|
Elio Vittorini, operatore editoriale, traduttore, giornalista, narratore,
organizzatore di cultura, nasce il 23 luglio 1908 a Siracusa.
Primo di quattro fratelli, trascorre l'infanzia «in piccole
stazioni ferroviarie con reti metalliche alle finestre e il deserto intorno» seguendo gli spostamenti del padre ferroviere; il fascino dei
treni e del viaggio sarà sempre presente in tutta la sua opera.
Inquieto e ribelle, fugge diverse volte da casa durante
l'adolescenza «per vedere il mondo», utilizzando i biglietti omaggio del padre.
A diciassette anni entra in contatto con un gruppo di
anarchici siracusani in lotta contro lo squadrismo fascista, interrompe gli studi si ragioneria, lascia la Sicilia per stabilirsi a Gorizia.
Nel 1927 si sposa con Rosa, sorella del poeta
Salvatore
Quasimodo, lavora prima come contabile poi come assistente in un’impresa di costruzioni stradali ed inizia la collaborazione con "La stampa"
diretta da Curzio Malaparte divenuto suo caro amico.
In questo periodo Elio Vittorini legge con passione Gide,
Joyce, Kafka ed i maggiori scrittori europei, collaborazioni anche a «Il Mattino», «Il Lavoro fascista» e ad altri periodici,
finché nel 1929,
un suo articolo contro il provincialismo della cultura italiana suscita scandalo e Vittorini comincia ad essere considerato «uno scrittore
tendenzialmente antifascista».
L'anno dopo Vittorini, costretto ad abbandonare le testate importanti, si
trasferisce a Firenze dove lavora come segretario di redazione a "Solaria", una piccola casa editrice e, come correttore di bozze, alla "Nazione"
dove, aiutato da un tipografo, inizia a studiare la lingua inglese, da autodidatta, con l'intento di leggere i testi della letteratura
anglosassone in lingua originale e per crearsi un futuro come traduttore.
A Firenze continua a scrivere tentando di pubblicare le
proprie opere, spesso osteggiato dalla censura per le sue posizioni di sinistra.
Solaria pubblica la maggior parte dei suoi racconti, raccolti
poi nel suo primo libro nel 1931 con il titolo "Piccola borghesia"; nel 1932 Vittorini vince ex aequo con Virgilio Lilli il premio "Diario di
viaggio in Sardegna" con "Sardegna come un'infanzia".
Nel '33 e '34 Solaria comincia a pubblicare a puntare il
romanzo “Il garofano rosso”, ma le uscite vengono interrotte
dalla censura e, a causa di un'intossicazione da piombo, è costretto a
lasciare il lavoro di correttore di bozze alla "Nazione".
Espulso dal Partito Fascista per un articolo antifranchista, per mantenere la famiglia si dedica alle traduzioni di romanzi inglesi iniziando con "Il purosangue" di
Lawrence, per l’editore Mondadori.

Nel 1939 si trasferisce a Milano con un incarico editoriale
presso Bompiani, e l'anno dopo 1940 inizia il lavoro di preparazione dell’antologia "Americana", antologia di narratori statunitensi tradotti
da lui e da altri scrittori; le sue posizioni politiche, dall’iniziale “fascismo di sinistra”, sono diventate di radicale opposizione al
regime e traspaiono dalla prefazione all'opera che incappa nelle maglie
della censura fascista che ne sospende la pubblicazione, mentre la rivista “Letteratura” comincia a pubblicare, a puntate,
“Conversazione in Sicilia” che si rivelerà l'opera più importante di Elio Vittorini.
Durante la guerra, lo scrittore svolge attività clandestina a favore del partito
comunista, scoperto, viene arrestato il 26 luglio 1943, durante una riunione clandestina de "l’Unità".
Liberato l’8 settembre delle stesso anno, si occupa della stampa
clandestina, prende parte ad alcune azioni della Resistenza e partecipa alla fondazione del Fronte della Gioventù.
Nel 1944, dopo aver rischiato a Firenze, la cattura da parte
della polizia fascista, si ritira in montagna, dove, tra la primavera e l'autunno, scrive "Uomini e no", il romanzo della Resistenza, edito
presso Bompiani nel 1945.
Dopo la guerra seguono anni di intenso lavoro, Elio Vittorini
dirige per alcuni mesi «L'Unità» di Milano e fonda per l'editore Einaudi la rivista «Il Politecnico», scrive "Il Sempione strizza l'occhio al
Frejus", "Le donne di Messina" e cura la traduzione americana di "Conversazione in Sicilia", uscita con prefazione di Hemingway.

Il 1950 è un anno di grandi cambiamenti: Vittorini lascia il
partito comunista, ottiene l'annullamento del matrimonio con Rosa
Quasimodo per l'antica fiamma Ginetta Varisco, riprende la sua collaborazione a «La Stampa» e l'anno dopo inizia a dirigere per
Einaudi la collana di narrativa "I gettoni", dimostrandosi un «rabdomantico scopritore di talenti»: Beppe Fenoglio,
Carlo Cassola, Italo
Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri e molti altri, ma suscita un grande scalpore per il suo rifiuto di pubblicare "Il
Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa.
Vittorini, alternando l'attività di scrittore con quello di
editorialista, fonda con Italo Calvino la rivista letteraria «Il Menabò», scrive "La Garibaldina", raccoglie gran parte dei suoi scritti
critici nel volume "Diario in pubblico" nel 1957 e si occupa della collana di Mondadori "La Medusa".
Nel 1963 si ammala gravemente e viene sottoposto a un primo
intervento chirurgico, ma continua senza sosta la sua attività editoriale per la collana di Mondadori "Nuovi scrittori stranieri" e quella di
Einaudi "Nuovo Politecnico".
Elio Vittorini muore nella sua casa milanese il 12 febbraio
1966.
Postumi escono il volume critico "Le due tensioni: appunti
per un’ideologia della letteratura" (Il Saggiatore, 1967), "Le città del mondo – una sceneggiatura" (Einaudi, 1969), "Nome e lagrime"
(Mondadori, 1972), "Gli anni del "Politecnico". Lettere 1945-1951" (Einaudi, 1977), "I libri, la città, il mondo. Lettere 1933-1943" (Einaudi,
1985), "Cultura e libertà" (Aragno, 2001)
Altre notizie su
Elio Vittorini
|