Biografia e vita di Paolo Veronese (1519-1594)
Paolo Caliari detto il Veronese nasce a Verona nel 1528, da Gabriele "spezapreda"
('scalpellino') e Caterina.
La sua formazione avviene, a partire dal 1541, presso la bottega del
pittore Antonio Badile, dove apprende un elemento destinato a divenire
preziosa costante del suo stile: il disegno che contorna zone di
superficie colorate e giustapposte -già riscontrabile nelle prime opere
realizzate nella città scaligera, come la "Pala Bevilacqua-Lazise" - e
rivela, oltre ad una complessità costruttiva di stampo manierista, anche
un nuovo e personale senso della luce e del colore.
Nel 1551 approda a Venezia (dove resterà fino alla morte, avvenuta nel
1588), entrando con decisione nel vivo della pittura locale grazie alla
realizzazione, per la Chiesa di San Francesco della Vigna, della "Pala
Giustiniani" ed alla decorazione - a partire dal 1553 - dei soffitti
della Sala del Consiglio dei Dieci, all'interno di Palazzo Ducale, che
consisteranno in una serie di tavole di soggetto mitologico o allegorico
(due delle quali oggi conservate presso il Louvre di Parigi) di chiara
ascendenza michelangiolesca e manierista.

Sala del Consiglio, Palazzo Ducale, Venezia
Agli anni immediatamente successivi va ascritto l'inizio degli affreschi
per la Sagrestia e la Chiesa di San Sebastiano, cui attende, a più
riprese, per circa quindici anni e che costituiscono uno dei suoi
vertici artistici, nonché uno dei maggiori cicli pittorici del
Cinquecento veneziano. Le "Storie di Ester", tre grandi tele dipinte per
il soffitto della navata, evidenziano una monumentalità ed un vigore
luministico che fanno già presagire i fulgori della maturità artistica.
La "Cena in Emmaus" (Museo del Louvre, Parigi), del 1560 circa, inaugura
una serie di composizioni, le cosiddette "Cene", in cui il soggetto
sacro - come ne l'"Ultima Cena", le "Nozze di Cana", la "Cena in casa di
Simone" e il "Festino in casa di Levi" - si traduce in una spettacolare
festa signorile.
Intorno al 1560-61 è databile il ciclo d'affreschi che orna la "Villa"
di Maser, di cui il Palladio ha appena ultimato la costruzione per conto
dei fratelli Marcantonio e Daniele Barbaro: la rappresentazione di miti
degli dei della classicità conosce qui un'estrema naturalezza, scevra da
qualsiasi significato educativo in conformità con l'indirizzo
umanistico, e si contrassegna per uno straordinario accordo musicale di
luci e di colori.
Nel 1566 Veronese dipinge nella sua città natale la grandiosa pala
dell'altare maggiore di San Giorgio in Braida, il "Martirio di San
Giorgio", e, per la medesima chiesa, "San Barnaba guarisce gli ammalati"
(Museo di Belle Arti, Rouen).

Villa Barbaro a Maser (TV)

La villa è stata costruita da Andrea Palladio per i
fratelli Daniele e Marcantonio Barbaro
a Maser in provincia di Treviso
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Sempre più impegnato in grandi tele sacre, negli anni della maturità
realizza, oltre a "Nozze mistiche di Santa Caterina" (1575), le due
grandi tele della Sala del Collegio in Palazzo Ducale: "Virtù e
Allegorie di Venezia" (1575-77) ed il successivo "Trionfo di Venezia",
nella Sala del Maggior Consiglio.
Nell'ultimo decennio d'attività, Veronese ammorbidisce il colore, in un
evidente accostamento alla pittura tizianesca, e volge ad accenti più
patetici ("Orazione nell'Orto", Milano, Brera); in opere tarde, come la
"Lucrezia" del Kunsthistorisches di Vienna, si avvertono già i segnali
di una sensibilità luministica prebarocca. |
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