aivazovsky ivan constantinovich

Biografia e vita di Aivazovsky Ivan Constantinovich (Russia 1817-1900)

aivazovsky ivan constantinovich

Ivan Ajvazovskij è un famoso artista russo, che verrà nominato pittore ufficiale dello Stato Maggiore della Marina zarista.

Chiamato anche "Giovanni" Aà¯vazovski, come lo si vede scritto rigorosamente all'italiana nella targhetta sulla cornice del Naufragio nel Mare del Nord, custodito a Venezia dalla Congregazione dei Mekhitaristi.

Per ragioni storiche Ivan è stato il simbolo del desiderio di un popolo - gli armeni - di affermare la propria identità.

Nella cultura russa si racconta che Ivan, poco più che bambino, prendeva il carbone della stufa di casa sua e girava per le vie di Feodosija imbrattando di disegni i muri bianchi delle abitazioni del quartiere armeno.

Le condizioni economiche in famiglia erano piuttosto modeste.

Ivan era figlio di un commerciante fallito e difficilmente si sarebbe potuto iscrivere al liceo di Simferopol e poi all'Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.

A partire da questo momento (siamo nel 1833, Ajvazovskij ha appena 17 anni) la sua carriera pittorica è già determinata.

E' subito chiaro che il suo campo d'interesse è rivolto ai paesaggi.

Ma non in maniera generica. "La mia vita è il mare" sono le parole del pittore.

All'Accademia incontra Puškin che lo stima e lo incoraggia.

Nel 1837, dopo essersi diplomato a pieni voti, l'Accademia decide di premiarlo con una borsa per viaggiare all'estero.

Ma prima viene spedito in Crimea per dipingere le città del litorale.

E' così che s'innamora del mare e che può conoscere gli ammiragli della flotta russa per la quale sviluppa una vera e propria venerazione.

Nel 1844, dopo essere diventato membro dell'Accademia di San Pietroburgo, viene nominato pittore ufficiale dello Stato Maggiore della Marina.

Ajvazovskij è in un certo senso la "macchina fotografica" di tutte le grandi battaglie e dell'evoluzione della flotta zarista.

Le sue grandi tele storiche sono custodite al Museo della Marina Militare di San Pietroburgo.

In effetti però, per la pittura di Ajvasovskij non c'è paragone meno azzeccato di quello con la fotografia.

Ha una memoria visiva formidabile: osserva, incamera, riproduce, con una vena tipicamente romantica.

Non per nulla non si adeguerà mai all'evoluzione artistica contemporanea.

Per lui il passaggio del romanticismo al realismo non è mai avvenuto e tutti gli elementi dei suoi quadri sono espressione di una realtà interiore.

Non solo dimostra comunque una perizia tecnica impareggiabile nel ricreare la distesa del mare, il bianco delle creste, le trasparenze della superficie, il nero delle profondità, ma il tutto si accompagna a un uguale fascino per la luce.

Si dice che per il popolo armeno il mare sia il simbolo massimo della libertà, l'elemento del quale l'Armenia storica, che si estendeva dal Mar Nero al Caspio, al Mediterraneo, è stata privata.

In tutte le innumerevoli tempeste di Ajvazovskij, per quanto le onde siano nere e alte, per quanto il cielo sia cupo e le nuvole siano cariche e pesanti, c'è sempre lo spazio per una luce che filtra.

E' lo stesso flebile, ma coriaceo barlume di speranza che rappresenta le aspirazioni del popolo armeno.

E' questa la chiave di lettura proposta dall'esposizione che il Musée National de la Marine di Parigi dedica al pittore russo-armeno.

"Ajvasovskij (1817-1900), poesia del mare" è il titolo della mostra.

E nulla è casuale.

Lo scorso ottobre i deputati dell'Assemblea Nazionale hanno votato un controverso progetto di legge che prevede un anno di carcere e 45 mila euro di multa per chi negasse il genocidio armeno.

Del resto, nella vita di quello che è stato definito un "pittore viaggiatore", la Francia, dopo l'Italia, ha occupato forse il ruolo più significativo.

Basta ricordare che a Parigi Ajvazovskij espose nel 1843, 1857, 1879, 1887 e 1890.

E quando il 14 aprile 1900 si apre a Parigi l'Esposizione Universale (l'ultima manifestazione che porta questo nome) Ajvazovskij è presente fra gli artisti russi con "L'Oceano".

Muore 5 giorni più tardi, il 19 aprile, nella sua città natale, Feodosija. Il suo più grande desiderio era tuttavia di poter rivedere l'Italia prima di morire.

Aveva viaggiato nella penisola fra il 1840 e il 1844.

Venezia, Roma, Firenze, Amalfi e Sorrento, dove tra l'altro ha vissuto nella casa di Tasso.

In quegli anni dipinge una cinquantina di tele.

E tutte quante provengono dal luogo simbolo della cultura armena in Italia: l'Isola di San Lazzaro, a Venezia.



Galleria opere d'arte di Aivazovsky Ivan Constantinovich


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