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Corrente Arte Povera

Corrente Arte Povera – settemuse.it

Cos’è l’Arte Povera? L’arte Povera è un movimento che nasce nell’ambito della Arte Concettuale apparsa in Europa intorno agli anni 1960, che si opponeva alle forme d’arte fino allora conosciute, che venivano giudicate ed apprezzate dalla società contemporanea, in base alle qualità dell’opera stessa e nella sua capacità di suscitare emozioni.

Gli artisti appartenenti a questa nuova corrente, sostenevano che l’arte non risiede nell’aspetto delle opere realizzate, ma nell’idea, nella parola o nel pensiero percorso per realizzare tale opera e presto si divisero in due gruppi: quello legato al pensiero e quello legato all’evento.

Caratteristiche dell’Arte Povera

Gli artisti che aderiscono al movimento dell’Arte Povera si esprimono producendo opere concrete, sostenute da messaggi decisamente intellettuali, sono forse più artigiani che pittori o scultori.

Questi artisti, schifando tele e pennelli, utilizzano materiali “poveri” per definizione, ossia terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con la volontà di ricreare un’espressione originale, utilizzando un alfabeto fatto di materiali poveri ed in disuso dopo aver perso la capacità di assolvere il compito per cui erano destinate.

Un’altra caratteristica del lavoro degli artisti del movimento è il ricorso alla forma dell’installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente e a quella della “performance”.

Il teorico e la denominazione di Arte Povera

Nel settembre del 1967 si inaugura nella galleria La Bertesca di Genova la mostra dell’Arte Povera curata dal critico d’arte Germano Celant, che si occupa della definizione teorica del movimento omonimo.

La scelta del termine “Arte Povera” rimanda al lessico del regista Jerzy Grotowski, che aveva proposto, fin dall’inizio degli anni Sessanta, la costituzione di un “teatro povero” con grandi spettacoli basati sulle tecniche della finzione scenica e sul coinvolgimento dello spettatore.

Celant delinea la teoria e la fisionomia del movimento attraverso mostre e scritti come “Conceptual Art, Arte Povera, Land Art” del 1970 ed afferma, semplificando, che l’arte povera si manifesta essenzialmente “nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”.

Scopi dell’Arte Povera

Secondo il critico Celant gli artisti dell’arte povera portano avanti la stessa ricerca estetica del “Teatro Povero”, rinunciando nelle loro opere a qualsiasi finzione, per presentare semplicemente sé stesse in quanto elementi soggetti alle forze della natura ed allo scorrere del tempo come qualsiasi altro oggetto.

Per gli artisti che hanno abbracciato l’Arte povera, l’unica vera realtà è il presente da affrontare con un atteggiamento di critica verso il sistema.

Come gli altri movimenti appartenenti alla Corrente dell’Arte Concettuale, la Pop Art, la Minimal Art e la Land Art, viene dato rilievo artistico, non solo all’opera realizzata, ma anche agli elementi utilizzati nella realizzazione: il tempo, i gesti dell’artista, i materiali impiegati e persino l’attenzione verso gli oggetti e le performance in cui sono coinvolti gli spettatori.

Gli interpreti dell’Arte Povera

Principali figure del movimento furono gli artisti che parteciparono alla mostra del 1967:
Mario Merz, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Michelangelo Pistoletto.

A questi si aggiunsero presto Giovanni Anselmo,
Mario Ceroli, Brajo Fuso, Piero Gilardi, Luigi Mainolfi, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone,
Ferruccio Bortoluzzi e Gilberto Zorio, allargando le forme di espressione di questo movimento fino alla Junk Art di Alberto Burri.

Arte Povera legata all’Evento

L’obiettivo degli artisti dell’Arte Povera è quello di superare l’idea tradizionale secondo cui l’opera d’arte occupa un livello di realtà sovratemporale e trascendente.

Nell’Arte povera legata all’evento rientrano quelle esperienze artistiche che non producono opere, ma solo eventi limitati nel tempo, eventi che hanno un inizio ed una fine temporale.

La traccia di questi “Eventi – Opere d’Arte Povera” rimane solo nella testimonianza, attraverso filmati o fotografie che hanno registrato dell’evento stesso, anche se alcuni artisti dell’Arte Povera hanno contestato il concetto di unicità ed irripetibilità dell’opera d’arte.

Arte Povera legata al pensiero

In questo caso abbiamo artisti la cui attività, seppur legata alla produzione di opere concrete, si pone come messaggio prettamente intellettuale.

Esempio di Arte povera legata al pensiero fu l’opera Vietnam di Pistoletto (1965, collezione Menil, Houston) che raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso.

Così facendo, la gente diventava parte integrante dell’opera stessa, venendosi a creare una sorta di interazione tra la creazione artistica ed il pubblico spettatore.

R.D.V.

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