Dalla Bergamasca alla Venezia rinascimentale: Palma il Vecchio unì grazia e colore creando ritratti e sacre conversazioni che incantarono committenti e artisti
Jacopo Negretti, noto come Palma il Vecchio, nasce a Serina, in provincia di Bergamo, intorno al 1480. È il prozio di Palma il Giovane. Della sua formazione giovanile si conosce poco: probabilmente giunse a Venezia intorno al 1510, quando compare come testimone in un atto notarile. Qui si avvicina prima alla pittura di Giovanni Bellini, poi a quella di Giorgione e Tiziano.
Durante la sua epoca Palma è un pittore molto affermato. Rimane firmata solo una sua opera, una Madonna oggi conservata a Berlino. Giorgio Vasari lo elogia arrivando ad affermare che persino l’arte di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti si deve anche al suo contributo. Amico e concorrente di Lorenzo Lotto, Palma cerca la protezione di mecenati facoltosi, producendo un’ampia quantità di dipinti, alcuni dei quali a lungo attribuiti ad altri autori.
Secondo le fonti, la sua prima formazione avviene con il bergamasco Andrea Previtali, per poi perfezionarsi con Giovanni Bellini e Giorgione. Frequenta anche Tiziano, che si innamora di sua figlia Violante. Lavora in modo costante, alternando temi mitologici, sacri e una raffinata ritrattistica.
Nella fase giovanile realizza dipinti mitologici come il Concerto campestre e Venere e Cupido. Successivamente si dedica a soggetti sacri, creando pale d’altare e Sacre Conversazioni. In queste opere — come quelle della Collezione Thyssen a Lugano, della Galleria degli Uffizi a Firenze e del Kunsthistorisches Museum di Vienna — dimostra grande scioltezza compositiva e toni sereni.
Palma si distingue soprattutto per i ritratti. Tra i più celebri vi è il Ritratto dell’Ariosto (National Gallery di Londra), dove emergono evidenti influssi giorgioneschi. Realizza anche numerosi ritratti di giovani donne bionde, come la celebre Fanciulla in profilo del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
A seconda del committente Palma adatta il proprio stile: per la Chiesa predilige un linguaggio veneziano tradizionale, con fondi alla Bellini e attenzione alla Sacra Famiglia; per committenze private ricerca intimità, divino e linearità più vicine a Lorenzo Lotto.
Tra le opere più note si ricordano Tre sorelle di Dresda, la Santa Barnaba di Santa Maria Formosa a Venezia e la grandiosa Assunzione della Vergine alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Quest’ultima esprime grande serenità e armonia: Maria è avvolta in una luce dorata, Gesù siede in grembo con veste rossa e blu, mentre San Giuseppe, Santa Caterina e San Giovanni Battista completano la scena. Sullo sfondo un paesaggio con castello e imbarcazioni, probabilmente dipinto da Tiziano per completare l’opera rimasta incompiuta alla morte di Palma.
La pittura di Palma il Vecchio unisce grazia e colore con una serenità classica, affermandosi come uno dei vertici della scuola veneziana del Rinascimento. Muore a Venezia nel 1528.
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