La Bohéme

La prima dell'Opera "La
Boheme" di
Giacomo Puccini
su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, venne messa in scena a Torino il 1 Febbraio
1896.
Il libretto del capolavoro di Giacomo Puccini, che ha smosso il
sentimento del pubblico di tutto il mondo, era ispirato a "Vie de
bohème", un bel romanzo di Henry Murger.
Curato in modo quasi ossessivo in tutti i particolari dal compositore,
La Bohème è risultata una fra le migliori della
storia della lirica.
Quadro Primo
La Scena rappresenta una soffitta con un'ampia finestra dalla quale si
vede una distesa di tetti coperti di neve.
La stanza è arredata con pochi poveri mobili, una tavola, un letto, un
armadietto, una piccola libreria, quattro sedie, un cavalletto da
pittore con una tela sbozzata ed uno sgabello.

A sinistra, un camino spento, due candelieri, libri sparsi, molte carte.
Nel mezzo, una porta, un'altra a sinistra.
Rodolfo, il poeta, guarda meditabondo fuori della finestra.
E' la vigilia di Natale, Rodolfo il poeta e Marcello il
pittore,
infreddoliti e impossibilitati a lavorare per il gelo che ha invaso la
soffitta, sono costretti a bruciare nel caminetto il grosso manoscritto
di un dramma di Rodolfo.
Rientra Colline il filosofo, desolato perché ha trovato chiuso il Monte
dei Pegni; ma Schaunard il musicista, arriva tutto esultante
portando del denaro, frutto di una insolita sua prestazione musicale,
legna e vettovaglie.
I quattro amici decidono di festeggiare la vigilia di Natale con una
cena al Quartiere Latino, quando giunge, inatteso e non gradito, il
padrone di casa Benoit a reclamare la pigione dello ultimo trimestre.

Costretto a bere dai turbolenti inquilini, il vecchio si lascia andare
ad imprudenti confidenze sulle sue infedeltà coniugali e viene perciò
cacciato con alte grida di riprovazione dagli improvvisati moralisti.
Marcello, Colline e Schaunard escono mentre Rodolfo si attardarsi per
finire un articolo di giornale.
Mentre il poeta sta scrivendo, fa la sua apparizione Mimi, una dolce e
bella "grisette" che abita in una soffitta dello stesso casamento: le si
è spenta la candela, chiede aiuto a Rodolfo: ma, appena entrata, si
sente male e le cadono di mano il candeliere e la chiave di casa.
Rodolfo, colpito dal pallore e dalla bellezza della fanciulla, l'aiuta a
rimettersi ma, trovata nel buio la chiave, si non la restituisce a Mimi.
Gli amici chiamano a gran voce Rodolfo, impazienti di far baldoria, e
questo convince la ragazza ad unirsi a loro. Mimi docilmente acconsente.
Già innamorati, i due giovani si baciano: poi, a braccetto, si avviano
giù per la scala.
Quadro Secondo
È sera. Ad un crocicchio del Quartiere Latino che al largo prende forma
di piazzetta.
Si intravedono botteghe adorne di lampioncini e lampioni accesi; un
grande fanale illumina l'ingresso al Caffè Momus, meta dei protagonisti e
dove, parecchi borghesi, sono seduti ai tavolini fuori dal Caffè.
La scena è gremita da una gran folla di militari e borghesi che fanno
gli ultimi acquisti per il Natale.
Le voci dei venditori che gridano a squarciagola, accolgono i cinque
giovani che, in quella gran calca di gente, si sono separati.
Rodolfo e Mimì da una parte camminano lentamente, felici del loro amore,
Colline nella bottega di una rammendatrice compra un vecchio cappotto,
Schaunard ad una bottega di ferravecchi sta comperando una pipa e un
corno.
Marcello si lascia spintonare di qua e là dal capriccio della gente, è
triste e pensieroso: la bella Musetta, lo ha abbandonato da qualche
tempo per seguire nuovi amori.
Rodolfo compra una cuffietta rosa a Mimi e presenta la ragazza agli
amici: tutti insieme si siedono ad un tavolo del caffè Momus ed ordinano
una ricca cena.
Entra nella piazza, Musetta, elegantemente vestita e dietro a lei un
vecchio pomposo e ridicolo che è il suo amante attuale.
Musetta si siede al tavolo vicino a quello degli amici e lancia frasi
maliziose e occhiate eloquenti e Marcello che finisce per cedere una
volta ancora al suo fascino.
Il ridicolo Alcindoro viene allontanato con un pretesto e Musetta, tutta
felice, si unisce alla compagnia.
Passa la banda militare, seguita da gran folla: i sei amici si
allontanano unendosi alla baraonda generale.
Quando Alcindoro torna al
suo tavolino, non trova più Musetta ma, in compenso trova due conti da
pagare,e si lascia cadere su una sedia, incredulo.
Quadro Terzo
La scena che si apre sulla barriera d'Enfer, nella incerta luce
dell'inizio dell'alba è molto suggestiva.
Al di là della barriera, a destra il boulevard esterno d'Enfer, la
imboccatura della via d'Enfer, che mette in pieno Quartiere Latino,
sullo sfondo, la strada d'Orléans che si perde lontana fra le alte case
e la nebbia di febbraio.
A sinistra, al di qua della barriera, il boulevard di Saint-Jacques, un
cabaret ed il piccolo largo della barriera.
Il cabaret ha per insegna il quadro di Marcello «Il passaggio del Mar
Rosso», ma sotto invece, a larghi caratteri, vi è dipinto «Al porto di
Marsiglia».
Ai lati della porta sono affrescati un turco e uno zuavo con una enorme
corona d'alloro intorno al fez.

È la fine di febbraio e la neve è dappertutto, sui platani che
costeggiano il largo della barriera, sopra la cancellata chiusa, sui
sedili di marmo fra platano e platano.
Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i Doganieri, mentre
dal cabaret, arrivano grida, cozzi di bicchieri e risate.
Vicino al cabaret, dove lavora, Marcello vive con Musetta, che dà
lezioni di canto agli ospiti.
Mentre gli spazzini si recano al lavoro, passano carrettieri e lattaie.
Entra in scena Mimi, pallida e sofferente, racconta a Marcello della sua
vita con Rodolfo che è diventata impossibile per le liti e le
incomprensioni che li dividono.

Anche Rodolfo, poco dopo, si sfoga con Marcello: il poeta accusa Mimi di
leggerezza e d'infedeltà, ma poi, confessa la vera ragione del suo
modo d'agire:
Mimi è gravemente malata e la vita nella fredda ed umida
soffitta finirebbe per abbreviarle l'esistenza: è necessaria, quindi,
una separazione.
Mimi, che è nascosta li vicino, si lascia sfuggire un singhiozzo e
Rodolfo la scopre: un appassionato colloquio si intreccia fra i due
amanti, che ricordano, con struggente nostalgia, tutte le gioie del
periodo trascorso insieme.
Ma anche la vita in copia di Musetta e Marcello è diventata un inferno e,
mentre Mimi e Rodolfo si avviano verso i loro ultimi giorni di felicità,
Musetta continua a lanciare atroci insulti contro Marcello, che rientra
nel cabaret, furibondo.
Quadro quarto
Il sipario si alza sulla stessa scena del Quadro Primo, nella soffitta
dei quattro amici.
Rodolfo e Marcello, da qualche tempo lontani da Mimi e Musetta,
ostentano indifferenza e perfetta felicità: ma in realtà pensano e
continuamente rimpiangono le amiche perdute.
Marcello sta ancora dinanzi al suo cavalletto, come Rodolfo sta seduto
al suo tavolo: vorrebbero persuadersi l'un l'altro che lavorano
indefessamente, mentre invece non fanno che chiacchierare.
Giungono Colline e Schaunard che portano una magra cena: pane e
un'aringa.
Simulando un gaio e ricco festino, i quattro bohemien inscenano una
buffa pantomima, ballando e cantando con umoristico brio.
Ma l'animata scena è interrotta dall'arrivo improvviso di Musetta, che
accompagna Mimi sofferente e semisvenuta.

La ragazza è gravissima: sentendo prossima la fine, ha voluto
rivedere il suo Rodolfo e, per strada, ha incontrato Musetta, che da
tempo la cercava.
Rodolfo adagia Mimi sul letto e gli amici lasciano la soffitta per
trovare alcuni generi di conforto per Mimì.
Rimasta sola con Rodolfo, Mimi rievoca i dolci momenti del loro amore e
si stringe ancora, con infinita passione, all'unico uomo che ha amato.
Rientrati gli amici, Mimi prende con gioia dalle mani di Musetta un
manicotto che crede dono di Rodolfo e si assopisce quietamente.
Musetta prega per la salvezza dell'amica; Rodolfo continua ad illudersi
finché il contegno degli amici gli rivela che Mimi è morta.
Piangendo, si getta, allora, sul corpo della fanciulla, invocandola
disperatamente.
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