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san paolo conversione di giovanni battista gaulli





Storia di San Paolo

Nacque probabilmente verso il 5-10 dopo Cristo a Tarso in Cilicia, oggi una regione della Turchia del Sud, vicina al confine con la Siria.

In quel periodo Tarso era una città cosmopolita dove vivevano greci, anatolici, ellenizzati, romani e giudei.  Infatti il padre di Paolo apparteneva a quest'ultima comunità, era un commerciante di tende e aveva la cittadinanza romana.

Portava un nome ebraico, Saul e uno latino o greco Paulus, che faceva forse allusione alla sua bassa statura.

Paolo era un uomo di cultura ellenistica che conosceva il greco, ma la sua educazione era giudaica e così sarà la sua esegesi biblica imparata alla scuola dei rabbini.

A Gerusalemme, dove si recò, divenne allievo di Gamaele, il più famoso maestro del mondo ebraico.

Conobbe là i cristiani come una setta pericolosa da combattere.

Infatti diventò loro persecutore, sostenitore della tradizione ebraica, fanatico religioso e costrinse molti di loro a fuggire da Gerusalemme verso Damasco.

E fu proprio sulla strada di Damasco che il Signore Gesù Cristo si rivelò a lui.

Si legge negli "Atti degli Apostoli" che una luce dal cielo lo avvolse e cadendo da cavallo udì una voce che diceva "Saul, Saul perché mi perseguiti?" e lui rispose "Chi sei o Signore"? e la voce rispose "Io sono Gesù che tu perseguiti. Orsù alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare."(Atti 9,3-7)

Chi era con lui lo vide cadere e poi vide una luce improvvisa senza capire. Saulo era rimasto senza vista e lo dovettero accompagnare a Damasco dove rimase tre giorni sconvolto da ciò che gli era capitato.

Là, a Gerusalemme, conobbe una piccola comunità cristiana che lui avrebbe dovuto imprigionare, ma il capo Ananìa andò da lui e gli disse che Dio lo aveva predestinato a vedere Cristo e a conoscere la sua parola, per essergli testimone.

Così Paolo da quel momento, riacquistata la vista, si ritirò nel deserto per riflettere sul dono che aveva ricevuto e vi rimase tre anni.

Dopo questo periodo ritornò a Damasco e si mise a predicare suscitando sdegno da chi lo considerava un rinnegato.

Tentarono di ucciderlo e Paolo fu costretto a fuggire, aiutato dai cristiani; era l'anno 39.

lettere di san paolo Si rifugiò a Gerusalemme dove incontrò Pietro, il capo degli Apostoli, e Giacomo che lo istruirono parlandogli di Gesù.

Fu persona non gradita poiché aveva perseguitato i cristiani e serpeggiava il dubbio sulla sua conversione, quindi Paolo ritornò nella sua città natale dove rimase almeno fino al 43, lavorando col padre.

Barnaba, un membro della comunità di Gerusalemme che aveva fondato una comunità cristiana ad Antiochia, lo invitò a seguirlo e Paolo, abbandonando tutto e pure il suo nome ebraico, si convinse che la sua missione di testimone di Cristo era tra i popoli "gentili", pagani così chiamati dagli Ebrei.

Fu ad Antiochia che i seguaci di Cristo furono chiamati per la prima volta "cristiani".

Nel 45 Barnaba e Paolo decisero di partire per un viaggio missionario, si recarono a Cipro, poi di nuovo ad Antiochia, toccando varie città dell'Asia Minore, soddisfatti per i risultati conseguiti nella conversione dei pagani.

Nel 50 Paolo intraprese un secondo viaggio apostolico, ma nacquero divergenze con Barnaba e i due si separarono.

Paolo continuò il suo viaggio apostolico con Sila (Silvano) toccando la Grecia e la Macedonia, dove Paolo evangelizzò Filippi, poi a Tessalonica, ad Atene dove il suo dotto discorso all'Aeropago fu un insuccesso.

Dopo una sosta di un anno e mezzo a Corinto, Paolo e Sila ritornarono ad Antiochia.

Nel 53 o 54 iniziò il terzo viaggio apostolico di Paolo. Andò prima a Efeso dove si fermò tre anni con successo alterno e la comunità costituita fu affidata a Timoteo.

Continuò il suo viaggio verso la Macedonia e Corinto, sfuggendo ad un agguato, poi visitò le comunità cristiane dell'Asia Minore fondate da lui, provando una forte commozione per l'esito ottenuto. Il suo viaggio si concluse a Gerusalemme verso la fine del 58 dove il profeta Agabo gli predisse l'arresto e la prigione.

A Gerusalemme gli Ebrei sospettarono di Paolo, che fu accusato di profanazione del tempio, ma fu salvato dal linciaggio dal tribuno romano.

Ebbe altre accuse e vicissitudini, fu imprigionato e rimase in carcere due anni, ma in quanto cittadino romano si appellò all'imperatore e fu trasferito a Roma arrivando dopo un naufragio nel 61.

Nella città eterna, pur sotto libertà vigilata, ebbe contatti con i cristiani.

Qui finisce il racconto della vita di Paolo negli "Atti degli Apostoli", ma la parte finale della sua vita si deduce dai suoi accenni nelle lettere.

Pare che andò in Spagna per un altro viaggio apostolico mentre erano in atto le persecuzioni di Nerone contro i cristiani.

Nel 66 fu di nuovo arrestato e portato a Roma.

Rimase solo, abbandonato dai discepoli e dai cristiani, terrorizzati dalle persecuzioni, tranne Luca che rimarrà con lui.

Ebbe una premonizione della sua fine, come scrisse in una lettera a Timoteo. Infatti un tribunale romano lo condannò (come cristiano) a morte per decapitazione; un "onore" riservato ai cittadini romani ( gli altri cristiani venivano crocefissi come San Pietro).

Era probabilmente il 29 giugno del 67.

Il luogo della decapitazione, una località denominata "palude Salvia" vicino a Roma fu poi chiamata delle tre fontane, per i tre zampilli fuorusciti dalla testa mozzata che rimbalzò tre volte per terra, secondo la tradizione.

I cristiani raccolsero il suo corpo e lo seppellirono sulla via Ostiense dove poi fu costruita la bellissima basilica di San Paolo fuori le Mura.

Paolo scrisse 14 lettere che fanno parte della Bibbia e sono la base dei principi dottrinali della Chiesa.

Sono lettere indirizzate ai cristiani convertiti delle diverse comunità sorte nei paesi visitati da Paolo: lettere ai Filippesi, Colossesi, Galati, Corinzi, Romani, Ebrei, Tessalonicesi, Efesini ed anche lettere scritte ai singoli discepoli a Tito, Timoteo, Filemone.

Paolo annuncia il Vangelo definendolo così: "io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo".


Perché la Chiesa celebra in unica festa i Santi Apostoli Pietro e Paolo patroni di Roma il 29 giugno?

Perché sono i fondatori della cristianità, ovvero per questi 5 motivi:

1) Sono i fondatori della Chiesa di Roma.
Gesù disse: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherà la mia Chiesa”.
Dopo queste parole, Pietro passò ad essere la “pietra” della Chiesa e promise che avrebbe guidato il gregge di Dio, il Popolo di Dio, nonostante tutte le sue debolezze umane.
Immediatamente dopo la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo, Pietro assunse con piena responsabilità e umiltà l’incarico di Vicario di Cristo in Terra, divenendo la figura di riferimento tra gli apostoli e mantenendo viva la vera fede nei suoi discepoli.
Paolo, ai più conosciuto come Saulo da Tarso prima della sua conversione, divenne l’apostolo dei gentili e dedicò il resto della sua vita alla predicazione del Vangelo rivolta ai popoli del mondo mediterraneo.

2) Sono le due colonne spirituali della Chiesa
Nel 2015, Papa Francesco disse che San Pietro, San Paolo e la Vergine Maria sono i nostri compagni di viaggio nella ricerca di Dio; sono la nostra guida nel cammino verso la fede e la santità; loro ci spingono verso Gesù per compiere tutto ciò che Lui ci chiede.

3) Entrambi morirono a Roma
San Pietro e San Paolo sono stati entrambi imprigionati e martirizzati nel Carcere Mamertino, detto anche Tullianum, probabilmente il carcere più antico di Roma, dove inoltre, proprio Pietro, in quanto Capo della Chiesa, battezzò 47 persone tra detenuti e carcerieri.
San Pietro trascorse i suoi ultimi anni di vita a Roma cappeggiando la Chiesa durante la persecuzione, fino al giorno del suo martirio nell’anno 64.
Fu crocifisso a testa in giù per proprio volere, perché non si considerava degno di morire come il suo Maestro.
Fu seppellito sul Colle Vaticano, dove ora sorge la Basilica di San Pietro, costruita proprio intorno alla sua tomba.
San Paolo morì decapitato nell'anno 67 ed è tuttora sepolto a Roma, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura.

4) Sono i patroni di Roma
Lo stesso Papa Emerito Benedetto XVI, in un’omelia del 2012 pronunciata per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, dichiarò i due apostoli "patroni principali della Chiesa di Roma".
La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo.”

5) Sono l'esatto opposto di Caino e Abele e di Romolo e Remo
Nella stessa omelia Benedetto XVI precisa: “Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma.
Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l'effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l'uno dall'altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro.”


Paolo nell'Arte è rappresentato, secondo il gusto degli artisti, anziano con barba e baffi, o calvo e con una corona di capelli.

Paolo è protettore dei cordai e dei cestai, invocato contro le tempeste in mare, i morsi dei serpenti e contro la cecità.

Il suo attributo è la spada, con la quale fu martirizzato.


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Galleria dipinti di San Paolo





san paolo di michelangelo caravaggio
Michelangelo Caravaggio





san paolo jusepe de ribera
Jusepe de Ribera





san paolo giulio licinio
Giulio Licinio





san pietro e paolo di guido reni
San Pietro e Paolo di Guido Reni

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san paolo di vittore carpaccio
San Paolo di Vittore Carpaccio





san paolo predica
Predica di San Paolo





san paolo battesimo di pietro da cortona
Battesimo, di Pietro da Cortona



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Libri sul tema San Paolo

San Paolo. Tradizioni del culto in Sicilia
Torre Sebastiano, 2005, A & B
Il martirio di san Sebastiano
D'Annunzio Gabriele, 2010, Palomar
La freccia e la palma. San Sebastiano tra storia e pittura con 100 capolavori dell'arte
Danieli Francesco, 2007, Edizioni Univ. Romane
Il martirio di San Sebastiano di Pietro Perugino a Panicale
Lunghi Elvio, 2005, Effe
Il San Paolo di Leon Battista Alberti
1994, Olschki