Storia d'Italia pag. 2




Galleria tematica dipinti della Storia dell'unità d'Italia

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Giovanni Fattori

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Repubblica San Marco

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Battaglia di Magenta
(dipinto 1859)

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Battaglia Montebello
Giovanni Fattori (dipinto 1859)

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Bisi (dipinto 1859)






Personaggi importanti del Primo Risorgimento

Storia d'Italia Filippo Buonarroti Durante i moti carbonari del 1820-1821 e quelli del 1830-1831, tutti finiti nel sangue e con condanne al carcere o all'esilio per i partecipanti, nonostante la passione ed il carisma dei capi, non ci fu un personaggio che avesse riunito in una sola voce le istanze e le aspettativa dei rivoltosi dei vari stati italiani.

Storia d'Italia  Giuseppe Garibaldi
Il primo volto e nome che si legò al sogno dell'Italia unita fu quello di  Giuseppe Mazzini, ex carbonaro che, durante l'esilio in Francia diede vita alla Giovane Italia.


Un altro personaggio che aiutò l'Italia nei primi passi verso l'unità fu Filippo Buonarroti (1761-1837), di Pisa, uomo politico rivoluzionario che, fedele agli ideali egalitari-comunisti, organizzò alcune società segrete (Adelfi, Sublimi Maestri Perfetti e Mondo), che operarono un po' dovunque in Europa e in Italia dove furono spesso in contrasto col movimento mazziniano.

Giuseppe Garibaldi (1807-1882) di Nizza, aderì alla Giovine Italia nel 1833 e partecipò ai moti di Genova che furono un insuccesso; condannato a morte per sfuggire alla polizia si imbarcò per il Brasile, tornando in Italia per partecipare alla Prima, alla Seconda ed alla Terza Guerra D'Indipendenza con il grado di Generale.

Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini, nato a Genova il 22 giugno 1805, entrato giovanissimo nella Carboneria fu denunciato nel 1830 come sovversivo e costretto all'esilio.

Storia d'Italia Giuseppe Mazzini Convinto sostenitore della necessità di proseguire la lotta per i suoi ideali politici, a Marsiglia fondò la società segreta "Giovine Italia" il cui ideale era di rendere l'Italia "una, libera, indipendente e repubblicana": il suo motto era "Dio e popolo".

Nel 1834, fallito un tentativo insurrezionale in Savoia, dovette rifugiarsi nella neutrale Svizzera, dove fondò la Giovine Europa.

Allo scoppio dei moti del'48, tornato in Italia si recò a Milano e a Roma, dove fu eletto triumviro della Repubblica, ma con la caduta di questa dovette di nuovo rifugiarsi all'estero.

Nel contempo riprese la sua attività rivoluzionaria : nel '53 fallì un tentativo di insurrezione a Milano, come miseramente fallirono analoghi tentativi in Lunigiana, Valtellina e quello condotto da Pisacane a Sapri nel 1857.

Fautore della Repubblica, contrario quindi alle monarchie, tentò nel 1870 di sbarcare a Palermo per marciare su Roma, ma fu arrestato e imprigionato.

Patriota, uomo politico e scrittore, Giuseppe Mazzini trascorse l'ultimo periodo della sua vita a Pisa sotto il falso nome di Brown, amato e venerato dai liberali italiani:alcuni dipinto lo dipingono sul letto di morte avvenuta il 10 marzo 1872.

Il 1848

Storia d'Italia Tricolore della Repubblica di San Marco
L'anno 1848 fu un anno pieno di avvenimenti insurrezionali. Anche se, dopo i moti del 1831, sembrava che lo spirito indipendentista degli italiani si fosse affievolito e che generalmente la Restaurazione resistesse nei vari stati Europei, le nuove idee liberali avevano messo radici profonde e ramificate.

Gli Stati italiani in cui si verificarono agitazioni furono: Regno delle due Sicilie, Lombardo-Veneto (dove ci furono le Cinque giornate di Milano e a Venezia dove nacque la Repubblica di San Marco), Granducato di Toscana, Stato pontificio (fuga di Pio IX e nascita della Repubblica Romana).

In queste vicende fu coinvolto anche il Piemonte (Regno di Sardegna) che, nel marzo del 1848, entrò in guerra contro l’Austria in quella che venne chiamata la Prima guerra di indipendenza italiana (1848-49).

Storia d'Italia giornale Il Risorgimento L'insofferenza verso gli occupanti stranieri ed in particolar modo verso l'Impero Austro-Ungarico si manifestò a Milano, il primo gennaio di quell'anno, con l'originale iniziativa dello "sciopero del fumo", per diminuire le entrate fiscali austriache provenienti dalla vendita del tabacco.

L'irrequietezza popolare si allargò alle altre città del Nord, il 6 gennaio c'è un tentativo rivoluzionario e compaiono audaci manifestini a Livorno, il 9 gennaio, a Pavia, gli scontri fra studenti e polizia causano morti e feriti.

Gli Stati italiani in cui si verificarono agitazioni furono: Regno delle due Sicilie, Lombardo -Veneto (dove ci furono le Cinque giornate di Milano e a Venezia dove nacque la Repubblica di San Marco), Granducato di Toscana, Stato pontificio (fuga di Pio IX e nascita della Repubblica Romana).

In queste vicende fu coinvolto anche il Piemonte (Regno di Sardegna) che, nel marzo del 1848, entrò in guerra contro l’Austria in quella che venne chiamata la Prima guerra di indipendenza italiana (1848-49).ed a Palermo appaiono manifesti che indicono una manifestazione per il 12 gennaio per ottenere da Re Ferdinando di Borbone la Costituzione che avrebbe trasformato la monarchia assolutista in Monarchia Parlamentare.

Le Cinque giornate di Milano

Storia d'Italia Le cinque giornate di Milano La popolazione di Milano, inorridita dalle provocazioni della soldataglia degli occupanti che in reazione allo sciopero del fumo, il 3 gennaio si erano gettati, colpendo alla cieca, sulla popolazione inerme con le sciabole sguainate, penetrarono nei negozi, rubarono e distrussero merci, sfogarono la loro malvagità sui cittadini con atti di gratuita brutalità, da mesi si stava preparando ad una rivolta armata con il programma di liberare Milano e la Lombardia dal giogo austriaco.

Quando giunsero notizie della insurrezione di Vienna, del 13 Marzo della estromissione dell'odiato ministro Metternich, dell'abolizione della censura e della promessa di una "costituzione", la mattina del 18 marzo, interpretando le concessioni ai viennesi come una prova di debolezza, si diresse verso il palazzo del Governatore chiedendo l'autorizzazione ad istituire una Guardia Nazionale.

Al grido di viva l'Italia, viva Pio IX, una folla composta da uomini, donne e ragazzi appartenenti a ogni ceto sociale diedero vita ad una vivace rivolta popolare.

Nonostante l'intervento pacificatore dell'arcivescovo Bartolomeo Romilli ed ad un tentativo di accordo con i capi dei manifestanti, l'arrivo di una nuova ondata di insorti travolse ogni difesa ed il Palazzo del Governo invaso.

Le cinque giornate di Milano Il Podestà, Gabrio Casati, quando si rese conto era impossibile trattenere la folla divenuta di fatto ingestibile, diede vita a un Governo Provvisorio Milano da lui presieduto e ad un Consiglio di guerra, guidato da Carlo Cattaneo.

La resistenza fu organizzata con intelligenza e decisione; eroici furono i Martinitt, i fanciulli dell'orfanotrofio, che si offrirono come portaordini per collegare i vari punti della città con il Consiglio di Guerra.

Il Generale Radetzky riunì la milizia per marciare contro la sede del Governo Provvisorio, ma presto i militari dovettero fermarsi davanti alle barricate innalzate dal popolo in rivolta: l'intera popolazione combatteva per le vie innalzando nuove barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, inviando messaggi agli abitanti delle campagne per esortarli a prendere parte alla lotta.

La sera del 22 marzo 1848, dopo sanguinosi combattimenti, la guarnigione austriaca forte di 22.000 soldati comandata dal Maresciallo Radetzkygli viene cacciata fuori dalle mura per ritirarsi nel "Quadrilatero" (la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera del Garda), trascinando con sé numerosi ostaggi arrestati all'inizio della sommossa.

Frattanto, l’insurrezione si estende anche al Veneto dove, il 22 marzo, Daniele Manin e Nicolò Tommaseo proclamano, a Venezia, la Repubblica di San Marco ed il tricolore sventola sulla Madunina e sul Campanile di San Marco.

Le cinque giornate di Palermo e l'insurrezione nel Regno delle due Sicilie

La rivolta di Palermo partita in sordina la mattina del 12 gennaio, con il passare delle ore, il suono a stormo di alcune campane, i primi spari, i primi scontri con i militari per impossessarsi delle armi, coinvolse tutti gli abitanti e le guarnigioni trasformandosi nelle sanguinose "Cinque giornate di Palermo" durante le quali la città venne sottoposta a bombardamenti da terra e dal mare.

Storia d'Italia Le cinque giornate di Palermo Il 18 gennaio, re Ferdinando, nel tentativo di prendere tempo, dopo aver chiesto l'intervento degli austriaci, emanò un inutile decreto con alcune concessioni ai sudditi.

Le riforme, insufficienti e tardive, vennero rifiutate in blocco dai Siciliani, mentre quelli del Continente pur accettandole non si accontentarono e l'insurrezione continuò.

In quindici giorni di combattimenti, i Borbonici ebbero circa cinquecento morti e trecento o poco più gli insorti, ma il 3 febbraio le forze Borboniche presenti in città, erano confinate all'interno della Cittadella.

La Prima guerra d'Indipendenza

Storia d'Italia Tricolore Sabaudo La notizie delle insurrezioni coinvolsero anche il Piemonte (Regno di Sardegna) che, il 23 marzo del 1848, entrò in guerra contro l’Austria, e questa fu appunto la Prima guerra di indipendenza italiana (1848-49), il primo dei numerosi conflitti che opposero il Regno di Sardegna (che in seguito diventerà il Regno d'Italia) all'Austria.

Già nel febbraio di quell’anno Carlo Alberto, sull’onda della rivolta avvenuta in Sicilia, che aveva costretto Ferdinando II a concedere la Costituzione, fu indotto a fare la stessa cosa senza aspettare che il malcontento popolare si tramutasse in sommossa.

La Costituzione piemontese prese il nome dell'illuminato sovrano e venne chiamato Statuto Albertino.

La prima guerra d'indipendenza si svolse con due campagne militari, la prima dal 23 marzo al 9 agosto 1848 e la seconda dal 20 al 24 marzo 1849, separate da un periodo di tregua durato alcuni mesi.

Nella prima fase della guerra ai soldati piemontesi si affiancarono le milizie volontarie dello Stato Pontificio, del Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie.
Storia d'Italia Carlo Alberto di Savoia
Gli scontri dei due eserciti diedero vita ad episodi gloriosi di cui si riempirono i libri di storia: le cariche dello Squadrone dei Reali Carabinieri di scorta al re Carlo Alberto, la Battaglia di Pastrengo, la Battaglia di Santa Lucia, sotto le mura di Verona, il 6 maggio.

L'esercito sabaudo con l'aiuto dei volontari, respinse le controffensiva nemiche, riuscì vincitore nella Battaglia di Goito, aiutato dall'eroica resistenza dei volontari toscani a Curtatone e Montanara e, il 30 maggio, espugnò la fortezza austriaca di Peschiera.

Quel giorno Carlo Alberto venne acclamato dalle sue truppe "Re d'Italia".

Carlo Alberto non profitto dei successi ottenuti e non incalzò il nemico che, riconquistata Vicenza il 10 giugno riprese l'offensiva, battendo l'esercito sardo-piemontese il 23-25 luglio in una serie di scontri passati alla storia come prima Battaglia di Custoza.

Proprio il 10 giugno Carlo Alberto ricevette una delegazione guidata dal podestà di Milano Casati, che recava l'esito trionfale del Plebiscito che sanciva l'unione della Lombardia al Regno di Sardegna.

Di lì cominciò una veloce, ma ordinata, ritirata verso l'Adda e Milano, dove si svolse, il 4 agosto la battaglia di Milano, al termine della quale Carlo Alberto chiese agli Austriaci un armistizio.

L'Armistizio prevedeva una durata minima di sei settimane: entrambi i contendenti principali (Carlo Alberto e Radetzky) sapevano che la tregua era temporanea, in quanto, essendo mancata una decisiva sconfitta sarda si sarebbe giunti, presto o tardi, alla ripresa delle ostilità.

Storia d'Italia Vittorio Emanuele II Il 5 agosto venne firmata la capitolazione. Il 6 agosto gli Austriaci rientrarono a Milano da Porta Romana. Il 9 agosto la tregua venne ratificata con la firma, a Vigevano, dell'armistizio di Salasco (dal nome del generale Carlo Canera di Salasco). L'Impero Austriaco rientrava nei suoi antichi confini, stabiliti nel 1815 dal congresso di Vienna. Tutte le città liberate tornavano nelle mani degli austriaci, con l'eccezione di Venezia, che si preparava a subire un lungo assedio.

A Venezia il 10 agosto il plebiscito aveva sancito l'annessione del Veneto al Regno di Sardegna ed il giorno dopo arrivò la notizia dell'armistizio.

Dopo un primo momento di scompiglio, Manin ripristinò la situazione della Repubblica di San Marco e, deciso a resistere agli Austriaci, cominciò a organizzare la resistenza; in città erano arrivati molti volontari, prima i reduci da Vicenza, poi, verso la l'inizio d’ottobre, i difensori della roccaforte di Osoppo che avevano resistito a quasi sette mesi di assedio; Venezia resistette all'assedio fino al 24 agosto 1849.

Carlo Alberto, dopo aver rotto la tregua con l'Austria il 20 marzo 1849 ed essere prontamente sconfitto nella Battaglia di Novara il 22-23 marzo, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II che confermò lo Statuto.

La fine della guerra fu segnata dall'armistizio di Vignale, concordato il 24 marzo, firmato il 26 e seguito dalla pace di Milano del 6 agosto 1849.






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