Storia di San Pietro apostolo





L'apostolo San Pietro

san pietro penitente guido reniSan Pietro è l’apostolo più famoso e il personaggio più citato del Nuovo Testamento, ovviamente dopo Gesù Cristo.

Il suo nome originario sarebbe "Simone" (dall'ebraico Simeone) e ricorre 27 volte; il nome attribuitogli da Gesù, "Pétros", è presente 154 volte, mentre l'originale aramaico di questo stesso nome, "Kefa", ossia "pietra" si legge 9 volte.

Di lui si hanno notizie di vario genere, che cercano di interpretate il personaggio rimanendo fedeli alla storia.

Seguendo soprattutto il Vangelo di Marco, che secondo la tradizione è stato testimone diretto della predicazione di Pietro, questa sarebbe la sua storia.

La chiamata di Simone da parte di Cristo

Originario di Bestada, villaggio di pescatori sul lago di Genezareth, in Galilea, Simone (San Pietro) si è successivamente trasferito a Cafarnao.

Agli inizi del suo ministero si dice che fu guarita la sua suocera, grazie ad un intervento miracoloso di Gesù.

Insieme al fratello Andrea, san Pietro fu tra i primi discepoli di Gesù e la sua vita si trasformò dall'incontro con quel predicatore itinerante.

La sua chiamata definitiva che lo portò a seguire il Maestro avviene sulle rive del lago di Galilea.

Mentre Simone è intento a pescare, il Signore gli rivolge la sua autorevole parola invitandolo con queste parole: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini".

Simone accetta la proposta, abbandona le reti e lo segue, subito imitato da un’altra coppia di fratelli, Giacomo e Giovanni, anch’essi pescatori.

A Gesù Simone riconosce subito il titolo di «Signore», dichiarando all'istante la propria debolezza di uomo peccatore.

Rassicurato dal Maestro gli viene chiesto di stare con Lui e predicare il Regno di Dio.

Nei Vangeli Pietro è descritto per la sua generosità, l’entusiasmo, la franchezza, ma anche le paure, le fragilità, le fatiche nell’accettare il piano di Dio.

Il numero dei Dodici

Fin dagli inizi san Pietro occupa la posizione preminente nella comunità dei discepoli.

Il suo nome figura sempre al primo posto nella lista dei Dodici apostoli.

Fa parte del gruppo ristretto che partecipa più da vicino ad alcuni episodi della missione di Gesù.

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Con Giacomo e Giovanni assiste alla risurrezione della figlia di Giairo; è testimone straordinario della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor e lo segue nel dramma della preghiera nel giardino del Getsemani.

Più volte Pietro si fa rappresentante e portavoce dei Dodici, come nel momento delicato della crisi successiva al discorso di Cafarnao tenuto da Gesù sul pane di vita.

Rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" e in modo particolare nell’episodio noto come la "confessione di Cesarea di Filippo".

Si tratta di un momento centrale della vita di Gesù e della comunità apostolica.

Alla domanda di Gesù sull'opinione della gente nei suoi riguardi, "Ma voi chi dite che io sia?", Pietro dichiara solennemente la sua identità messianica: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".

Da quel momento ha inizio una fase nuova. Gesù comincia a rivelare ai discepoli il suo destino: il Figlio dell'uomo, umiliato e sofferente, sarà condannato a morte, ma risusciterà dopo tre giorni.

Pietro, di fronte a questo annuncio fallimentare, reagisce fortemente, perché lo ritiene incompatibile con le proprie attese e contrario all'immagine gloriosa e potente del Messia diffusa nel suo ambiente.

Altrettanto dura, però, è la reazione di Gesù che apostrofa Pietro come "satana" (avversario), in quanto nutre progetti e concezioni che contraddicono la "logica" di Dio.

Il Vangelo di Matteo narra l'episodio nel quale Pietro chiede a Gesù di poter camminare sulle acque, dopo che si è scatenata la tempesta sul lago, ma, preso dalla paura, rischia di affondare e viene afferrato da Gesù che lo salva.

La crisi durante la Passione

Il ruolo primario di Pietro emerge soprattutto nel contesto della passione di Gesù.

Nell'Ultima Cena, consapevole ormai della propria fine, Gesù accenna alla crisi che presto si abbatterà sui discepoli e ribadisce la sua missione di confermare i fratelli, ma già si intuisce dalle parole di Cristo l'imminente svolta che rivelerà la debolezza dell'Apostolo.

Pietro in un primo tempo rifiuta di farsi lavare i piedi dal Maestro.

Poi dichiara solennemente davanti a tutti la sua volontà di rimanere con Gesù fino alla fine, costi quello che costi.

Di fronte a questo slancio, tra la sorpresa generale, il Signore gli preannuncia il suo triplice tradimento.

Pietro esperimenta la propria debolezza già nell'Orto degli Ulivi, dove, appesantito dal sonno e dall'angoscia, si dimostra incapace di vegliare con Gesù.

Al sopraggiungere delle truppe, inviate dai capi del popolo per arrestare Gesù, nell'estremo tentativo di difendere il Maestro con la spada, colpisce il servo del sommo sacerdote.

Tutti scappano. Pietro, che segue Gesù "da lontano", entrando nel cortile del palazzo del sommo sacerdote, di fronte alle domande insistenti e incalzanti di una serva e di altre persone, per tre volte nega di conoscerlo.

Cominciò a imprecare e a giurare: "Io non conosco quell'uomo".

Poi, ripensando alle parole di Gesù e incrociando il suo sguardo, riconosce di aver tradito e piange amaramente il suo peccato.

La riabilitazione e il primato

Dopo la risurrezione di Gesù, l'angelo apparso alle donne presso la tomba vuota le manda da Pietro.

Anche Maria di Magdala corre a dargli l'annuncio.
Pietro, insieme a Giovanni, si precipita al sepolcro e constata l'accaduto.

Grazie alla preghiera del Signore egli supera la crisi e viene ristabilito nel suo compito di guida della nascente comunità cristiana, incarico già annunciato in occasione della confessione di Cesarea "io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Con le immagini della roccia e delle chiavi viene descritta la missione di Pietro e la sua autorità nella Chiesa.

Con la parola e l'esempio dovrà presiedere, confortare e confermare i fratelli nella fede, diventando per loro un segno di unità.

Spetterà a lui il compito di ammonire, esortare, correggere e guidare la comunità che il Signore gli ha affidato.

La fede di Pietro diventa il fondamento della Chiesa.

Quello stesso Pietro che Gesù definisce "uomo di poca fede" e "occasione di scandalo", è costituito dal Signore come "roccia", principio che garantisce l'esistenza, la stabilità e l'unità della Chiesa.

La debolezza di Pietro testimonia che Dio è fedele nonostante l'infedeltà degli uomini: è Lui il cardine che rende salda la Chiesa.

La dignità del servizio affidato a Pietro emerge anche in occasione della pesca miracolosa, dopo la Pasqua.

Appena riconosce Gesù in riva di quel lago ove il discepolo lo aveva incontrato per la prima volta, Pietro si butta in acqua per raggiungerlo.

Il Signore, verificata la sua volontà di amarlo fino in fondo, gli conferisce in modo solenne l'incarico di "pascere gli agnelli" del suo gregge, del gregge della Chiesa, indicando che tale ufficio dovrà essere esercitato non come potere, ma come servizio di amore.

In quell'occasione Cristo fa balenare a Pietro anche il suo destino ultimo terreno, quello del martirio: "la morte con la quale egli avrebbe glorificato Dio".

È ciò che si consumerà a Roma, come attesta la tradizione cristiana antica, in quella "Babilonia" dalla quale aveva scritto la sua prima Lettera.

La missione e l'annuncio del Vangelo

Il libro degli Atti degli Apostoli ci offre importanti notizie sul ruolo di Pietro nella Chiesa primitiva.

Egli appare come il vero responsabile delle comunità cristiane che si vanno formando a Gerusalemme e in Palestina.

È lui a proporre di integrare il posto lasciato vuoto da Giuda con la scelta di Mattia.

Dopo l'evento di Pentecoste, prende la parola davanti al popolo e rende la sua bella testimonianza a Gesù, esortando tutti alla conversione.

Pietro ebbe il dono di operare miracoli. Alla porta del tempio guarì un povero storpio, suscitando entusiasmo tra il popolo e preoccupazione nel Sinedrio.

Anania e Zaffira caddero ai suoi piedi stecchiti, per aver mentito e Simon Mago che voleva con i suoi soldi comprare da lui il potere di fare miracoli, subì parole durissime e cadendo rovinosamente, in un tentativo di operarli da solo.

Risuscitò Tabita a Giaffa per la gioia di quella comunità fuori Gerusalemme.

Pietro è protagonista anche dell'espansione e diffusione della Chiesa in territorio pagano.

Conferma l'opera evangelizzatrice di Filippo tra i Samaritani e, scegliendo di battezzare Cornelio e la sua famiglia, ammette a pieno titolo i pagani nella comunità cristiana, stabilendo così che cristiani potevano essere anche i pagani e chi non era circonciso, come fino allora prescriveva la legge ebraica di Mosè.

Nascono alcune difficoltà con i cristiani convertiti dall'ebraismo.

Nel concilio riunito a Gerusalemme per dibattere la questione, Pietro riafferma la destinazione universale della salvezza di Cristo e la totale apertura ai pagani che non sono obbligati alle pratiche della legge mosaica.

A causa del rifiuto opposto dall'autorità giudaica, più volte viene trascinato davanti al Sinedrio.

Interrogato, deriso, percosso e imprigionato, sopporta tutto con gioia.

Viene miracolosamente liberato e continua ad annunciare coraggiosamente il Vangelo di Gesù.

A questo punto la figura di Pietro scompare dall'orizzonte del libro degli Atti: la scena viene totalmente occupata dalla conversione e dalla missione di Paolo, il quale riconoscerà sempre a Pietro il ruolo di "colonna della Chiesa".

Nel Nuovo Testamento ci sono due lettere che vengono espressamente attribuite a Pietro e poste sotto la sua autorità.

In esse l'Apostolo è descritto come figura autorevole, martire e testimone, pastore supremo, garante della tradizione autentica e della fede ortodossa.

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Il martirio sotto l'impero di Nerone

Lasciata Gerusalemme, dove la vita era diventata molto rischiosa a causa della persecuzione di Erode Antipa, intraprende vari viaggi, poi nell’anno 42 dell’era cristiana dopo essere stato ad Antiochia, giunge in Italia proseguendo fino a Roma, centro dell’immenso Impero Romano.

Di Roma è stato primo vescovo e primo papa per 25 anni, anche se interrotti da qualche viaggio apostolico.

Benché i testi biblici non dicano nulla sulla morte di Pietro, è certo sia avvenuta a Roma, dove, secondo una tradizione ben attestata, ha subìto il martirio tra il 64 e il 67 d.C., durante la persecuzione ordinata dall'imperatore Nerone.

Diversi racconti apocrifi e autori antichi offrono elementi interessanti inerenti il martirio di Pietro e parlano delle lotte da lui sostenute sia in Palestina che a Roma.

Una leggenda molto conosciuta narra dell'incontro tra Gesù e Pietro, mentre questi si appresta a lasciare Roma per sfuggire alla persecuzione neroniana.

Alla domanda di Pietro: "Quo vadis?" (Dove vai?), il Signore avrebbe risposto di essere diretto a Roma per morirvi di nuovo.

Compresa la lezione, Pietro sarebbe tornato sui propri passi; rientrato nell'Urbe e imprigionato, in carcere avrebbe battezzato i propri carcerieri.

Condannato alla morte di croce, avrebbe chiesto di essere crocifisso con il capo all'ingiù, ritenendosi indegno di morire allo stesso modo di Gesù.

Negli stessi anni sulla via Ostiense, a pochi chilometri da Roma, fu martirizzato anche San Paolo.

Fin dai primi secoli il popolo cristiano li ha venerati insieme fissando la loro festa il 29 giugno.

Il culto

Come ricordavamo in apertura, già il presbitero Gaio, nel II secolo, indica il colle Vaticano come il luogo che ospita le reliquie del Principe degli Apostoli.

Accurate esplorazioni archeologiche, condotte negli anni Quaranta del XX secolo per iniziativa di papa Pio XII, hanno pienamente confermato la tradizione plurisecolare che individuava la presenza del sepolcro di Pietro proprio sotto l'altare della Confessione, nella Basilica Vaticana fatta costruire all'inizio del IV secolo dall'imperatore Costantino intorno alla tomba per accogliere i pellegrini sempre più numerosi.

Già allora venivano da tutta Europa per pregare e venerare le reliquie dell'Apostolo. Nel tardo medioevo, tornati a Roma dopo l'esilio avignonese, i Pontefici trasferirono la loro sede dalla Basilica Lateranense a quella Vaticana che fu interamente ricostruita nel XVI secolo.

Sono numerose le basiliche, le chiese e le cappelle edificate in onore di San Pietro o a lui dedicate in tutto il mondo.

Tra le più importanti ricordiamo San Pietro in ciel d’oro, a Pavia, la Cappella Palatina a Palermo, San Pietro a Cluny, le splendide cattedrali di Nantes e di Poitiers, di Monaco e di Lovanio, di Maastricht e di Westminster.

Nella devozione popolare Pietro è considerato il patrono dei navigatori e dei costruttori di ponti.

Oltre alle reliquie corporali, i fedeli hanno rivolto la loro devozione anche alla "cattedra" di San Pietro, custodita nella stessa Basilica Vaticana e risalente in alcune sue parti al V e VI secolo.

Il 29 di giugno la Chiesa commemora la solennità liturgica degli Apostoli: non c’è certezza se i due apostoli Pietro e Paolo siano morti contemporaneamente o in anni diversi, è certo comunque che il 29 giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano (253-260) le salme dei due Apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, per metterle al riparo da profanatori.

La Chiesa Latina celebra la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma il 29 giugno, perché anche se essi furono i primi a portare la fede nella capitale dell'impero, sono realmente i "fondatori" della Roma cristiana.

La festa liturgica dei Santi Pietro e Paolo venne inserita nel santoriale, ben prima della festa del Natale e dopo la Beata Vergine.

Sono insieme a San Giovanni Battista, i santi ricordati più di una volta e con maggiore solennità; infatti il 25 gennaio si ricorda la Conversione di San Paolo, il 22 febbraio la Cattedra di San Pietro, il 18 novembre la Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo, oltre la solennità del 29 giugno.

La festa, o più esattamente la solennità, dei Santi Pietro e Paolo al 29 giugno, è una delle più antiche e più solenni dell’anno liturgico.

L’iconografia e le opere d'arte

Lungo i secoli Pietro è stato raffigurato più di qualunque altro apostolo.

Gli episodi essenziali della sua vita hanno generato una serie di elementi iconografici che consentono di riconoscerlo facilmente: le chiavi che egli regge testimoniano il potere spirituale conferitogli dal Maestro; la barca si riferisce al suo primo mestiere di pescatore ma è anche il simbolo della Chiesa che egli ha avuto l’incarico di guidare; il gallo rievoca il suo triplice rinnegamento di Cristo durante la passione e l’amaro pentimento seguitone; le catene ricordano il carcere da lui sofferto, soprattutto a Gerusalemme, quando fu liberato da un angelo; infine, la croce è il simbolo del suo umile e coraggioso martirio.

Per distinguerlo da San Paolo, con il quale viene spesso rappresentato, già verso la metà del VI secolo nasce uno stereotipo del volto di San Pietro: testa tonda, tratti da popolano con labbra e guance pronunciate, capelli ricciuti e grigi, barba corta.

A partire dal Medioevo, san Pietro è raffigurato spesso come Papa, vestito con abiti liturgici, pontificali, con il pastorale e la mitra o la tiara, simbolo del suo potere spirituale.

Frequente è la sua presenza anche nelle scene del Giudizio universale, come custode celeste che accoglie il corteo dei beati alla destra di Gesù.

In una sintesi felice san Pietro Crisologo, vescovo e celebre omileta del V secolo, definisce così il Principe degli Apostoli: "È il custode della fede, la roccia della Chiesa, il portinaio del Regno dei cieli. È il pescatore che, chiamato all’apostolato, attira a sé con l’amo della sanità le turbe sommerse dai flutti degli errori, e nella rete del suo insegnamento raccoglie e serba alla fede una moltitudine immensa di uomini".


Perché la Chiesa celebra in unica festa i Santi Apostoli Pietro e Paolo patroni di Roma il 29 giugno?

Perché sono i fondatori della cristianità, ovvero per questi 5 motivi:

1) Sono i fondatori della Chiesa di Roma.
Gesù disse: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherà la mia Chiesa”.
Dopo queste parole, Pietro passò ad essere la “pietra” della Chiesa e promise che avrebbe guidato il gregge di Dio, il Popolo di Dio, nonostante tutte le sue debolezze umane.
Immediatamente dopo la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo, Pietro assunse con piena responsabilità e umiltà l’incarico di Vicario di Cristo in Terra, divenendo la figura di riferimento tra gli apostoli e mantenendo viva la vera fede nei suoi discepoli.
Paolo, ai più conosciuto come Saulo da Tarso prima della sua conversione, divenne l’apostolo dei gentili e dedicò il resto della sua vita alla predicazione del Vangelo rivolta ai popoli del mondo mediterraneo.

2) Sono le due colonne spirituali della Chiesa
Nel 2015, Papa Francesco disse che San Pietro, San Paolo e la Vergine Maria sono i nostri compagni di viaggio nella ricerca di Dio; sono la nostra guida nel cammino verso la fede e la santità; loro ci spingono verso Gesù per compiere tutto ciò che Lui ci chiede.

3) Entrambi morirono a Roma
San Pietro e San Paolo sono stati entrambi imprigionati e martirizzati nel Carcere Mamertino, detto anche Tullianum, probabilmente il carcere più antico di Roma, dove inoltre, proprio Pietro, in quanto Capo della Chiesa, battezzò 47 persone tra detenuti e carcerieri.
San Pietro trascorse i suoi ultimi anni di vita a Roma cappeggiando la Chiesa durante la persecuzione, fino al giorno del suo martirio nell’anno 64.
Fu crocifisso a testa in giù per proprio volere, perché non si considerava degno di morire come il suo Maestro.
Fu seppellito sul Colle Vaticano, dove ora sorge la Basilica di San Pietro, costruita proprio intorno alla sua tomba.
San Paolo morì decapitato nell'anno 67 ed è tuttora sepolto a Roma, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura.

4) Sono i patroni di Roma
Lo stesso Papa Emerito Benedetto XVI, in un’omelia del 2012 pronunciata per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, dichiarò i due apostoli "patroni principali della Chiesa di Roma".
La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo.”

5) Sono l'esatto opposto di Caino e Abele e di Romolo e Remo
Nella stessa omelia Benedetto XVI precisa: “Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma.
Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l'effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l'uno dall'altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro.”


Dipinti di san Pietro dopo gli annunci


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Libri sui santi

San Paolo. Tradizioni del culto in Sicilia
Torre Sebastiano, 2005, A & B
Il martirio di san Sebastiano
D'Annunzio Gabriele, 2010, Palomar
La freccia e la palma. San Sebastiano tra storia e pittura con 100 capolavori dell'arte
Danieli Francesco, 2007, Edizioni Univ. Romane
Il martirio di San Sebastiano di Pietro Perugino a Panicale
Lunghi Elvio, 2005, Effe
Il San Paolo di Leon Battista Alberti
1994, Olschki