cacciatori al lavoro




La caccia va fermata


armi da caccia
Nei giorni scorsi si è riaperta la caccia in tutto il Paese.

La caccia!

Oggi ancora si ufficializza e promuove l’ammazzamento degli animali!

Eppure gli animali stanno vertiginosamente scomparendo: non poche varietà sono ormai estinte, altre visibili solo nelle zone protette, i mari si stanno svuotando e, al contrario, riempiendo di plastica e di immondizia. Pure il cielo sta ammutolendo.

Eppure ancora si spara agli animali, per divertimento, per sadismo. In Italia ce ne sono oltre mezzo milione con licenza di sparare e nel periodo degli ammazzamenti -che da noi, parrebbe, è il più lungo d’Europa-  le associazioni di protezione degli animali hanno calcolato che le povere prede impallinate sono oltre quattrocento milioni!!!  Ivi comprese le specie protette che delinquenti o superficiali cacciatori non temono di colpire.

Una cifra dunque criminale e perfino suicida.

Risibile ascoltare il cacciatore assassino di uccelli e di innocui pernici o tordi sostenere che lui è un ‘medico della natura’, che lui ‘protegge’ la natura!

Nella storia dell'umanità i cosiddetti cacciatori assieme ai tagliatori di piante e ai turpi bracconieri non hanno mai goduto di considerazione.

Perfino nel Vecchio testamento il Padreterno trova l’occasione per raccomandare al Popolo Eletto di rispettare gli alberi e di non abbatterli senza plausibili motivazioni e altresì di aver rispetto degli animali.

Ben nota la sua raccomandazione: “al bue che trebbia non mettere la museruola!”.

Per proteggere le foreste i romani s’inventarono i boschi sacri, per gli antichi Egizi gli animali erano sacri e nello stato pontificio quasi si mandavano a morte coloro che cacciavano o pescavano di frodo nelle paludi pontine.

Oggi tutto contribuisce all'estinzione: la cementificazione selvaggia che toglie loro lo spazio vitale, gli incendi ricorrenti quasi tutti dolosi e impuniti che tutto distruggono, non solo le piante, i concimi e altre sostanze chimiche che si impiegano nell’agricoltura, il capitalista che, corrotti i governanti, distrugge ed annienta la natura per proprio interesse, il traffico stradale che fa strage quotidiana di cani, di gatti, di ricci, ecc.

I rospi e ramarri sono ormai stati eliminati quasi totalmente, così le lucciole di pasoliniana memoria.

A tali calamità, che poi ricadono sulla qualità della vita di tutti, si aggiungano quelle famiglie sciagurate e perverse che abbandonano i poveri cani sulle strade e quelle orribili e distorsive pubblicità televisive che decantano, a mio avviso criminalmente, la bontà e perfino la normalità della uccisione del ‘polletto’ o del ‘galletto’ o del ‘tonno’ o l’esaltazione della carne dai ‘pascoli naturali italiani’.

E' una scuola all’ammazzamento, alla banalizzazione dell’omicidio!

Quali terribili ammaestramenti!

E uno dei risultati della strage ufficializzata e legalizzata è che, tra il tanto altro, gli equilibri naturali sono stati sconvolti e quindi oltre alla sparizione di certe specie, per esempio lupi e uccelli rapaci, aumentano cinghiali e serpenti che ormai quasi entrano nelle case.

Le vittime, come sempre, sono i cittadini.

E naturalmente a questo punto si toccano i soldi, la moneta: si immagina quante cartucce e pallini vengono consumati nel periodo venatorio?

Quanti fucili ultimo modello venduti?

Quanti elementi di abbigliamento?

Cifre enormi: si rammenti: 570 mila licenze venatorie!

E allora ecco le lobbies, le consorterie dei venditori di armi, ecco che i rappresentanti del popolo al Parlamento cambiano casacca e si trasformano in sensali e paladini degli armaioli e dei fabbricanti di pallini e cartucce e altresì tutori dei cacciatori.

E' la moneta che muove tutti!

Gente fortunata in verità, perché i cittadini, purtroppo, anche in questo triste frangente, non vedono, non sentono, non si avvedono che le vittime presenti e ancora più in futuro, sono loro stessi.

E’ erroneo e falso luogo comune che l'umanità alle origini vivesse di caccia: non è mai stato scientificamente dimostrato il caso in quanto l’uomo, per natura, si è sempre adoperato nella sua storia per procacciarsi da vivere, ma col lavoro e mai con la caccia sistematica e programmata.

La caccia era una emergenza.

Ecco perché era, ed è ancora, considerata quasi normale e naturale di pochi individui e di nulla facenti.

Non vogliamo ricordare quanto la storia e la cronaca tramandano.

I romani che furono i maggiori sterminatori di bestie feroci per puro sollazzo, le scene di caccia coi falconieri nel medioevo per divertimento dei latifondisti e sfruttatori, la soluzione finale di bisonti e castori in America, le istrionesche messe in scena degli inglesi con gli elefanti a caccia della tigre nell’India colonizzata, le ridicole scene di caccia alla volpe dovunque in Europa che erano divenute delle vere e proprie esposizioni di moda ed esibizioni di abiti, scarpe, ecc.

Quale spettacolo assistere a questi figurini e damerini tutti così ben agghindati e andare alla caccia, di che cosa? Di una volpe!
bottino dei cacciatori
Stanarla ed eliminarla con l’aiuto di decine di cani era un atto di eroismo!

Ridicole e insensate sceneggiate, quali quelle di oggi rappresentate dai cacciatori nei loro vistosi paludamenti, autorizzati ad impallinare uccelli nel cielo o inermi lepri e fagiani, per puro diletto, non avendo nulla di meglio e di più stimolante e intelligente da fare!

E quale spettacolo, quando alla fine della giornata li vedi, orgogliosi e gratificati, coi loro trofei in mano di innocui animali assassinati!

Il colmo della farneticazione è assistere al fatto che, per soldi, pagliacci col fucile in mano, in certi paesi africani vengono autorizzati ad ammazzare leoni, giraffe, tigri, elefanti per farne trofei nelle proprie oscene abitazioni, tanto che si calcola che, tra le dita di una mano di anni, tale fauna scomparirà dalla circolazione.

Al loro posto vedremo solo bipedi che, al contrario, aumentano inesorabilmente.

Michele Santulli
(ottobre 2018)

In aggiunta a quanto detto bene da Michele Santulli, aggiungerei, per mia esperienza personale, il pericolo rappresentato dai cacciatori verso chi si trovi a transitare nelle loro vicinanze o che sparino a pochi metri dalle abitazioni.

I cacciatori tendenzialmente e senza generalizzare, sono assai spesso prepotenti, arroganti, minacciosi, incuranti delle normative vigenti.

Il possesso di un'arma è per molti di loro l'unico modo che hanno di sentirsi potenti, al sicuro da chissà chi o cosa.

Ed infine il modo in cui trattano animali selvatici usati come richiamo o i loro stessi cani da caccia, che non esitano ad eliminare quando non servissero più allo scopo, la dice lunga sulla loro sensibilità e civiltà.

La nostra società non si potrà definire "civile" fino a quando non attuasse l'eliminazione TOTALE di tutte le armi e non solo quelle meno distruttive, ma comunque dannose e pericolose dei cacciatori.

Enrico Riccardo Spelta
(ottobre 2018)






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