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Gustave Courbet

Pittore francese realista e disegnatore

 

Biografia, dipinti, opere d'arte, quadri, libri, foto sfondi

 

 

 

I capolavori di Gustave Courbet

(sfondi formato desktop 1024x768 scaricabili gratis)

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Baia con scogliera (1869)

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Barche da pesca sulla spiaggia

di Deauville (1866)

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Tramonto sul lago Leman

(1874)

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Marina di Saint Aubin (1872)

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Spiaggia a Trouville in bassa marea (1865)

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Castello di Chillon (1874)

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Castello di Thoraise (1865)

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Ruscello ombroso (1865)

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Gruppo di cervi

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La foresta in autunno

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Studio per Paesaggio con cascata (1877)

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Fanciulle in riva alla Senna
(1857)

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Funerale a Ornans (1849)

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Gli spaccapietre

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Contadini di Flagey ritornano dalla fiera (1850)

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Fanciulle del villaggio (1851)

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La volpe nella neve (1860)

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Incontro: Bon jour monsieur Courbet (1854)

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La setacciatrice di grano (1854)

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Donna in un podoscafo (1865)

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Natura morta con frutti (1871)

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Ragazza con gabbiani (1865)

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I lottatori (1852)

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Ritratto di P.J. Proudhon (1853)

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La signora di Frankfurt (1858)

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Vestizione della ragazza morta (1855)

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Ritratto di Pierre Joseph Proudhon (1865)

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Ritratto di Jo, bella ragazza irlandese (1865)

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Contadina con madras (1848)

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Uomo ferito (1844)

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Le bagnanti (1853)

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La sorgente (1868)

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Uomo disperato (1843)

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Uomo disperato, autoritratto (1844)

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Autoritratto (1848)

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Autoritratto (1842)

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L'amaca (1844)

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Donna con pappagallo (1866)

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Femmina nuda mentre dorme

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Il sonno

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La bagnante

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Lot e le sue figlie (1844)

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Studio dell'artista (1855)

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Studio dell'artista (dettaglio)

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L'origine del mondo (1866)

(vedi il commento sotto)

     
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Biografia e vita di Gustave Courbet (1819-1877)


Conosciuto anche come: Jean-Desire-Gustave Courbet.
Studente di: Antoine-Jean Gros (1771-1835).
Insegnante di: Henri Fantin-Latour (1836-1904), Hector Hanoteau (1823-1890), Olaf Isaachsen (1835-1893) 1861-1862.
Amico di: Henri Fantin-Latour (1836-1904).


(Ornans, Francia, 1819 - La Tour-de-Peilz, Svizzera, 1877)

Figlio di ricchi contadini, Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, una cittadina nella regione del Giura, nella Francia orientale. Ebbe i primi insegnamenti artistici nel Petit Séminaire di Ornana dove suo maestro di disegno fu Père Baud, un seguace del pittore neoclassico Antoine Jean Gros.

Nel 1937 Courbet partì per la vicina città universitaria di Besançon: i genitori desideravano che Gustave studiasse legge, ma egli si iscrisse subito all’Accademia, frequentando il corso di M. Flajoulot, un altro esponente del Classicismo.

Due anni dopo Courbet lasciò Besançon per Parigi che intorno alla metà del XIX secolo era diventata, oltre che la capitale europea dell’arte, il luogo di raccolta degli attivisti politici di tutte le tendenze.

Il suo soggiorno parigino ebbe un avvio tranquillo: Courbet frequentava l’atelier di M. Steuben, copiava i dipinti esposti al Louvre e consumava le sue energie nella ricerca del successo al Salon.

I primi tentativi di farsi accettare non furono molto fortunati. Tra il 1841 e il 1847 solo tre dei venticinque lavori da lui presentati passarono il vaglio della commissione esaminatrice.

Durante i primi dieci anni trascorsi nella capitale non vendette quasi nulla, tanto da dover dipendere pressoché totalmente dalla famiglia. Nello stesso periodo Courbet conobbe Virginie Binet, della quale si conosce ben poco, tranne che divenne la sua compagna e gli diede un figlio nel 1847. Nello stesso anno, finalmente, uno dei dipinti esposti al Salon attirò l’attenzione di un mercante olandese che invitò Courbet in Olanda e gli commissionò un ritratto.

Nel frattempo, a Parigi, Courbet cominciò a frequentare il poeta Charles Baudelaire, Pierre-Joseph Proudhon, Jules Champfleury e Max Buchon, cugino e amico d’infanzia di Courbet. Il gruppo si riuniva alla Brasserie Andler nella quale venne coniato il termine Realismo per indicare non solo una poetica artistica e letteraria animata dall’intento di descrivere la vita quale effettivamente è, ma anche una filosofia legata alle istanze sociali del momento.

Nel febbraio del 1848 quella società fu scossa violentemente dallo scoppio dei tumulti per la strade di Parigi. Il re, Luigi Filippo, abdicò e un governo repubblicano provvisorio prese il potere.

Courbet si schierò con l’insurrezione popolare, anche se prese poca parte alla lotta.

Nella difficile atmosfera politica del momento, il Salon rimase aperto, ma questa volta senza una commissione di ammissione e Courbet ebbe finalmente la soddisfazione di vedere dieci sue opere esposte.

Il nome di Courbet era ormai affermato e nel 1849 il suo grande dipinto "Dopo pranzo a Ornans" vinse una medaglia d’oro e venne acquistato dal governo. Quel premio ebbe una particolare importanza perché esonerò Courbet dalla procedura di ammissione ai successivi Salon. Ma l’artista avrebbe goduto per poco di questo privilegio, perché stava per esplodere la protesta contro il movimento realista.

Nel 1855, quando il governo cercò un accordo con lui, Courbet rifiutò. Questo tentativo di pacificazione ebbe luogo poiché il direttore dei Musei Imperiali, il conte di Nieuwerkerke offrì all’artista l’opportunità di realizzare un quadro di grandi dimensioni per l’imminente Esposizione Universale con l’unica condizione di presentare prima un bozzetto.

Courbet rifiutò sdegnosamente la clausola come lesiva della sua libertà intellettuale, ma non si perse d’animo e allestì una mostra personale proprio nei pressi di quella pubblica. Intitolata "Il padiglione del Realismo", conteneva una significativa scelta dei suoi lavori a partire dal 1840. Questa personale segnò anche il distacco di Courbet da molte delle persone che inizialmente avevano influito sulla sua formazione. Sconvolgimenti ci furono anche nella sua vita privata: Virginie Binet lo aveva abbandonato all’inizio degli anni Cinquanta, portando con sé il loro figlio.

Dopo il 1855 Courbet viaggiò moltissimo: a Francoforte fu trattato come una celebrità; a Etretat dipinse con il giovane Monet; tenne mostre in Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra; fu insignito di varie decorazioni, le più importanti delle quali furono una medaglia d’oro da Leopoldo II del Belgio e la croce al merito dell’Ordine di san Michele da Luigi II di Baviera, entrambe conferitegli nel 1869.

Nel 1870, alla vigilia della guerra franco-prussiana, gli fu offerta la Legion d’Onore: Courbet la rifiutò altezzosamente, in quanto la considerava un segno dell’interferenza dello Stato nell’arte. L’eco di questo gesto fece sì che, quando il governo cadde, Courbet fosse eletto presidente della Federazione degli Artisti repubblicani.

L’anno seguente fu accettato come consigliere dell’Assemblea Nazionale e in seguito fu membro della Comune. Le cariche che ricopriva lo coinvolsero nella distruzione della Colonna di Place Vendôme, un monumento eretto durante l’Impero napoleonico a glorificazione delle vittorie di Bonaparte, e quando la Comune cadde, fu arrestato e condannato a sei mesi di reclusione e a un’ammenda di 500 franchi.

Courbet iniziò a scontare la sua condanna nella prigione di Sainte-Pélagie, ma in seguito a una malattia, fu trasferito in una clinica di Neuilly. Nel 1972 morì suo figlio e per tutto l’inverno successivo Courbet fu tormentato dai reumatismi e da dolori al fegato.

Nel maggio del 1873 il nuovo governo gli ingiunse di pagare la ricostruzione della Colonna Vendôme: il costo era proibitivo e Courbet fu costretto a fuggire dalla Francia. Si rifugiò in Svizzera, a La Tour-de-Peilz, rimanendo in contatto con i dissidenti francesi e continuando a dipingere.

Ammalatosi di idropisia, morì il 31 dicembre del 1877 e fu sepolto nel cimitero locale da dove, solo nel 1919, le sue ceneri furono traslate a Ornans.

Capostipite indiscusso del realismo pittorico francese, Jean-Désiré-Gustave Courbet, si formò da autodidatta, iniziando la propria attività nel solco della tradizione romantica e dedicandosi soprattutto alla copia dal vero e al rifacimento di alcuni dipinti del Louvre.

Ben presto arrivò a rifiutare radicalmente ogni tipo di influenza e di compromissione con tutte le forme d’arte ufficiali e, nonostante sia stato sempre contrario all’insegnamento dell’arte, nel 1861 aprì una propria, singolarissima scuola, in evidente polemica con l’Accademia e le altre scuole d’arte ufficiali.

Courbet era infatti del parere che l’arte non potesse essere appresa meccanicamente, ma che fosse l’individuale risultato dell’ispirazione dell’artista. Per questo motivo, egli non impartiva mai lezioni teoriche, ma consentiva che gli alunni gli stessero accanto mentre dipingeva, al fine di apprendere i segreti del mestiere.

Courbet fu un artista senza mezze misure: la sua sete di realismo aveva radici culturali lontane e la tecnica adottata è straordinariamente innovativa e personale.

Nella scelta dei temi l’artista abbandona di colpo qualsiasi riferimento storicistico concentrandosi sui piccoli fenomeni del quotidiano, registrati con l’impersonale distacco di un osservatore oggettivo e ribadendo che il proprio scopo è quello di fare dell’arte viva, esaltando la realtà. Alcune opere in cui emerge questa visione della pittura sono “Lo spaccapietre“, “Atelier del Pittore“, “Fanciulle sulla riva della Senna“.

Il realismo di Courbet non deve indurre a credere che l’artista costruisse i suoi dipinti in modo casuale, al contrario egli dimostra una grande attenzione ai problemi compositivi anche quando la composizione sembra non esistere. Il pittore è attento alla resa realistica fino dalle prime fasi preparatorie, e il disegno assume fin dall’inizio un valore documentativo, per rispecchiare la realtà.

 

L’equilibrio compositivo e la giustapposizione dei colori vengono studiati con molta attenzione, al fine di riportare la natura ad un massimo di potenza e intensità.

La resa dei particolari rimanda all’immediatezza di Delacroix, preludendo dall’altro alla resa sintetica di Manet.

Courbet apre di fatto la strada alla fervida stagione del Realismo francese, sulla quale si innesterà poi anche tutta la straordinaria esperienza impressionista.

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L'origine del mondo (1866)

007_l_origine_del_mondo_1866Questo quadro accese polemiche ferocissime: venne messo al bando, costretto alla visione nascosta, dietro un drappo, per piacere e tranquillità dei perbenisti più viziosi.
Il taglio basso e orizzontale dell'inquadratura voluto da Courbet assimila inevitabilmente la figura femminile di cui non è possibile scorgere il volto, protagonista assoluta dell'opera, a una sorta di paesaggio antropomorfo nel quale l'umido anfratto femminile diviene la misteriosa grotta della terra-madre.

La donna è la femminilità della natura, sempre pronta a procreare eppure eternamente vergine.
A fecondarla, con lo sguardo, quell'uomo, o meglio “l'uomo”, che la sbircia dalla fessura della porta senza, però, poterla mai raggiungere.
L'enorme, silente vagina che Gustave Courbet piazza al centro del quadro "L'origine del mondo" è l'alfa di tutte le espressioni possibili.
L'alfa e l'omega sono qui, nella stessa dimora dell'assenza.
Il silenzio è l'alfa e l'omega, ma anche l'uscita dal mondo, l'apertura non detta.
Il silenzioso meccanismo che si fabbrica nell'utero de "L'origine del mondo", fonte di qualsiasi creatività, è lo stesso silenzioso meccanismo del suo disfacimento, ma è anche il vertice di suoi momenti vitali più profondi.
Il mistero, il silenzio, l'enigma, sono lo stesso: oltre la parola, oltre l'esistenza.

(Massimo Venuti)

 

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