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François Boucher, nato a Parigi nel 1703, fu affidato da suo padre,
pittore lui stesso, a François Lemoine, presso il quale però trascorse
solo pochi mesi.
In seguito eseguì dei disegni per l'incisore Cars.
Nel 1723 ottenne il primo premio di pittura dell'Accademia e si fece
conoscere dagli esperti all'Esposizione della Gioventù nel 1725.
Per uno di questi, Julienne, Boucher incise ad acquaforte, con tocco
sciolto e ispirato, 125 pezzi per L'oeuvre d'Antoine Watteau.
Nel 1727, come allievo libero, a sue spese, fu invece accolto
all'Accademia di Francia, con Carte Van Loo e Natoire.
Vi lavorò in
silenzio sino al 1731, a stretto contatto con la pittura italiana.

Al suo ritorno in Francia (1731) l'ambiente accademico gli si mostrò
subito favorevole, tanto che egli fu senz'altro accolto in Accademia
(1734) con "Rinaldo e Armida" (Louvre), nominato professore aggiunto
(1735) e infine professore titolare (1737).
A partire dal 1734,
François Boucher lavorò per la manifattura di tappezzeria di Beauvais
diretta da Oudry.
Boucher si era sposato nel 1733 con MarieJeanne Buseaux, bella,
intelligente ed essa stessa artista, che prese spesso come modella.
Dal 1734 al 1735 illustrò numerosi libri e raccolte: un bel Molière le
cui vignette furono incise da Cars e Joullain e il di Bloemaert cui egli
s'ispirò nei suoi paesaggi e nelle sue pastorali.
Ne dipinse parecchi in quel periodo, insieme a quadri biblici e
mitologici di carattere più italianizzante: "Venere che ordina le armi
per Enea" (Louvre, Il Ratto d'Europa (Londra, Wallate Coll.) a lungo
attribuito a Lemoine.
Il Salon del 1737, che è una data importante nella storia detta critica
d'arte e coincide con la morte di Lemoine, segna l'inizio del grande
periodo di maturità e l'avvio ad una produzione intensa.
Il primo incarico della corte giuntogli nel 1734 (degli ovali per la
camera della regina a Versailles) fu seguito da molti altri, destinati a
castelli reali.
Nel 1738 Boucher dipinse numerosi sopraporta per l'Hótel Soubise (Archives
Nationales).

Lavorò inoltre molto, tanto per le dimore dei ricchi aristocratici che
per quelle dei grandi finanzieri, ma la più illustre delle sue clienti
fu la favorita di Luigi XV, la marchesa di Pompadour, che lo protesse
costantemente e gli procurò degli incarichi nell'Amministrazione del Re.
Ben presto Boucher fu ammesso fra gli intimi della Pompadour, della
quale fece più volte il ritratto e alla quale insegnò l'incisione
all'acquaforte.
François Boucher dipinse per lei delle cineserie e una Natività
per Bellevue, dei sopraporta per l'Hótel de l'Arsenal, altri dipinti per
Crécy e inventò dei soggetti, realizzati in biscuit da Falconnet, per la
manifattura di porcellane di Sèvres alla quale la Pompadour si
interessava.
Alla morte di Oudry, nel 1755, la Pompadour fece nominare
François Boucher ispettore capo dei Gobelins.
Dopo la sua morte, suo fratello Marigny, sovrintendente di
Palazzo, gli diede la carica di primo pittore del Reresa vacante dalla
morte di Carte van Loo.
La scelta della marchesa era felice: l'arte di Boucher era la più adatta
per piacere alla corte di Luigi XV e per rappresentare il gusto francese
all'estero.
Ma, troppo legato a un'epoca, a un tipo di società e a una
moda artistica, subì le conseguenze dei profondi cambiamenti che si
produssero verso il 1760 nel pensiero e nell'arte.
Diderot, nella sua critica al Salon del 1765, l'attaccò violentemente
gridandogli: « Fuori dal Salon ».
La vista di
François Boucher si era, a quell'epoca, indebolita e il suo disegno era
diventato fiacco, la sua tavolozza sgradevole.
Dopo la sua morte (1770), nel periodo del « Ritorno all'antico »,
Boucher cadde nell'oblio e nel disprezzo per un secolo, malgrado David rendesse omaggio al suo talento dicendo: « Non basta volerlo per essere Boucher! ».
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Il merito della sua riabilitazione va al critico Thoré e soprattutto ai
Goncourt, che collezionarono i suoi più bei disegni e gli consacrarono
delle belle pagine ne L'arte del XVIII secolo 1880). P. Mantz, A.
Michel, G. Kabn, P. De Nolbac, M. Fenaille, hanno scritto degli
interessanti studi su Boucher, mentre H. Voss e J. Cailleux hanno
pubblicato su di lui degli importanti articoli.
Resta tuttavia ancora da
compilare il catalogo critico, curato completo e ordinato dei suoi
quadri e dei suoi disegni. |
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