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Invasione di Serpenti Marini a Ibiza: Una Tragedia Ambientale che Minaccia le Lucertole delle Baleari

Un corpo chiaro taglia l’acqua tra Ibiza e l’isolotto di Santa Eulària. Pochi minuti di nuoto, 450 metri appena, e un confine che credevamo sicuro si dissolve. È un’immagine che resta addosso: la natura che si reinventa, ma anche un campanello d’allarme per tutti noi.

Il video, girato ad aprile 2024 da una guardia ambientale, mostra un serpente che attraversa il braccio di mare davanti a Santa Eulària. Non è un’apparizione rara per chi vive l’isola ogni giorno, ma vederlo così, in campo aperto, sposta qualcosa. Quel nuoto ostinato dice che i rifugi stanno finendo. E che la tragedia ambientale evocata dagli studiosi non è uno slogan.

C’è una precisazione necessaria. Non parliamo di veri “serpenti marini”. Sono ofidi terrestri abili nel nuoto, arrivati a Ibiza negli ultimi anni. Il principale è il colubro ferro di cavallo, Hemorrhois hippocrepis. Insieme, in misura minore, ad altri colubridi. Hanno trovato qui un paradiso senza grossi predatori. E prede lente, fiduciose, spesso diurne.

Il cuore del problema ha un nome: la lucertola delle Pitiuse, la celebre Podarcis pityusensis. È una specie endemica, simbolo di colore e resistenza, presente a Ibiza, Formentera e in molti isolotti. Regola gli insetti, disperde semi, tiene in equilibrio micro-ambienti preziosi. Laddove i predatori invasivi mettono radici, le lucertole delle Baleari crollano. In alcuni siti, dicono i monitoraggi locali, la scomparsa avviene in pochi anni.

I serpenti non sono arrivati “da soli”. Hanno viaggiato, secondo ricostruzioni ormai consolidate, nascosti nelle zolle di grandi ulivi ornamentali importati dalla penisola iberica. Poi si sono diffusi lungo strade e giardini, approfittando di muretti, discariche verdi, cantieri. Da tempo le autorità e le associazioni posano trappole, rimuovono individui, formano squadre con cani addestrati. I bilanci parlano di migliaia di esemplari catturati dal 2016 in poi. È un lavoro costante, ma non risolutivo. E la scena di Santa Eulària lo conferma: gli isolotti, ultimi santuari delle lucertole, non sono più irraggiungibili.

Come siamo arrivati qui

Il quadro è chiaro. Cambiamenti rapidi del paesaggio. Più urbanizzazioni vicine alla costa. Aumenti di traffico nautico tra cale e scogliere. Le barriere ecologiche che separavano habitat si sono assottigliate. I serpenti sanno sfruttare l’occasione: seguono odori, approdano su rocce basse, cacciano tra cespugli di lentisco e ginepro. Sull’isola principale hanno già ridotto in modo marcato alcune popolazioni di biodiversità locale; sugli isolotti, dove le lucertole sono più ingenue e concentrate, l’impatto può essere fulmineo.

Cosa si può fare adesso

Servono interventi pratici e verificabili. Trappole a imbuto rinnovate e più diffuse nelle aree di transito. Recinzioni temporanee in punti sensibili. Controllo rigoroso delle importazioni di piante con zolla. Campagne coordinate tra Comune, Governo balearico e operatori turistici. Coinvolgimento dei residenti: giardini meno “accoglienti” per i serpenti, niente cumuli di potature, segnalazioni tempestive. La scienza chiede anche monitoraggi genetici, per capire rotte e velocità di colonizzazione. È importante dirlo: non esistono dati certi su una “soglia di sicurezza”. Qui si lavora sul tempo guadagnato, isola per isola.

C’è un’immagine che torna quando cala il sole a Ibiza. Le pietre ancora calde, il frinire degli insetti, una lucertola verde che attraversa il sentiero. La guardi e pensi che custodire un luogo, a volte, significa difendere gesti minuscoli. Quanti metri d’acqua vale una specie? E quanto siamo disposti a cambiare le nostre abitudini per tenerla con noi?

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