Galleria tematica dipinti della Storia dell'unità d'Italia

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Giovanni Fattori

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Repubblica San Marco

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Battaglia di Magenta
(dipinto 1859)

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Battaglia Montebello
Giovanni Fattori (dipinto 1859)

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Bisi (dipinto 1859)






Canti del Risorgimento italiano

I TRE COLORI

E lo mio amore sé n'è ito a Siena,
portommi un brigidin di due colori:
il càndido è la fè che c'incatena,
il rosso è l'allegria de' nostri cuori.

Ci metterò una foglia di verbena
ch'io stessa alimentai di freschi umori.

E gli dirò che il verde, il rosso e il bianco
gli stanno ben con una spada al fianco,
e gli dirò che il bianco, il verde e il rosso
vuol dir che Italia il giogo suo l'ha scosso,
e gli dirò che il rosso, il bianco e il verde
gli è un terno che si gioca e non si perde.

Non si perde, non si perde.

La terza guerra d'Indipendenza

Dopo la vittoriosa Spedizione dei Mille, il Parlamento italiano riunito a Torino 17 marzo 1861, ratificava l’avvenuta unificazione, attribuendo a Vittorio Emanuele II il titolo di "Re d’Italia", ma alla completa riunificazione dell'Italia mancavano ancora il Veneto, Roma, Trento e Trieste

Il Re d'Italia Vittorio Emanuele II era poco propenso ad una nuova guerra, anzi, quando Garibaldi dopo la Spedizione dei Mille s'imbarcò a Catania per conquistare anche Roma, sull'Aspromonte il 18 settembre 1860, si trovò davanti una divisione del Regio Esercito che aveva l'ordine di fermarlo.

Nello scontro Garibaldi fu ferito e fatto prigioniero con i suoi uomini.

In quegli anni la Prussia, sotto la guida di Guglielmo I e del suo cancelliere Otto von Bismarck, stava procedendo nel progetto di unificazione nazionale delle popolazioni tedesche asservite all'Austria, progetto che si sarebbe realizzato durante il decennio 1860-70 grazie alla politica unitaria e nazionalista conclusa con l'unificazione della Germania e la creazione dell'Impero Tedesco.

L'Italia del 1861, non avendo la forza sufficiente per battere l'Impero Austro-Ungarico per annettersi il Veneto e la Venezia Giulia, cercò di migliorare la sua posizione alleandosi con i Prussiani contro il comune nemico.

L'alleanza si concluse nel 1866 quando i Prussiani, preparandosi alla guerra contro l'Austria considerarono utile l'alleanza con il Regno d'Italia allo scopo d'impegnare l'Austria su due fronti.

Per l'Italia la partecipazione alla guerra austro-prussiana che scoppiò nel tre mesi dopo il patto di alleanza, il 16 giugno, fu la terza guerra per l'indipendenza, ma, ancora impreparata e non adeguatamente armata, andò incontro a clamorose sconfitte a Custoza il 24 giugno 1866.

Intanto le truppe Prussiane battevano decisamente le truppe Austriache che, dopo la battaglia di Sadowa del 3 luglio 1866, in difesa di Vienna ritirarono uno dei tre corpi di armata schierati in Italia e posizionarono le altre due in difesa del Trentino e dell'Isonzo.

Alle truppe del Regno d'Italia si era affiancato il Corpo dei volontari di Garibaldi, che, alla ripresa degli scontri nel luglio 1866 si erano spinti dal Bresciano in direzione della città di Trento, battendo gli Austriaci il 21 luglio a Bezzecca, mentre le truppe regolari, divise in due tronconi, respingevano verso il nord il nemico.

Il 25 luglio le truppe del Generale Medici era in vista delle mura di Trento, ed il corpo d'armata del generale Cialdini, dopo aver passato il Po, occupava Rovigo l'11 luglio, Padova il 12 luglio, Treviso il 14 luglio, San Donà di Piave il 18 luglio, Valdobbiadene e Oderzo il 20 luglio, Vicenza il 21 luglio, Udine il 22 luglio.

Purtroppo tutti gli sforzi italiani per riscattarsi dalla battaglia di Custoza, non furono sufficienti a riscattarci, ma incassammo un'ulteriore sconfitta nella battaglia navale di Lissa.

Il 26 luglio la Prussia aveva stipulato l'armistizio di Nikolsburg, lasciando libera l'Italia di proseguire la guerra, in quel momento vittoriosa, contro gli Austriaci.

In Italia il clima politico e sociale era pessimo, inoltre dopo l'armistizio con i Prussiani le truppe stavano ritornando su fronte sud e l'esercito italiano non era in grado di fargli fronte.

Per questo in vista di un armistizio il 9 agosto Garibaldi ricevette l'ordine di sgomberare il trentino, alla quale rispose con il celebre «obbedisco» e si ritirò dal Trentino.

La cessazione delle ostilità venne sancita con l'Armistizio di Cormons, il 12 agosto 1866, seguito il 3 ottobre 1866 dal trattato di Vienna.

Secondo i termini del trattato di pace, l'Italia si annesse Mantova, Venezia e la terraferma veneta che comprendeva l'attuale Veneto, salvo l'Ampezzano, e il Friuli occidentale.

In mano austriaca restava il Trentino, il Friuli orientale, la Venezia Giulia e la Dalmazia, che sarebbero state la causa della Prima Guerra Mondiale.

In spregio al Governo Italiano, non riconosciuto dall'Austria, questi ottenne di consegnare le province perdute alla Francia, che ne avrebbe fatto dono al Regno d'Italia, come già avevano fatto con la Lombardia.

La presa di Porta Pia

Fra il 19 luglio 1870 ed il 10 maggio 1871, la Francia impegna la Prussia in una guerra contro la crescente influenza che quest'ultima ha sugli Stati tedeschi a sud del fiume Meno, appartenenti alla ex Confederazione germanica e del suo ruolo guida detenuto all'interno della Confederazione della Germania del Nord, creata nel 1867 dopo la vittoria prussiana nella guerra contro l'Impero austriaco.

L'Italia vede in questa guerra che tiene occupato l'esercito francese nei territori del Nord, l'occasione per conquistare lo Stato Pontificio che, senza la Francia è completamente inerme.

L'11 settembre del 1870 Vittorio Emanuele II fece avanzare lentamente il suo esercito verso Roma, sperando che il Papa accettasse le sue proposte di negoziazione, ma Papa Pio IX, anche se ormai convinto della sua sconfitta inevitabile, decise di difendersi ad oltranza costringendo le sue truppe a organizzare una resistenza almeno simbolica.

Il 19 settembre Roma è posta sotto assedio e, il 20 settembre, dopo un cannoneggiamento di tre ore, un reparto di bersaglieri creò il famoso varco di Porta Pia, una delle porte che si aprono nelle Mura Aureliane ed entrarono in Roma.

Lo scontro era costato la vita di 49 soldati e quattro ufficiali italiani oltre a 19 soldati papalini; i bersaglieri sfilarono lungo Via Pia, che è stata poi chiamata Via XX Settembre.

Roma e Lazio furono annessi al Regno d'Italia dopo un plebiscito tenutosi il 2 ottobre; in un primo tempo l'Italia

Inizialmente il governo italiano aveva offerto al Papa di tenere la "Città Leonina", ma questo aveva rifiutato l'offerta perché accettazione avrebbe potuto essere considerato un avallo implicito di cessione di potere di governare il regno sopra la sua ex dominio.

l'Italia concesse al Pontefice il Castel Gandolfo, i Palazzi del Vaticano e un indennizzo annuo in denaro, ma Pio IX rifiutò e spinse i cattolici a non partecipare alla vita politica del Regno ("Non Expedit").

La conclusione della terza guerra d'indipendenza

Nello scontro la Francia sconfitta si vide tolte l'Alsazia e la Lorena, due zone industriali e ricche di carbone (la rivendicazione di queste regioni sarà una delle cause della Prima Guerra Mondiale.





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