Anche chi si dedica alla cura della casa e della famiglia ha diritto alla tutela previdenziale. Come si accede alla pensione casalinghi?
Il lavoro domestico gratuito è spesso sottovalutato e coloro che si occupano della cura della casa e della famiglia non godono degli stessi diritti degli altri lavoratori. Questo divario è evidente soprattutto in ambito previdenziale, perché la mancanza di retribuzione e di contribuzione impedisce la possibilità di usufruire di un assegno pensionistico.
Più volte si è parlato dell’introduzione di un bonus per casalinghe e casalinghi ma, al momento, non esiste una prestazione dedicata esclusivamente a tale categoria di soggetti. Ci sono delle forme di sostegno economico, come l’Assegno Sociale e l’Assegno di Inclusione, ma si tratta di misure generiche e non specifiche per casalinghe e casalinghi. Per questa categoria, però, è istituito un apposito Fondo. Come si accede?
Chi svolge lavoro domestico a titolo gratuito e ha un’età compresa tra i 16 e i 65 anni può iscriversi al Fondo di previdenza volontaria per casalinghe e casalinghi dell’INPS. Si tratta di uno strumento assicurativo volontario, destinato a chi non percepisce retribuzione e non è coperto da contributi previdenziali obbligatori. Di conseguenza, l’adesione comporta il versamento volontario dei contributi, in modo tale da costruire, con gli anni, una pensione che tenga conto proprio di tali versamenti.
Per il riconoscimento di un anno di contribuzione, è necessario pagare almeno 309,84 euro all’anno (se si vuole aumentare l’ammontare della pensione, è possibile versare anche una somma maggiore). Dopo 5 anni di contributi si può ricevere la pensione di vecchiaia, se si hanno almeno 57 o 65 anni di età. Per chi è in possesso di tutti i requisiti sanitari richiesti, è prevista anche una pensione di inabilità. Anche se si tratta di una misura fondamentale, non contempla un trattamento minimo e, di conseguenza, la pensione potrebbe essere molto bassa se i contributi sono pochi o discontinui.
Ci sono, poi, delle agevolazioni riconosciute a livello regionale e comunale, come corsi di formazione per chi ha intenzione di reinserirsi nel mondo del lavoro dopo essersi dedicato solo alla famiglia. Si tratta, però, di interventi insufficienti, che non danno davvero valore al lavoro domestico. Una mancanza che non è più ritenuta accettabile, visto che, secondo gli ultimi dati ISTAT, in Italia più del 90% dei soggetti tra i 20 e i 74 anni si occupa della casa per più di tre ore al giorno, senza percepire alcuna retribuzione. Considerando che anche la Costituzione italiana sancisce il ruolo sociale ed economico di questo lavoro, si tratta di un’attività che necessita di adeguata tutela. Nei prossimi anni, si attende un’idonea previsione normativa, che ridia dignità a tale categoria di lavoratori.
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