I MIEI INCANTESIMI SONO INFRANTI

Edgar Allan Poe - I miei incantesimi sono infranti
I miei incantesimi sono infranti.
La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare,
ahimè non posso sentire più nulla,
poiché non è nemmeno un'emozione,
questo immobile arrestarsi sulla dorata
soglia del cancello spalancato dei sogni,
fissando in estasi lo splendido scorcio,
e fremendo nel vedere, a destra
e a sinistra, e per tutto il viale,
fra purpurei vapori, lontano
dove termina il panorama nient'altro che Te.




SONETTO ALLA SCIENZA

Edgar Allan Poe - Sonetto alla Scienza
Scienza, vera figlia ti mostri del Tempo annoso,
tu che ogni cosa trasmuti col penetrante occhio!
Ma dimmi, perché al poeta così dilani il cuore,
avvoltoio dalle ali grevi e opache?
Come potrebbe egli amarti? E giudicarti savia,
se mai volesti che libero n'andasse errando
a cercar tesori per i cieli gemmati?
Pure, si librava con intrepide ali.
Non hai tu sbalzato Diana dal suo carro?
E scacciato l'Amadriade dal bosco,
che in più felice stella trovò riparo?
Non hai tu strappato la Naiade ai suoi flutti,
l'Elfo ai verdi prati e me stesso infine
al mio sogno estivo all'ombra del tamarindo?




AL FIUME

Edgar Allan Poe - Al fiume
Bel fiume! Nel tuo limpido flutto
di lucido cristallo, acqua errabonda,
tu sei emblema d'una fulgente
beltà - cuore non disvelato -
piacevole intrico dell'arte
nella figlia del vecchio Alberto;
ma quando la tua onda ella contempla -
che scintilla allora e tremola,
oh, allora il più leggiadro rivo
si fa simile a colui che l'adora:
ché nel cuore di lui, come nel tuo scorrere,
l'immagine di colei è radicata:
in quel cuore che tremola al raggio
di occhi che cercano l'anima.




A ELENA

Edgar Allan Poe - A Elena
Elena, la tua bellezza è per me
come quei navigli nicei d'un tempo
che, mollemente, sull'odorato mare
riportavano il pellegrino stanco d'errare
alla sua sponda natia.
Da tempo avvezzo a disperati mari,
la tua chioma di giacinto, il tuo classico volto,
la tua grazia di Naiade riportano me anche in patria,
a quella gloria che fu la Grecia,
a quella maestà che fu Roma.
Là, nel rilucente vano della finestra,
come statua eretta io ti vedo,
con in mano la tua lampada d'agata!
Ah, Psiche, qui venuta dalle regioni
che son Terra Santa.




IL GIORNO PIÙ FELICE

Edgar Allan Poe - Il giorno pià felice

Il giorno più felice - l'ora più felice
questo mio inaridito cuore ha già conosciuto;
ogni più alta speranza di trionfo e d'orgoglio
sento ch'è fuggita via.
Trionfo? Oh sì, così fantasticavo;
ma da gran tempo svanirono ormai
le visione di quel mio giovanile tempo -
e sia pur così.
E quanto a te, orgoglio, che dirti?
Erediti pure un'altra fonte
quel veleno che approntasti per me -
Ora acquietati, o mio spirito.
Il giorno più felice - l'ora più felice -
che quest'occhi avrebbero visto - hanno già visto,
il rifulgente sguardo di trionfo e d'orgoglio
sento che è spento ormai.
Ma mi fosse pur riofferta quella speranza
di trionfo e d'orgoglio, e con la pena
che allora avvertivo - quella fulgente ora
io non vorrei riviverla:
giacché oscure scorie erano su quelle ali
e, al loro agitarsi, una maligna essenza
ne pioveva - fatale per un'anima
che già l'ha conosciuta.
Gemono: dagli steli delicati
discendono gemme d'eterne lacrime.







Edgar Allan Poe biografia

Edgar Allan Poe nasce a Boston, Massachussetts, il 19 gennaio del 1809. Edgar non conobbe quasi i genitori due attori girovaghi, che scomparvero poco dopo la nascita.

Edgar Allan Poe aveva solo un anno quando venne adottato da un ricco mercante e sua moglie Frances alla quale Edgar si affezionò particolarmente.

Il nuovo padre, John Allan, scozzese, portò il piccolo Edgar per un soggiorno di cinque anni in Inghilterra, dal 1815 al 1820, dove il bambino studiò e si appassionò ai classici.

A solo sedici anni Edgar si iscrisse all'Università della Virginia, a Charlottesville da cui dovette ritirarsi due anni più tardi per l'indisciplina, l'abuso di alcool ed gioco d'azzardo di cui il padre adottivo non si faceva più garante.

Poe, grazie all'aiuto di Frances Allan si rifugia a Boston dove riesce a pubblicare la sua prima raccolta di poesie: "Tamerlane and Other Poems", prima di arruolarsi nel I Reggimento d'artiglieria.

Nel 1829, smobilitato il suo reggimento, Edgar Allan Poe torna a casa per i funerali della signora Allan e viene convinto dal tutore ad entrare nell'Accademia militare di West Point, dal quale viene espulso 8 mesi dopo per insubordinazione.

Questo episodio per John Allan, fu la classica goccia che fa traboccare il vaso: non volle più saperne di Edgar cancellandolo anche dal suo testamento

Poe continua a scrivere ed a pubblicare, ottenendo anche un premio nel 1833 a Baltimora con il racconto Manuscript Found in a Bottle.

Nel 1835, nominato vicedirettore del Southern Literary Messenger d Richmond, pubblica i racconti Berenice, King Pest, Shadow ed altri che ottengono notevole successo fra i lettori.
Negli anni successivi sposa la cugina quattordicenne, Virginia Clemm e pubblica il suo unico romanzo "The Narrative of Arthur Gordon Pym" seguito dalla raccolta di racconti: "Tales of the Grotesque and Arabesque".

In questo periodo Poe è condirettore del Burton's Gentleman Magazine di Philadelphia sul quale apparirà il più conosciuto dei suoi racconti: "The Fall of the House of Usher".

Poe diresse vari giornali dove pubblicò molti dei suoi racconti come "The Murders of the Rue Morgue", il racconto che segnò la nascita del genere poliziesco.

Trasferitosi a New York, pressato dalle ristrettezze economiche e dalla malattia della giovane moglie, moltiplicò le collaborazioni con i giornali sui quali pubblicava i suoi originali racconti raggiungendo una certa celebrità.
Ma nel 1847 Virginia muore lasciando il poeta in preda alla disperazione.

Negli ultimi anni di vita Poe continua a lavorare intensamente, anche se ha abbandonato il sogno di fondare una propria rivista: pubblica una nuova raccolta di racconti e compone i suoi capolavori in versi: Ulalume, Annabel Lee, e The Bells che saranno pubblicati postumi.

Nel 1848 pubblica Eureka, la cosmologia da lui definita '"poema in prosa.

Viene ritrovato in stato di incoscienza. Ricoverato all'ospedale delirante, si spegne qualche giorno dopo, il 7 ottobre 1849, per congestione cerebrale.



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