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Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio, nacque a Firenze l'11 Gennaio
dello stesso anno di nascita di Lorenzo de’ Medici, il 1449.
Appartenente ad una benestante e numerosa famiglia di artigiani,
Domenico, comincia a lavorare come orafo presso la bottega del
Verrocchio, ma la passione del giovane apprendista sono la pittura e,
soprattutto, il mosaico tanto che, presto, si ritrova allievo di Alessio
Baldovinetti, un famoso affrescante e maestro di mosaico.
Sono ricordati con il soprannome di Ghirlandaio anche i fratelli di
Domenico, David e Benedetto ed il figlio Ridolfo, tutti pittori che lo
affiancano in molti lavori.
Uno dei primi affreschi per il quale Domenico Ghirlandaio viene
ricordato nella storia dell'Arte italiana, sono quelli della Collegiata
di Santa Fina a San Gimignano (1475).

Nel 1481, il Papa Sisto IV lo chiama a Roma con Cosimo Rosselli,
Sandro Botticelli e Perugino per dipingere nella Cappella Sistina la "Vocazione
di Pietro e Andrea".
La Cappella doveva essere dipinta con dieci storie entro il 15 marzo
1482, pena una multa colossale.
Domenico Ghirlandaio vi lavora instancabilmente con i suoi numerosi
collaboratori e riesce a rispettare la scadenza e, oltre al paesaggio
ripreso con grande cura, vi dipinge una grande folla di personaggi presi
pari pari dal bel mondo fiorentino.
Il pittore fu il creatore di moltGalleria opere d'arte la cui produzione resta ristretta in poco più di una decina d'anni, dal 1480 al 1491.
Le rappresentazioni pittoriche di Domenico Ghirlandaio, che risultano
talvolta un po' statiche, non dimostrano limitatezza nei mezzi
espressivi, ma riflettono il gusto dell'epoca e, in particolar modo, dei
committenti.
Tornato a Firenze, Domenico Ghirlandaio affresca nel 1485 la Cappella Sassetti in Santa Trinità e nel 1486 La Pala con "L'Incoronazione della
Vergine".
Con Domenico Ghirlandaio, fra gli anni 1485 e 1490, collabora il
fratello Davide per i famosi affreschi de "Le Storie della Vergine e del
Battista" situate nel coro della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.
Molto probabilmente a quel lavoro collabora anche Michelangelo
Buonarroti che era a bottega da lui dal 1488.

Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzano le sue opere, la sua abilità nel ritratto, che usò spesso per immortalare i più
famosi personaggi della Firenze dell'epoca, ne fecero un artista molto richiesto, tanto che diversi esponenti della borghesia cittadina
divennero suoi mecenati
Ghirlandaio eseguì affreschi e dipinti di soggetto religioso, più
richiesti in assoluto, ma introducendo nella composizione scene di vita
fiorentina, ritratti di personaggi contemporanei e, soprattutto, ambienti interni ed esterni reali e fedelissimi.
Domenico Ghirlandaio, aderendo all'idea del suo tempo, che l'arte
classica è un'arte naturalistica e che lo scopo dell'arte è imitare la
natura, dipinge precise rappresentazioni dei panorami che lo circondano: alberi e montagne, case ed animali, ripresi con un
verismo commovente e finalmente libero dalla durezza della pittura fiamminga che aveva ravvivato l'arte italiana con colori
brillanti, ma l'aveva anche irrigidita.
Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi della sua epoca, iniziò ad includere sempre più spesso il proprio viso nelle sue
opere, riconoscibili perché guarda lo spettatore o per la posizione fiera, nella quale si ritrae.
Altri autoritratti sono riconoscibili per confronto con altre opere nelle
quali si ritrae vicino a membri della sua famiglia, come il cognato Sebastiano Mainardi, il fratello David o il padre Tommaso Bigordi.
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Domenico Ghirlandaio, che morì di peste a Firenze nel 1494, negli ultimi anni della sua vita non si arrampicò più su impalcature per
affrescare pareti di chiese, ma lavorò più volentieri nella sua bottega davanti ad un cavalletto.
Ci rimangono da ammirare, esposte al Louvre di Parigi, "l'Adorazione dei
Magi", il "Vecchio e nipote", la "Visitazione" ed alcuni ritratti
femminili. |
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