Biografia e vita di Benozzo Gozzoli (1421-1497)
Benozzo Gozzoli,
conosciuto anche come Benozzo
di Lese, nacque nel villaggio di Sant’Ilario a Colombano,
nell’area di Badia di Settimo intorno al 1421.
Nel 1427 il nonno e il padre di Benozzo, si trasferirono, con altri
congiunti a Firenze, dove ebbe inizio la sua formazione professionale
che, se prestiamo fede alla biografia a lui dedicata dal pittore e
storico aretino
Giorgio Vasari, può essersi svolta sotto la guida del domenicano fra
Giovanni da Fiesole, (il Beato Angelico), insieme al quale lavora
per un decennio.
come sono incerti gli esordi della carriera artistica di Benozzo, ci è
sconosciuta la data in cui si iscrive alla
Corporazione dei Pittori.
Benozzo cresce dal punto di vista professionale in un’epoca fondamentale
per lo sviluppo dell’arte e della storia fiorentina.
Negli anni tra il 1430 e il 1440 lavoravano a Firenze i pittori più noti
e creativi: Fra’ Angelico,
Filippo Lippi,
Paolo Uccello, Domenico
Veneziano e Piero
della Francesca.

Nel 1434 Cosimo de’ Medici rientrò dall’esilio, divenendo virtualmente
il signore di Firenze.
Ben presto egli intraprese la ricostruzione di
San Marco, cacciando i
monaci Silvestrini e insediando al loro posto i
Domenicani di Fiesole, di cui fra Angelico faceva parte.
Fra il 1438 e il 1443 fu dato corso alla decorazione degli ambienti del
convento, ed è proprio in questo grande lavoro che è possibile vedere
all’opera Benozzo accanto al maestro Beato Angelico.
Alcuni affreschi furono eseguiti in collaborazione fra i due, altri, su
progetto dell’Angelico furono eseguiti direttamente dal Gozzoli:
la
preghiera nell’Orto della cella 34, l’Uomo dei Dolori della cella 39,
la
Crocefissione con la Vergine e i santi Cosma, Giovanni Evangelista e
Pietro Martire della cella 38.
Benozzo lavora a stretto contatto con il frate di Fiesole e, questa
cooperazione artistica segna notevolmente lo sviluppo della sua arte.
L’unica parentesi al di fuori di questa collaborazione è quella che gli
viene offerta il 24 gennaio 1444, quando Benozius Lesis, pictor populi
Sancti Frediani de Florentia firma un contratto con Lorenzo e Vittorio Ghiberti in cui si impegna
a lavorare con loro, per tre anni, alla Porta orientale del
Battistero di Firenze, oggi nota come Porta del Paradiso.
Il compenso fissato e il fatto che fosse pagato in fiorini d’oro indica
l’alto livello professionale che aveva raggiunto; il contratto non
specifica le sue mansioni, ma è probabile che egli fosse più che un
semplice assistente, eseguendo forse interamente il pannello con la
Storia di David.

Benozzo, il 23 maggio
del 1447, è a Roma, ancora insieme all’Angelico, convocato da papa
Eugenio IV che gli commissiona gli affreschi della
Cappella di San Pietro, ora perduti.
Per il nuovo papa Benozzo si impegna, fino al giugno del 1448, alla
decorazione della Cappella di papa Niccolò V, detta Cappella Niccolina,
nei Palazzi Vaticani, con scene della vita dei protomartiri
Stefano e Lorenzo.
Questo lavoro segna per il pittore una tappa notevole nella sua crescita culturale e professionale, tanto da
permettergli altre
attività indipendenti dalla corte papale, come dimostra lo stendardo con la Madonna
benedicente col Bambino, dipinto per Santa Maria sopra Minerva, gli
affreschi della Cappella Nuova nel duomo di Orvieto.

Nel 1449 Benozzo termina gli affreschi delle volte della Cappella di San
Brizio nella cattedrale di Orvieto, con il tema del
Giudizio Universale, conclude il suo
sodalizio con l’Angelico ed incomincia a lavorare per i Francescani
nella decorazione del monastero di San
Fortunato a Montefalco.
Per alcuni anni Benozzo Gozzoli continua a lavorare in Umbria, ancora a
Montefalco, nella chiesa di San Francesco (Cappella di San Gerolamo e
affreschi con Storie della vita di San Francesco nella tribuna).
Gli affreschi sono commissionati da un colto committente, teologo e
predicatore “Fra’ Jacopo da Montefalco dell’ordine dei Frati Minori”.
Il tema degli affreschi di Montefalco è il leit motiv dell’ordine dei
teologi Franciscus alter Christus secondo la
Legenda Maior di Bonaventura.
Nel ciclo di San Fortunato, Benozzo dimostra di essere pittore completo,
aggiornato sui modelli rinascimentali toscani.
Rimangono alcune pitture
murali frammentarie e la Pala per l’Altare Maggiore, raffigurante la
Madonna della cintola, oggi nei Musei Vaticani, dove l’artista manifesta
la raggiunta indipendenza d’invenzione e di composizione.
Ma è con la decorazione dell’abside della chiesa gotica di San Francesco
che l’artista tocca l'apice della sua fama in Umbria.
Gli affreschi, che
narrano le Storie della vita di San Francesco, si sviluppano per fasce
sovrapposte e lunette in una distesa ed originale narrazione.
Nella medesima chiesa resta la decorazione murale della
Cappella di San
Girolamo con le Storie del santo nelle pareti laterali e un finto
polittico alla parete d’altare.
Le pitture murali di San Francesco, valorizzate dall'ultimo restauro, segnarono l’affermazione personale di Benozzo il quale, oltre
ad apporre firme e date, non rinunciò ad esprimere la propria
soddisfazione nell’esametro latino "QVALIS SIT PICTOR PREFATVS INSPICE
LECTOR".

Gli affreschi eseguiti per l’Ordine francescano accrebbero velocemente
la sua fama e nel 1453 fu chiamato dalle Clarisse di Viterbo a dipingere
le storie della Beata Rosa, della quale veniva proposta con ardore la
canonizzazione.
Per immortalare la storia della sua vita le monache
commissionarono a Benozzo un vasto ciclo di affreschi che ricopriva le
pareti della chiesa viterbese.
Purtroppo i dipinti furono distrutti nel
1632, quando la chiesa fu ampliata, privandoci così di una delle prove
più significative per la comprensione della sua arte.
In questi anni il pittore non si dedica solo ai grandi cicli di
affreschi; per Montefalco, oltre alle opere già ricordate dipinge una
tavola con Sant’Orsola, oggi nella National Gallery di Washington, la
Madonna dell’Umiltà col Bambino tra i
Santi Francesco, Bernardino e il
donatore, proveniente dalla chiesa di San Francesco e infine, 1456, la
Pala della Sapienza Nuova, destinata all’omonimo Collegio perugino.
Dopo anni di assenza dalla sua città, nel maggio del 1459 Benozzo torna
a Firenze, dove lo stesso anno si sposa con Maddalena, figlia di un
mercante di tessuti, con la quale vivrà almeno fino al 1495, e che gli
darà nove figli, fra cui Francesco e Alessio che divennero artisti a
loro volta.
I cambiamenti nella sua vita non furono solo personali: nel luglio dello
stesso anno cominciò la decorazione della cappella del Palazzo Medici,
in via Larga, con il favoloso racconto del Viaggio dei Magi, massima
testimonianza dell’arte di Benozzo, interprete insuperato delle
aspirazioni nobiliari della famiglia.
Il rapporto dell’artista con i Medici può aver portato, due anni dopo,
alla commissione per la Pala della Purificazione, una delle ultime opere
eseguite dall’artista prima di lasciare Firenze, nel 1464, per San
Gimignano, ove operò per i successivi tre anni.
Il soggiorno nella
cittadina segna il periodo più produttivo della sua carriera.
A Sant’Agostino egli affrescò l’unico ciclo riconosciuto della vita del
Santo nel Rinascimento toscano, ed eseguì o progettò molte altre
commissioni che alla sua partenza, nel 1467, avevano profondamente
cambiato lo stato dell’arte della città, così come era avvenuto in
precedenza per Montefalco.
Anche in questo periodo continuò a lavorare
su commissioni esterne alla città, come dimostra la tavola con il
Matrimonio mistico di Santa Caterina di Terni.

Per lui stesso questi anni furono cruciali per consolidare la sua
comprensione della narrazione sacra e la sua tecnica; la popolarità
raggiunta gli
consentì di organizzare una bottega efficiente, fondamentale nel momento
in cui si avviò ad eseguire la commissione più ambiziosa di tutta la sua
carriera: gli affreschi per il Camposanto di Pisa.
Dall’inizio di questi lavori fino al 1495 Benozzo fece di Pisa la sua
residenza e il centro delle sue attività; per oltre un quarto di secolo
il maestro diresse una bottega che eseguì un grande numero di opere,
pale d’altare, affreschi, tabernacoli stradali e gonfaloni, per la città
e i suoi dintorni.
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La sua partenza da Pisa per Firenze nel 1495 fu dettata solo da motivi
politici: con la discesa dei francesi di Carlo VIII in Italia e la cacciata dei
Medici, ormai anziano e privo di protezione, vi rimase solo alcuni mesi
per trasferirsi ben presto a Pistoia dove già risiedevano i figli
Francesco, suo collaboratore e Giovan Battista, magistrato.
Restano di questo ultimo periodo due importanti dipinti su tela che denunciano
una interpretazione più severa della pittura sacra, forse sollecitato
dalla religiosità ardente e tragica del Savonarola, la
Deposizione dalla
Croce e la Resurrezione di Lazzaro.
Benozzo Gozzoli morì a Pistoia, sembra di peste, il 4 ottobre 1497. |
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