Biografia e vita di Pietro Vannucchi, detto Perugino (1448-1523)
Albertini, nel 1510, parla di
Pietro Vannucci detto il Perugino, nato,
in realtà, a Città della Pieve, luogo sotto il dominio di Perugia.
Unanimemente considerato il massimo esponente della pittura umbra del XV
secolo, il Perugino rappresenta appieno la compagine artistica
dell'umanesimo.
Pittore di grande fama al tempo suo, ma anche molto criticato da artisti
a lui successivi, Perugino inizia presto la sua attività, diventando
discepolo di Piero della Francesca.
Nel 1472 s'iscrive alla Compagnia di San Luca a Firenze ed entra a far
parte della bottega di Andrea del Verrocchio.
Qui frequenta Leonardo Da Vinci, suo compagno di studi, a cui per motivi
spirituali e caratteriali è spesso assimilato.
Nessuna opera di certa attribuzione risulta anteriore al 1478, anno nel
quale il pittore affresca la chiesa parrocchiale di Cerqueto, di cui
oggi non resta che qualche frammento, rappresentante San Sebastiano.
E' la partecipazione alla più grande impresa decorativa del tardo
Quattrocento italiano a rappresentare una svolta nella sua attività.
Giunto a Roma nel 1479, fra il 1481 e il 1483 - sotto incarico di Sisto
IV ed insieme ad artisti del calibro di Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo
Rosselli - affresca la finta pala d'altare della Cappella Sistina,
alcuni riquadri con "Storie" di Mosé e di Cristo, e la celebre "Consegna
delle chiavi a San Pietro".
L'opera è un capolavoro e influenzerà fortemente Raffaello.
Questo momento artistico segna l'inizio d'una brillante carriera,
procaccia al giovane pittore molti lavori, gli procura una solida fama e
denaro sufficiente per quasi tutta la vita.
Per assolvere a tutte le commissioni artistiche che gli provengono da
ogni parte d'Italia, apre due botteghe, a Firenze e a Perugia, mettendo
all'opera il suo talento organizzativo ed imprenditoriale più che quello
artistico.
Quest'ultima attività, infatti, procede con più lentezza (Isabella
d'Este, marchesa di Mantova, aspetta ben 5 anni per il dipinto "Lotta
fra Amore e Castità") ed il suo stile s'impone in modo pedissequo agli
allievi, divenendo presto stanco e un po' di maniera.
Questo però non gli impedisce di ottenere fama di "maestro singolare, et
maxime in muro" e di essere considerato "il meglio mastro d'Italia",
almeno dai suoi contemporanei.
Per assolvere a tutte le commissioni artistiche che gli provengono da
ogni parte d'Italia, apre due botteghe, a Firenze e a Perugia, mettendo
all'opera il suo talento organizzativo ed imprenditoriale più che quello
artistico.
Verso la fine del Quattrocento realizza opere per committenti
fiorentini, tra le quali la "Madonna che appare a San Bernardo" (1493),
il ritratto di "Francesco delle Opere" (1494), il "Compianto su Cristo
Morto" (1495), la "Crocifissione ad affresco nella chiesa di Santa Maria
Maddalena dei Pazzi (1495-96), la grande pala di Vallombrosa (Firenze,
Galleria degli Uffizi, 1500), il polittico dell'Annunziata (Firenze,
Galleria dell'Accademia, 1505-07).
Molti anche i committenti umbri: a Perugia dipinge la pala dei Decemviri
(1495), i polittici di San Pietro (1496) e Sant'Agostino (1510-20), lo
Sposalizio della Vergine per la cappella del Sant'Anello in Duomo
(1503-04), gli affreschi nella Sala dell'Udienza del Collegio del Cambio
(1498-1500).
Molte sue opere sono presenti in altre città, da Bettona a Corciano, da
Foligno a Montefalco, per citarne solo alcune.
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Perugino viaggia molto, si sposta di città in città, forse spinto da
quella che il Vasari non esita a definire avidità.
Molta della committenza alla fine si stanca dei suoi schemi compositivi,
anche per il nascente interesse nei confronti d'una nuova generazione di
artisti quali Fra' Bartolomeo e Andrea del Sarto.
L'inizio del Cinquecento segna un lento declino per l'artista, che muore
di peste nel febbraio del 1523, lontano dall'amata Firenze, come dal
successo e dagli onori del passato. |
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