Dal prossimo anno, le buste paghe di alcuni lavoratori lieviteranno. Chi saranno i beneficiari del provvedimento?
Oltre alla novità del blocco dell’età pensionabile per alcune categorie di lavoratori, come gi addetti alle mansioni usuranti e alle attività notturne, la prossima Manovra finanziaria prevede dei meccanismi per apportare degli incrementi agli stipendi.
Il fulcro della riforma riguarda i premi di produttività. Tra il 2026 e il 2027, è previsto un taglio dell’imposta sostitutiva dal 5% all’1%, su un tetto massimo che sale da 3 mila a 5 mila euro. Di conseguenza, ci sarà un risparmio di 64 euro per i lavoratori interessati. Ma, in realtà, la misura desta una serie di perplessità.
L’aumento in busta paga di 64 euro, secondo i dati che emergono dal Rapporto CNEL 2025, non sarebbe sufficiente per rilanciare la produttività, che si pone allo 0,2% rispetto all’1,2% dell’Unione Europea.
Il motivo di questa disparità, secondo il CNEL, è da rinvenire nella circostanza che la creazione dell’occupazione sta interessando solo alcuni settori e, in particolare, quelli a basso valore aggiunto (ad esempio, l’edilizia, l’assistenza, la ristorazione). Al contrario, non si sta più investendo in comparti essenziali per la crescita, come l’informatica, lo sviluppo e la ricerca.
Per il 2026, inoltre, verrà introdotta una tassa del 15% sulle maggiorazioni relative a turni, lavoro notturno e festivi, fino a una soglia di 1.500 euro e per coloro che hanno un reddito fino a 40 mila euro. Per i dipendenti pubblici non dirigenti con reddito fino a 50 mila euro, invece, la soglia sarà di 800 euro. Ma è prevista anche l’introduzione di una flat tax del 5% sugli aumenti legati al rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro stipulati nel 2025 e nel 2026, per i dipendenti che hanno una paga fino a 28 mila euro.
In realtà, chi esulta per l’aumento degli stipendi di 64 euro ignora un problema più volte sollevato dal Rapporto CNEL: il “ritardo strutturale nelle competenze digitali“. Attualmente, soltanto il 16% dei dipendenti ha adeguate conoscenze tecnologiche e informatiche, mentre nel resto d’Europa, come Germania e Francia, la percentuale è molto più elevata ed è pari a circa il 30%. Di conseguenza, la carenza di produttività sarebbe rinvenibile nella mancanza di idonea competenza. Se non si investe nella ricerca e nella formazione dei lavoratori più giovani, la situazione è destinata a peggiorare inesorabilmente nei prossimi anni. In tale ottica, la riduzione della tassazione sui premi di produttività appare insufficiente sul lungo periodo e l’innalzamento dei 64 euro sullo stipendio non servirà a rafforzare la competitività del nostro Paese.
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