automazione e robot contro lavoro umano




Lavoro umano e automazione

Storia pregressa

Il primo storico cambiamento avvenne con l'introduzione del motore (elettrico, a vapore e a scoppio) e con la scoperta e impiego dell'elettricità.

Ciò comportò la rivoluzione del mondo agricolo, grazie all'impiego del trattore nei campi e di altre macchine per la raccolta e sgranatura delle coltivazioni.

Poi ne seguì lo sviluppo industriale, che spostò grandi masse di lavoratori dai campi alle fabbriche.

Il passo successivo fu rappresentato dall'introduzione dell'informatica e dai primi processi di lavorazione robotizzata, che servì ad eliminare le aberranti catene di montaggio.

Situazione attuale

Oggi si progettano funzioni automatiche nei trasporti, ma anche rivolte ad attività inseribili nella vita privata.

Tutto ciò detto in estrema sintesi.

Ma vediamo innanzi tutto in cosa consiste il mondo del lavoro attuale, ovvero quali sono i fabbisogni mondiali di lavoratori nei vari settori di attività e le possibilità prevedibili di automazione, con conseguente perdita di lavoro umano:

Possibile automazione per settore attività

Sviluppo naturale

Il totale di oltre un miliardo di posti di lavoro occorrenti per questi specifici settori di attività, stando alle previste percentuali di prevedibile automazione, porterebbe in qualche decina di anni ad una perdita di 606 milioni posti di lavoro attualmente occupati da esseri umani.

Come tutte le stime ovviamente anche questa è sicuramente molto approssimativa e non è detto che le cose vadano esattamente così, anche perché col progredire della disoccupazione non è facile stimare cosa succederebbe nelle società che disponessero di popolazioni sempre più impoverite perché disoccupate.

Cosa fa presagire che le cose andranno così? Sicuramente il progressivo incremento di macchine automatiche inserite nei vari processi produttivi, così come dagli anni Sessanta del secolo scorso anche l'informatica produsse una considerevole eliminazione di personale, grazie all'avvento in azienda dei calcolatori elettronici. Ma quella fase servì a migliorare le attività aziendali, che potendo ridurre i costi, produssero un forte incremento dei consumi.

Nello stesso tempo si diede sviluppo a tutte le attività indotte e del terziario, che servirono a riassorbire lavoro umano perso dagli automatismi aziendali.

Oggi, invece, l'attenzione si sta rivolgendo sempre più verso attività di massa e verso i lavori più umili, che coinvolgono i singoli individui e non più le sole fabbriche.

Mi riferisco a tutti quegli automatismi oggi in via sperimentale, o già in uso, che molto presto potrebbero eliminare dal settore dei trasporti tutti i guidatori umani, sostituibili da guide autonome, ovvero sistemi robotici in grado di destreggiarsi nel traffico stradale, ferroviario, aereo e marino.

Ci sono già prototipi o addirittura linee autonome di questi mezzi di trasporto:

Linea metrosenza guidatore
metropolitane senza guidatore

Linea ferroviaria senza guidatore
Linee ferroviarie senza guidatore

Taxi a guida autonoma senza guidatore
Taxi con guida autonoma

Consegna pacchi a domicilio via drone
Droni per consegna pacchetti a domicilio

Anche nella vita privata il robot potrebbe entrare pesantemente.

Si stanno studiando soluzioni (o sono già in uso!) per sostituire badanti, cameriere, cuochi, cassiere, ecc. ecc. con robot specializzati in moltissimi diversi incarichi.

Badante robot
Badanti robot

Cameriera robot
Cameriere robot

Senza contare che la robotica e il software sono già entrati persino nel mondo delle creazioni artistiche!

Fatta questa premessa cerchiamo di ragionare sulle conseguenze di questa situazione di sviluppo, se non intervenissero cambiamenti di rotta.

A lanciare l’allarme è la società di consulenza Gartner secondo cui entro il 2025 circa un terzo delle professioni oggi esistenti sarà svolto da robot e macchine.

In soli sette anni quindi molti posti di lavoro non vedranno tute blu o colletti bianchi, ma software e personale di lamiera e plastica.

La ragione primaria va ricercata nell’abbattimento dei costi del lavoro meccanico rispetto a quello manuale umano.

La robotica, resa sempre più sofisticata dal progresso dell’intelligenza artificiale, è uno dei pilastri dell’Industria 4.0, cioè la quarta rivoluzione industriale della storia, che è già in atto ed è inarrestabile.

Nel mirino di questa nuova rivoluzione industriale però non ci sono solo lavori manuali:

i robot sono destinati ad invadere le fabbriche, ma anche banche, supermercati, sale operatorie e il settore dei servizi in genere (autisti, baristi e perfino infermieri).

Ed aggiungo che pure i lavori creativi non sono esenti dal rischio di essere soppiantati!

Di recente è stato dimostrato che i robot sarebbero in grado di scrivere un articolo di cronaca.

Del resto basta guardarsi intorno per rendersi conto che, per alcuni lavori, il processo è già iniziato: pensiamo ad esempio ai distributori self service di carburante o ai caselli autostradali con cassa automatica.

Nel Regno Unito l’allarme è stato preso con serietà tanto che i programmi didattici nelle scuole sono stati aggiornati e adattati per preparare i giovani a competere con la concorrenza delle macchine.

Globalmente, il 49% dei lavori producono salari complessivi annui calcolabili in 16.000 miliardi di dollari.

Metà di questi sono distribuiti tra Cina, India, Stati Uniti e Giappone.

Solo tra Cina ed India, i lavoratori coinvolti sono circa 600 milioni.

Tra i Paesi analizzati da McKinsey c’è anche l’Italia, dove sono coinvolti il 50% dei compiti, per un totale di 11,8 milioni di lavoratori.

In ogni caso, maggiormente risparmiati saranno i lavoratori altamente specializzati, o comunque in possesso di buone competenze tecnologico-digitali, a differenza dei lavoratori a bassa qualifica, che troveranno solamente occupazioni temporanee e instabili (come sta già succedendo, del resto).

I nostri giovani dovrebbero fare nuovi mestieri, come il designer engineer, il cyber security specialist, il business intelligent analyst, il data scientist e data specialist, l’esperto di privacy, il digital architet, il vertical farmer e chissà quali altri.

Tutte nuove professioni che avranno a che fare con la cosiddetta Smart manufacturing, ovvero la raccolta dati tramite web, il loro utilizzo e trattamento, la gestione e progettazione dell’ambiente digitale, la produzione di macchinari e sistemi altamente automatizzati.

Cosa si dovrebbe fare?

Il genere umano è composto in larga misura da persone semplici, di bassa cultura, che devono comunque "passare la giornata".

Il lavoro, è vero, molto spesso schiavizza e non è gratificante, ma ciò non significa che non fare nulla del tutto sia meglio!

Per alcuni accaniti sostenitori della robotica in ogni posto di lavoro il problema non si pone perché secondo loro il lavoro sarà sostituito da un reddito adeguato ed elargito ad ogni persona, che sarà così "liberata" dal lavoro schiavizzante. Non stupisce che a fare queste affermazioni siano giovani cresciuti a merendine  e videogiochi e che di studiare e lavorare non hanno acquisito nessuna voglia!

Da parte mia, poi, ritengo che il reddito di cittadinanza sia pura chimera, economicamente non è realizzabile, così come ritengo che il lavoro sia importante per l'uomo

La società regge sull'equilibrio dei diritti e dei doveri. Ciascuno di noi deve dare un contributo serio e tangibile, per sentirsi in pace con la coscienza e trascorrere con impegno le ore del giorno.

Altrimenti la mente si fossilizza, mancando gli stimoli ci si riduce a larve, in attesa dell'ora di pranzo e di cena.

Non possiamo andare tutti a fare surfing o giocare a scacchi, comporre poesie, scrivere melodrammi, progettare nuove tecnologie, o giocare ai videogiochi.

L'umanità è fatta di persone molto più modeste e l'automazione selvaggia creerebbe facilmente disastri immani, che si potrebbero manifestare con violente ribellioni e sabotaggi delle industrie e degli apparati robotici.

Naturalmente è inutile sperare che la politica affronti seriamente questi problemi e si preoccupi in primo grado di garantire la dignità delle persone, dato che c'è di mezzo la crescita e le potenze economiche, che sono quelle che comandano realmente.

...e per finire un po' di numeri

Robot venduti:
anno 2002: 69.000
anno 2010: 121.000
anno 2018: 400.000

Il 70% di tutti i robot venduti sono distribuiti in 5 paesi: USA 11%, Germania 9%, Cina 25%, Giappone 13% Corea sud 11%

Robot operativi in tutto il mondo: 1 milione e ottocentomila.

L'80% dei robot industriali operano in:
Automotive: 43%
Elettronica: 21%
Metalli: 9%
Chimica: 7%

Entro il 2099 il 70% dei lavori attuali saranno automatizzati, proprio come accadde 200 anni fa con la rivoluzione industriale, quando il 99% dei lavori agricoli furono automatizzati.

Un milione e mezzo di posti di lavoro sono stati creati dai robot nel settore automotive americano.

I COBOT faranno parte di tutti gli aspetti della nostra vita.

I robot possono già disinfettare camere d'ospedale in 10 minuti.

D'ora in avanti tutte le macchine Tesla saranno abilitate per la guida autonoma.

Un'orchestra di robot ha già effettuato una performance a Manchester.

Autore: Enrico Riccardo Spelta
(ottobre 2018)







Robot al lavoro!







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