Una Riforma Globale per il vero cambiamento

La situazione umana (Eric Fromm)

Per quanto riguarda il corpo e le funzioni fisiologiche l’uomo appartiene al regno animale.

Il comportamento animale è determinato dagli istinti, ovvero da azioni a loro volta determinate da strutture neurologiche ereditarie.

Quanto più è alto il posto occupato dall’animale nella scala evolutiva, tanto meno completo risulta l’adattamento strutturale alla nascita. Con l’intelligenza, cioè l’uso del pensiero per raggiungere le mete desiderate, l’animale può andare oltre i complessi di azioni dettate dal solo istinto.

Quando l’animale trascende la natura dell’istinto, nasce l’Uomo.

Questa nuova forma di animale emancipato porta in sé nuove componenti che scaturiscono dal pensiero: consapevolezza di sé, ragione e immaginazione.

Queste componenti lo pongono in contrasto con la natura dell’istinto.

Egli è ancora parte della natura, soggetto alle sue leggi fisiche e incapace di modificarle, ma trascende il resto della natura, cioè va oltre lo schema rigido della natura stessa.

Ha la consapevolezza della propria individualità opposta al resto della natura, pur rimanendo parte del tutto.

Così conosce la sua sprovvedutezza e le limitazioni della sua esistenza, fino a prevedere la sua stessa fine: la morte.

Non può liberarsi del suo corpo così come non può liberarsi della sua mente.

La ragione, sommo bene dell’uomo, è anche la sua maledizione. Essa lo costringe a lottare perennemente per risolvere un’insolubile squilibrio. Non può retrocedere alla condizione preumana di armonia con la natura, ma deve andare avanti per sviluppare la sua ragione fino a divenire padrone della natura e di sé stesso.

L’Uomo è il solo animale che possa annoiarsi.

Alla nascita l’uomo non ha strumenti che sostituiscano "gli istinti perduti”. L’uomo nasce nudo e indifeso.

E’ caduto "fuori” dalla natura e tuttavia vi è ancora "dentro”: egli è in parte divino e in parte animale.

La necessità di trovare sempre nuove soluzioni alle contraddizioni della sua esistenza, di trovare sempre più alte forme di unità con la natura, con i suoi simili e con sé stesso è all’origine di tutte le energie psichiche che determinano l’uomo e di tutte le sue passioni, affetti e preoccupazioni.

L’animale è contento quando i suoi bisogni fisiologici, fame, sete, bisogni sessuali, sono soddisfatti. Anche per l’uomo, in quanto animale, questi bisogni sono altrettanto imperativi e devono essere soddisfatti. Ma la soddisfazione di questi bisogni istintivi non è sufficiente a farlo felice e nemmeno a farlo sano di mente.

Il parto è dunque soltanto l’inizio di una nascita in senso più lato.

Tutta la vita di un individuo non è altro che il processo di far nascere sé stesso; in realtà noi dovremmo essere completamente nati quando moriremo, benché sia tragico destino della maggior parte degli uomini morire prima di esser nati.

Ogni passo verso l’esistenza umana è spaventoso. Esso significa sempre lasciare una situazione sicura e relativamente nota per una non ancora conosciuta.

Non siamo mai liberi dalle due tendenze contrastanti: quella di uscir fuori dal grembo materno, di passare da una forma animale di esistenza ad una maggiormente umana  (dalla schiavitù alla libertà); e l’altra di ritornare al grembo materno, alla natura, alla certezza e alla sicurezza.

Così la vita umana è determinata dall’ineluttabile alternativa tra regressione e progresso, tra il ritorno all’esistenza animale e la realizzazione completa dell’esistenza umana.

Ogni tentativo di tornare indietro è doloroso e conduce a malattie mentali e alla morte fisiologica o mentale, cioè alla pazzia.

Ma anche ogni passo avanti è pauroso e doloroso, fino a che non si raggiunga un certo punto dove paura e incertezza hanno soltanto minori proporzioni.

Le passioni e i bisogni più intensi non sono quelli radicati nel suo corpo, ma quelli radicati nella stessa peculiarità della sua esistenza.

Possedendo nel contempo ragione e immaginazione, egli è cosciente di esser solo e staccato, riconosce la propria impotenza, la propria ignoranza e la casualità della sua nascita e della sua morte.

Non riuscirebbe a sopportare per un solo istante questa sua condizione se non potesse trovare nuovi legami con i suoi simili, che sostituiscano quelli vecchi regolati dagli istinti.

La necessità dell’unione coi suoi simili nasce dunque dalla paura della sua solitudine e debolezza.

Per questo la necessità di unirsi ad altri esseri viventi e di esser loro collegato è un bisogno imperativo dal cui soddisfacimento dipende la stessa salute psichica dell’uomo.

Questo bisogno si esprime in tutti i fenomeni che costituiscono l’intera gamma degli intimi rapporti umani, di tutte le passioni che sono chiamate "amore”, nel più largo senso della parola.

L’unione può essere cercata e raggiunta in diversi modi.

L’uomo può cercare di entrare in armonia con il mondo "sottomettendosi” ad una persona, ad un gruppo, ad una istituzione, a Dio.

In questo modo egli supera l’isolamento della sua esistenza individuale diventando parte di qualcuno o di qualche cosa più grandi di lui e sente la sua identità in rapporto al potere cui è sottomesso.

Un’altra possibilità di vincere l’isolamento si volge in senso opposto; l’uomo può cercare di unirsi al mondo "dominandolo”, facendo in modo che gli altri siano una parte di lui stesso e trascendendo così, per mezzo dell’autorità, la sua esistenza individuale.

In un caso e nell’altro l’uomo perde integrità e libertà. Egli vive sì soddisfacendo la sua sete di collegamento con gli altri, ma soffrendo della mancanza di quell’intima forza e fiducia in sé stesso che sarebbero necessarie per una condizione di libertà ed indipendenza e costantemente minacciato dalla ostilità conscia o inconscia che sorge inevitabilmente dalla relazione simbiotica.

Il realizzarsi della tendenza alla sottomissione (masochista) e della tendenza al dominio (sadistica) non porta mai alla soddisfazione, innescando invece un processo autopropulsore che porta a volerne possedere in misura sempre maggiore.

Il risultato finale è la sconfitta.

In entrambe i casi, infatti, l’uomo diventa dipendente da altri, invece di sviluppare il proprio essere individuale.
Tratto da:
Eric Fromm
Psicanalisi della società contemporanea


Ecco, è da questi presupposti che possiamo partire. Le esigenze del singolo individuo, chiunque esso sia.

Tenendo in mente quanto appena detto, dobbiamo allora pensare a redigere una carta di Diritti e Doveri che sia applicabile ad ogni singolo individuo e quindi estendibile all'intero genere umano.

Questa sarà la premessa e il fondo ispiratore di qualsiasi Costituzione e sistema di governo si voglia redigere.

Ogni legge che non rispetti i diritti e doveri dell'Uomo, sarà una legge sbagliata.

Autore: Enrico Riccardo Spelta

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