cui le glorie locali erano celebrate dopo la liberazione dal giogo macedone.

La torsione del corpo del flautista corrisponde a quello di Apoxyomenos, in cui il braccio destro proteso accentua la sensazione di movimento.

In seguito alla caduta di Sikyon per mano di Cassandro, Lisippo torna all'ovile macedone (317-314 a.c).

Il suo Sileno con Dioniso infante corrisponde all'Eracle a riposo, mentre la posa di Ermes, mentre slaccia un sandalo, riapparve nel ritratto di San Matteo del Caravaggio, che si volta al suono dell'angelo messaggero.

Fino al Medioevo bizantino, il colossale Eracle a riposo portato da Taranto a Roma e Costantinopoli fu attribuito a Lisippo, l'ultimo artista della tradizione classica. Nel Satyricon, Petronio ironizza sul fatto che Lisippo si lasciò morire di fame mentre lavorava alla statua.






L'arrivo dell'ellenismo

In circa 324bc, un furioso dibattito sul destino dell'arte scoppiò alla corte babilonese di Alessandro Magno, che aveva attirato ogni sorta di artista e artigiano.

Quando gli esponenti più apprezzati della scuola di Atene e di Sicione tentarono di catturare l'immagine reale, Stasicrate, nativo della Bitinia, ha descritto i loro sforzi come "miserabili e disonorevoli".

Egli ha dichiarato che l'uomo era ormai in grado di mettere la propria impronta sulla natura, con riferimento a un progetto per intagliare le caratteristiche di Zeus sul monte Athos, che non fu mai realizzato.

In Macedonia, le spedizioni orientali di Alessandro avevano ampliato la tavolozza degli artisti, introducendo colori naturali a lunga durata: il nero e ocra, sfumature di gialli brillanti, il verde dalla malachite ed un rosso luminoso dal cinabro, un prezioso minerale.

Nella decorazione di una tomba di Aineia, un affresco all'interno di una cassa di pietra mostra alloggi di donne in una casa. Ombre spioventi danno una sensazione di solidità del muro distante, creando un confine illusorio per gli oggetti appesi o appoggiati alla cornice.

L'influenza e la tecnica dell'artista stava chiaramente cambiando.

I tre secoli che vanno dalla morte di Alessandro il Grande nel 323 a.c. e la battaglia di Azio del 31 a.c., quando Ottaviano sconfisse l'Egitto, sede dell'ultima monarchia di origine macedone, videro l'ascesa della cultura ellenistica.

Questo termine è usato sia per riferirsi agli sviluppi artistici che agli eventi politici. Le sue radici stanno nel verbo greco antico "ellenico", che si riferisce alla capacità di quella cultura di imporsi sulle altre.

Corsa di carri Corsa di carri



Durante il complesso periodo ellenistico, che ebbe diverse fasi, la lingua e le usanze greche erano dominanti.

Fino alla battaglia di Ipsus (323-301 a.c.), i Diadochi (eredi diretti di Alessandro), assicurarno la sopravvivenza della tradizione classica.

Lisippo, l'unico dei grandi scultori contemporanei sopravissuto in Macedonia, è stata particolarmente importante.

Egli disseminò circa 1.500 bronzi in una vasta area che va dal Peloponneso alla Macedonia, da Atene alla Acarnania, ed anche in luoghi lontani come la Magna Grecia. Nessun artista del tempo si spinse oltre.

I suoi figli e allievi - che collaborarono a perpetuare il suo lavoro - e gli allievi di altri grandi maestri sono stati gli ultimi sopravvissuti di un'epoca passata.

Kephisodotos e Timarco, figli di Prassitele, realizzarono sul sarcofago di Abdalonymos, il re di Sidone, un ritratto del drammaturgo Menandro e un gruppo dei primi epicurei.

Lo spirito di Eufranore visse nella pittura e nella scultura in bronzo di Sostratos.

Questi tenaci sopravvissuti promossero l'ideale classico in stele funerarie, o tavole, la cui produzione fu interrotta da Demetrio Phalereos, governatore di Atene dal 317 a.c. al 307 a.c.

Vergina era il luogo di uno dei più grandi monumenti creati dai successori di Alessandro: la tomba di suo figlio Alessandro IV, che regnò fino al 310 a.c. All'interno della tomba, il fregio dipinto di una corsa di bighe mostra una forte influenza attica.

La gara si svolge su terreni irregolari contro un cielo blu, i carri da guerra sono accorciati in modo da rendere l'idea del sorpasso. Un uso sapiente delle ombre aumenta il senso di profondità, mentre lunghe pennellate brune alle vesti degli aurighi danno un senso di chiaroscuro.



Il vero volto di Alessandro

Alessandro come Zeus Re di Macedonia prima d'aver compiuto vent'anni, Alessandro il Grande (356-323 a.c.) diffuse la cultura greca ben oltre i suoi confini geografici.

Allievo di Aristotele, fu un grande studioso e contribuì a promuovere la conoscenza e l'apprendimento.

Qualsiasi tentativo di cogliere il vero aspetto e il carattere di Alessandro dai dipinti e dalle sculture contemporanee è problematico. Busti del re danno una vaga impressione dei suoi lineamenti, ma differiscono dalle relazioni scritte, che sono considerate affidabili e forniscono maggiori dettagli sulle caratteristiche del viso di Alessandro.

Lisippo svolse un ruolo decisivo nel trasformare l'immagine del leader macedone da adolescente scontroso a sublime eroe. La sua pratica di infondere nei suoi lineamenti un forte senso d'armonia fu portata avanti da un certo numero di scultori che vollero elevare l'imperatore ad un livello sovrumano.

L'immagine romantica di Alessandro descritto come esploratore dell'ignoto, leader e statista eccezionale spinse a raffigurazioni di lui a livello divino e sovrumano.

La pittura fu l'unico mezzo in cui questa pratica lasciò il passo ad uno stile più realistico.

Matrimonio di Alessandro con Statira Apelle, per esempio, era felice di assegnare il trono e i fulmini di Zeus ad Alessandro, senza tuttavia lasciarsi eccessivamente influenzare dal contesto mitico, nella sua ricerca della verità individuale.

In alcune opere rinvenute a Pompei, Alessandro era raffigurato di statura bassa e lineamenti irregolari.

Queste immagini furono spesso copiate dagli originali di maestri che vivevano vicino alla città.

Altri ritratti di Alessandro, che suggeriscono un aspetto meno divino, comprendono un affresco basato sul matrimonio di Alessandro e Rossana, un mosaico della battaglia di Isso attribuito a Filosseno, e il matrimonio di Alessandro con Statira visti come Ares e Afrodite.

In quest'ultima opera la moglie è più alta del marito, che possiede un volto dai lineamenti piuttosto pesanti.

La barba, erroneamente inserita in molte altre rappresentazioni di Alessandro (come nei vasi del pittore Dario trovati in Puglia), qui è assente. Tale evidenza suggerisce che una reale documentazione fu molto più importante per molti artisti della più simbolica rappresentazione tradizionale della nobiltà.






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