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Sergio Corazzini nacque a Roma nel 1886 da una famiglia benestante, ma caduta in disgrazia quando egli era ancora molto giovane.
Ha lasciato le raccolte poetiche "L'amaro calice" (1905), "Poemetti in prosa" (1906), "Piccolo libro inutile" (1906), "Libro per la sera della domenica" (1906).
Espresse una vena decadente dai toni languidi e sommessi, la sua poesia č dominata da un sentimento malinconico dell'amore, dalla percezione dello svanire delle cose, dal pensiero dal desiderio della morte.
Evidente l'influsso di Pascoli, D'Annunzio, Jammes, Maeterlinck, Laforgue, ma con una componente diversa e nuova: un ironico distacco che lo pone come originale punto di avvio del crepuscolarismo insieme a Gozzano.
Suo č anche un testo teatrale, "Il traguardo" (1905).
Malato di tisi dalla fanciullezza, morė a Roma nel 1907 a soli 21 anni.
Il sentiero
Dolce mio bene, dov'eri?
Ho chiamato per tutt'i sentieri
e portavo una ghirlandella
per te, mia triste sorella;
ma tu non c'eri, ma tu non venivi.
E i fiori si facean men vivi.
E taluno cadeva per via
a morirsene di nostalgia,
in fin che le mie mani pure
non strinsero che rame oscure.
Oh, dolce mio bene, dov'eri?
Ho chiamato per tutt'i sentieri,
ho battuto a tutte le porte...
ma dov'eri tu, dunque, sperduto?
- Oh? ma se non sei venuto
pe'l sentiero della morte!
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