In Venezia del Trecento un artista ignorato dal tempo intreccia oro, visioni apocalittiche e tradizione bizantina: è la luce segreta di Jacobello Alberegno
Jacobello Alberegno, pittore italiano attivo a Venezia nella seconda metà del Trecento, morì prima del 1397. Di lui si conoscono pochissime notizie certe, ma la sua figura è fondamentale per comprendere la transizione dalla pittura bizantina alla nascente sensibilità giottesca in laguna.
L’unica opera firmata di Alberegno è un trittico con Cristo crocifisso tra la Vergine e San Giovanni, affiancato da San Gregorio e San Girolamo, oggi conservato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia. È un dipinto di piccole dimensioni ma di grande raffinatezza, dove il gusto per l’oro e la linearità delle figure si intrecciano con una prima ricerca di spazialità e volume. La tavola testimonia l’equilibrio raggiunto dall’artista tra la tradizione bizantina e le nuove suggestioni padovane.
Lo stile di Jacobello Alberegno mostra infatti come la pittura veneziana di fine Trecento stesse lentamente aprendosi ai principi prospettici e naturalistici introdotti da Giotto e da Giusto de’ Menabuoi, attivo a Padova negli stessi anni. È probabile che Alberegno avesse visto da vicino i loro cicli di affreschi, integrandone le lezioni nella sua produzione.
Un’altra opera a lui attribuita con solidi argomenti è il Polittico dell’Apocalisse, proveniente dalla chiesa di San Giovanni Evangelista a Torcello e oggi anch’esso alle Gallerie dell’Accademia. Datato intorno al 1390 e riconosciuto come suo lavoro dallo storico dell’arte Roberto Longhi, il polittico racconta in più pannelli le visioni di San Giovanni attraverso scene luminose e drammatiche, come la Meretrice di Babilonia e il Giudizio Universale. La struttura dorata, la preziosità dei colori e la tensione narrativa rivelano un artista capace di fondere mistica e costruzione razionale dell’immagine.
Con la sua pittura intensa e solenne, Jacobello Alberegno rappresenta uno degli ultimi grandi testimoni della stagione bizantina a Venezia e, insieme, uno dei primi protagonisti del suo superamento. Le sue opere, rare ma di altissimo valore, conservano il fascino sospeso di un’epoca che si stava aprendo al Rinascimento.
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