L'ULTIMO ADDIO

Ugo Foscolo - L'Ultimo Addio

T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor
di un amore che non si può concepire
che da me solo. E' poco prezzo,
o mio angelo, la morte per chi
ha potuto udir che tu l'ami,
e sentirsi scorrere in tutta
l'anima la voluttà del tuo bacio,
e pianger teco - io sto col piè
nella fossa; eppure tu anche
in questo frangente ritorni,
come solevi, davanti a questi occhi
che morendo si fissano in te,
in te che sacra risplendi
di tutta la tua bellezza...
Io muoio... pieno di te,
e certo del tuo pianto...




ALLA SERA

Ugo Foscolo - Alla sera

Forse perché della fatal quiete
Tu sei l'immago a me sì cara vieni
0 sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
E mentre lo guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.




A FIRENZE

Ugo Foscolo - A Firenze

E tu ne' carmi avrai perenne vita
Sponda che Arno saluta in suo cammino
Partendo la città che del latino
Nome accogliea finor l'ombra fuggita.
Già dal tuo ponte all'onda impaurita
Il papale furore e il ghibellino
Mescean gran sangue, ove oggi al pellegrino
Del fero vate la magion s'addita.
Per me cara, felice, inclita riva
Ove sovente i piè leggiadri mosse
Colei che vera al portarnento Diva
In me volgeva sue luci beate,
Mentr'io sentia dai crini d'oro commosse
Spirar ambrosia l'aure innamorate.




IO NON INVIDIO

Ugo Foscolo - Io non invidio

Io non invidio ai vati
Le lodi e i sacri allori,
Nè curo i pregi e gli ori
D'un duce o d'un sovran.
Saran miei dì beati
Se avrò il mio crine cinto
Di serto vario-pinto
Tessuto di tua man.
Saran miei dì beati
Se in mezzo a bosco ombroso
Il volto tuo vezzoso
Godrommi a contemplar.
Che bel vederci allora
Mille cambiar sembianti,
E direi: O cori amanti,
Cessate il palpitar







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Ugo Foscolo biografia

Niccolò Ugo Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Turnham Green, Londra, 10 settembre 1827) è stato un famoso poeta italiano. Nasce da Diamantina Spathis e Andrea Foscolo (chirurgo di Vascello e dal 1874 direttore dell'ospedale di Spalato), ed ha una sorella e due fratelli, entrambi morti suicidi.

La morte del padre, nel 1788, lascia la famiglia in difficoltà economiche. Abbandonata l'isola natale con i fratelli minori, nel 1792, raggiunge la madre a Venezia. L'indigenza impedisce al giovane di frequentare studi regolari ma, come autodidatta, riesce ad assimilare una vastissima cultura.

Venezia appare a Ugo come una vera patria, che gli offre in pochi anni, curiosità ed entusiasmo letterario e facile successo amoroso con la bellissima contessa Isabella Teotocchi.

La contessa ama circondarsi di uomini di lettere: Ippolito Nievo volle chiamarla Temira, dal nome dell'eroina del Tempio di Cnido di Montesquieu, e con quel nome, Foscolo la ricorda nell'abbozzo Sesto tomo dell'io, quale esperta introduttrice ai misteri dell'amore e attenta, allo stesso tempo, nel non lasciarsi intrappolare in una passione troppo esclusiva.

Arrivano i primi successi letterari, prima il poemetto "La giustizia e la pietà", commissionatogli per celebrare il reggente di Chioggia, poi la tragedia "Tieste" (rappresentata per la prima volta nel 1797).

Sostenitore delle idee rivoluzionarie venute dalla Francia, Foscolo è sospettato dal governo della Serenissima e, nel 1796, deve rifugiarsi sui colli Euganei, dove scrive un romanzo epistolare ("Laura") e dove compone una tragedia di ispirazione alfieriana: "il Tieste".

Allontanatosi da Venezia, Foscolo si reca a Bologna, dove si arruola tra i "cacciatori italiani" della Repubblica Cispadana. Altro piccolo trionfo è l'ode A Bonaparte liberatore, pubblicata nel maggio 1797 a spese della città di Bologna.

Nell'estate del 1797 Foscolo torna a Venezia, dove assume la carica di segretario della Municipalità, riprende le sue esortazioni con l'ode Ai novelli repubblicani «contro il furore della licenza prima motrice di tirannia», composta proprio nell'ottobre in cui Napoleone Bonaparte cede Venezia all'Austria nel Trattato di Campoformio.

Questo "tradimento" costringe Foscolo a rifugiarsi a Milano, chiedendo la cittadinanza della Repubblica Cisalpina. S’invaghisce senza fortuna di Teresa Pichler, moglie di Vincenzo Monti, e si spinge persino ad un tentativo di suicidio.

Quindi parte per Bologna, forse anche per sfuggire a quel ricordo, dove trova impiego in tribunale, collabora al Monitore Bolognese e al Genio Democratico e pubblica un'opera di ampio respiro: Ultime lettere di Jacopo Ortis .

Con la vittoria di Napoleone a Marengo (1800), Foscolo torna a Milano dove è nominato capitano ed inviato in Toscana. Qui conosce Isabella Roncioni, già fidanzata al marchese Bartolomei. Tale situazione gli ispira molte pagine dell'Ortis. Tornato a Milano, il poeta si innamora di Antonietta Arese Fagnani, per la quale scrive All'amica risanata, seconda ode celebrativa della bellezza, nella quale la Fagnani diviene dea e la Bellezza appare come unico ristoro della vita infelice.

L'esercito austro-russo invade l'Italia settentrionale, e lui si arruola come ufficiale, combattendo a Cento, alla Trebbia, a Novi, a Genova assediata. La disgrazia sopravvenuta ad una bella signora, gli ispira A Luigia Pallavicini caduta da cavallo.

Tra il 1801 e il 1802, a Milano, esegue il rifacimento di Ultime lettere di Jacopo Ortis e si fa prendere da una violentissima passione per Antonietta Fagnani Arese.

Tra il 1804 ed il 1806, Foscolo vive in Francia, come capitano del corpo di spedizione che avrebbe dovuto sbarcare in Inghilterra. Nel frattempo studia l'inglese ed ha una relazione con Fanny Emeritt, una signora inglese dalla quale ha una figlia, Mary (Floriana). Durante il soggiorno in Francia.

Nel 1806, con lo scioglimento del corpo di spedizione, può ritornare a Milano, dove, un tentativo di critica al governo, gli ispira Dei sepolcri.

La rievocazione dell'antica armonia della poesia, che perpetua nei secoli figure, passioni e miti, è il sogno che Foscolo persegue fino alla morte. Si insedia alla cattedra di eloquenza italiana all'Università di Pavia.

Il suo non allineamento con i potenti, gli fa perdere l'insegnamento, oltre ad altri problemi, come il mancato matrimonio con Franceschina Giovio, lo scontro con il Monti, il fiasco dell'"Aiace", inducendolo a ritirarsi a Firenze (1812).

Nel 1813 pubblica la traduzione Viaggio sentimentale di Yorick e la Notizia intorno a Didimo Chierico oltre ad una terza tragedia, la Ricciarda, e il carme Le Grazie.

Nel 1813, dopo la sconfitta napoleonica a Lipsia, Foscolo torna a Milano ed indossa nuovamente la divisa, agli ordini di Eugenio Beauharnais. Il 6 aprile 1814, Napoleone abdica.

Nel 1815, Foscolo, che nel frattempo ha preparato il programma del giornale, avrebbe dovuto, come ex ufficiale, indossare la divisa austriaca, ma, per evitare di servire il governo austriaco, il poeta parte in volontario esilio. Non avrebbe mai più rivisto l'Italia.

Si reca quindi in Svizzera, fermandosi a Zurigo, dove ristampa l'Ortis, pubblica i Vestigi della storia del sonetto italiano e conduce a termine l'Ipercalisse contro i propri nemici ed i Discorsi delle servitù d'Italia (incompiuti).

Nel 1816, essendo ricercato come disertore, lascia la Svizzera e raggiunge Londra, dove spera di aver trovato fama e riposo. Presto sopravvengono difficoltà economiche, e, per superarle, Foscolo inizia a collaborare ad alcune riviste letterarie inglesi.

L'opera maggiore del periodo inglese è Lettere scritte dall'Inghilterra, scritto noto anche come Gazzettino del bel mondo. Notevole anche l'attività critica, di cui sono testimonianze i quattro Saggi sopra il Petrarca (1821) ed il Discorso sul testo della commedia di Dante (1825). A Londra il poeta ritrova la figlia naturale Floriana (Mary) che lo assiste fino alla morte, avvenuta nel 1827 a Turnham Green presso Londra.




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