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Selezione di poesie di Remigio Zena
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E i tuoi capelli
Eran per me una bionda poesia,
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RIMPIANTO
Rammenti ancor che un brivido
Mi guizzò nello vene
Quando te, donna, udii, te, mia vainiglia,
Dirmi: ti voglio bene?
Oh non furono allor più per me solo,
Né ignudi e monchi i versi come prima.
Candide strofe mie, spiccate il volo,
Ho trovato la rima!
T'amavo! i tuoi capelli
Eran per me una bionda poesia,
Il firmamento dei tuoi occhi belli
Un'armonia,
Ed abbruciavan come nuovo olibano
I desideri profumati d'ambra
Che salivano a te, sultana splendida
Nel tuo piccolo Alhambra.
Te ne ricordi?
ubriaco di sole
M'eran l'ore fugaci
Bevendo l'onda delle tue parole,
L'aroma dei tuoi baci,
Ed, assorto nel tuo magico nimbo,
Dimenticando le cose terrene,
Ti rispondevo sempre come un bimbo:
Ti voglio bene.
Oh tu sai perché ho l'anima sì negra,
Perché sono vigliacco e perché piango,
Donna cui fece desolata ed egra
La nostalgia del fango.
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EUTERPE
Come i monelli van dei bersaglieri
Seguendo la fanfara,
Marcando il passo pettoruti e fieri,
Così a voi vanno dietro volentieri,
A voi, madonna Clara,
Birichini e orgogliosi i miei pensieri.
Siete tutta una musica d'argento,
Un sospiro di vento
Tra le piante di rosa, un'armonia
Di baci e poesia.
E dietro a voi mi trascinate, o mia
Limpida sinfonia,
In fondo al precipizio e son contento
Perché sol io vi sento.
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Tra le piante di rosa, un'armonia
Di baci e poesia.
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È effetto della musica tedesca
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PROFANO!
Perché, signora, sempre me chiamate
A voltarvi la musica sul piano?
Le vostre dita bianche e affusolate,
Saltellanti sui tasti in modo strano
Da parer salamandre indiavolate,
Le ammirai da vicino e da lontano:
Sulla faccia e nel cuor porto stampate
Le morbidezze della vostra mano!
È effetto della musica tedesca
Se la vista si annebbia, o dell'amore
Se confondo i dïesis coi bemolle?
Ch'io rimanga a seder non vi rincresca:
È meno turca, udendola in panciolle,
La sonata di Bach in la minore. |
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SUSANNA D'ANGE
Anche a voi manderò l'ultimo addio
A voi che foste la mia fata buona,
Ma del cuor riluttante si sprigiona
Perché ancor non so intendere l'oblio.
Col corpo e la coscienza sul velluto
Rompete fede al cener di Sicheo
Tutti i giorni ed io - ultimo venuto -
Credevo in Imeneo!
Oh non verrò a turbar la vostra festa
Col lugubre gridìo della cornacchia;
Troppo sapete ben coprir la macchia
Perché la gente non vi creda onesta,
E a scorno del maligno che sospetta
Vi fabbricate il pudore ufficiale.
Susanna d'Ange ha l'arte e la ricetta
Del cold-cream verginale. |

Anche a voi manderò l'ultimo addio
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M'insegnerai a scrivere
I canti dell'amore e del perdono. |
LA RESURREZIONE
Domani è Pasqua. Ridon le azalee
Nelle giovani aiuole,
Di speranza e di sole
Illuminate, ridono le idee.
L'organo canta, squilla la fanfara
Nel mio cuore risorto,
Oh benedetto il morto
Che le tavole infrange della bara!
Vivo! vivo alla luce dell'amore
Che squarciò la mia notte,
Delle funeree lotte
È l'amor che m'ha fatto vincitore.
Come è serena questa vita mia
Tanto ieri sprezzata
Ed oggi avviluppata
Da una gloria di raggi e d'armonia!
Vasti orizzonti, splendide visioni
L'entusiasmo m'accenna,
Sgorgano dalla penna
Nuovi metri e nuovissime canzoni.
Pace a voi, miei fratelli; non v'assorda
L'urlo del baccanale?
Lassù c'è l'ideale,
Oh fratelli, oh poeti : sursum corda!
Pace, o Stecchetti; il tuo livido canto
Non sarà mai di festa?
In mezzo alla tempesta
Mai ti consola l'iride del pianto,
Del pianto che dileguasi in preghiera
E in letizia si muta?
Anche per te venuta
È l'ora di cantar la primavera.
Risuscitato al dì, com'io lo sono,
E beato di vivere,
M'insegnerai a scrivere
I canti dell'amore e del perdono.
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Remigio Zena, Nato
nel 1850 a Torino da una nobile famiglia genovese, Remigio Zena è
pseudonimo di Gaspare Invrea.
Dopo un’educazione di impostazione reazionaria e cattolica che lo
spinge addirittura ad arruolarsi come volontario presso gli Zuavi
del Papa, si laurea in giurisprudenza nel 1873 ed entra nella
magistratura ricoprendo vari incarichi in diverse città italiane.
Ha attraversato i movimenti letterari più significativi del suo
tempo, dai primi entusiasmi per la scapigliatura e dal successivo
movimento verista fino agli ultimi approdi decadenti.
La fase scapigliata
Collaboratore della rivista “Frou-Frou” per la quale collaborava nel
1884 partecipa alla battaglia di rinnovamento della letteratura
italiana respingendo però gli eccessi esasperati e le visioni
angoscianti proprie della Scapigliatura
Il suo esordio è abbastanza deludente: nel 1878 pubblica “La
carriera di Natalino”, in cui si sente ancora la mancanza della
lezione del Verismo: i fatti sono riferiti con un linguaggio molto
colto e gestiti dallo scrittore dall’alto, intervenendo direttamente
con giudizi personali, con tanto di rimproveri ai lettori
Nel 1879 pubblica altre due novelle: “Ismail”, racconto ispirato ai
miti orientali e “Serafina”, novella “sociale” che verrà in seguito
revisionata profondamente dopo l’impatto col verismo e sarà una
delle quattro novelle facenti parte di “Anime semplici – storie
umili”.
Durante la vita, questo scrittore scrive ancora romanzi e racconti
che lo portano a collocare il suo modo di raccontare fra i veristi,
ma a differenza del Verga, Zena usa spesso lo strumento dell’ironia
per intervenire indirettamente, “coprendo spazi per una ricomparsa
sotto mentite spoglie del punto di vista dell’autore”.
Remigio Zena si contrappone al Verga proprio nel giudicare diritto
dell'autore di giudicare le azioni dei suoi personaggi, ancora con
intenti moraleggianti anche se temprati da una gustosa ironia che è
costante anche nelle sue poesie.
Da vero Verista Zena rifiuta dell’inverosimiglianza ed è sensibile
alla esigenza della verità che impone agli scrittori di far parlare
i loro personaggi in modo non arbitrario, mantenendo l’attenzione
all’ambiente e alla tematica regionalistica, genovese nel suo caso,
tanto che lo pseudonimo Zena vuol dire Genova in dialetto.
Da ricordare sono le sue opere Poesie grigie (1880), Olympia (1892,
La bocca del lupo (1892), Le pellegrine (1894) e L'apostolo (1901).
Remigio Zena muore a Genova nel 1917.
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