Icone




Storia delle Icone

Le icone rappresentano immagini dipinte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete.

La tavoletta in genere veniva scavata internamente in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi.

La cornice doveva proteggere la pittura e rappresentava lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui viene posta la raffigurazione.

Sulla superficie dell'icona veniva incollata una tela che serviva ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori.

La tela veniva infatti ricoperta con diversi strati di colla, che opportunamente levigati, consentivano di ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura. A questo punto si iniziava a tratteggiare il disegno.

La prima fase era data da uno schizzo della rappresentazione, la fase successiva era la pittura.

La pittura iniziava con la doratura di tutti i particolari (bordi dell'icona, pieghe dei vestiti, sfondo, aureola o nimbo).

Poi si procedeva col dipingere i vestiti, gli edifici e il paesaggio.

Infine venivano date le ultime pennellate con la pura biacca.

L'effetto tridimensionale era ottenuto da tratti più scuri distribuiti in modo uniforme.

La lavorazione dei volti richiedeva una cura particolare.

In genere si partiva da una base di colore scuro sulla quale erano sovrapposti strati di schiarimento con colori sempre più chiari.

Successivamente si mettevano i colpi di luce, ottenuti con ocra mescolata a biacca, e che erano posti sulle parti in rilievo del volto, come: zigomi, naso, fronte e capelli.

Attorno alle labbra si poneva uno strato sottile di vernice rossa, e così pure sulle guance e sulla punta del naso.

Infine, con una vernice di colore marrone chiaro si ripassava il disegno: i bordi, gli occhi, le ciglia ed eventualmente i baffi o la barba.

I colori sono estratti da sostanze naturali, vegetali o minerali, oppure ottenuti da piccoli processi chimici come l'ossidazione di metalli. Pestati a mortaio e macinati finemente, si univano al tuorlo dell'uovo che agiva da legante.

La teologia ortodossa riteneva le icone opere di Dio stesso, realizzate attraverso le mani dell'iconografo.

Era dunque inopportuno porre sull'icona il nome della persona di cui Dio si sarebbe servito, cioè l'artista che materialmente aveva eseguito l'opera.

I volti dei santi rappresentati nelle icone sono chiamati liki: ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, trasfigurati, ormai lontani dalle passioni terrene.

Esempi sono presenti nelle immagini di Andrej Rublëv (1360/1430).

L'icona, essenza di sacralità e divinità, presenta le seguenti caratteristiche: astrazione, atemporalità, spiritualizzazione del volto, armonia e simmetria ottenute con proporzioni geometriche, figura sempre frontale, bidimensionalità ed incorporeità della figura rappresentata, colore come gioia dello Spirito ed infine costruzione piramidale.






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