Progetto per la Riforma globale della politica pag. 16




La riforma globale dopo la democrazia

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Nel quinto articolo viene affrontato il mondo del lavoro e della produzione. Nelle società basate sul capitalismo e che tramite l’incitamento al consumismo più sfrenato hanno raggiunto la loro massima potenza economica è difficile fare accettare un principio diametralmente opposto. E’ l’uomo che deve scegliere cosa gli serve e non il mercato ad imporgli cosa comprare.

La strada evolutiva verso la formazione di individui più liberi ed equilibrati non può trascurare questo punto basilare. La mercificazione di qualsiasi cosa, uomini compresi, crea un falso benessere, dentro il quale gli uomini perdono di vista i valori più nobili, barricandosi dietro una montagna di oggetti o simboli presto inutili e sempre effimeri. La spirale della crescita consumistica deve essere interrotta.

L’uomo deve produrre, vendere e consumare effettivamente ciò di cui ha bisogno per scelta personale e non per lavaggio del cervello pubblicitario.

La carta pone perciò dei limiti alla produzione ed alla pubblicizzazione dei prodotti. Il concetto che esprime è fortemente contro la globalizzazione, che ha il solo scopo di aumentare vertiginosamente la potenza economica di un numero sempre più ristretto di compagnie multinazionali, soffocando le produzioni, le tradizioni e i mercati locali.

Non è concepibile trasportare e vendere in altri continenti prodotti agricoli, carni ed altri alimenti, facilmente producibili localmente, così come non ha senso promuovere e incentivare il consumo di nuovi prodotti che non rientrino nelle tradizioni locali. Tutto ciò uccide l’agricoltura, l’allevamento, la produzione artigianale locale, quella forma di lavoro che può invece dare la maggiore soddisfazione sia a chi produce in proprio che a chi consuma.

Per contrastare questo meccanismo di globalizzazione dei mercati la carta pone una distinzione nell’applicazione della tassa sul valore aggiunto (da noi in Italia: IVA), agevolando in tal modo il costo finale del prodotto locale. Lo scopo è di contrastare la radicalizzazione delle produzioni di massa, migliorando le condizioni di autosufficienza distribuita.  Si tenga presente anche il fattore ecologico della globalizzazione, ovvero il costo in termini di consumi e inquinamento per il trasporto di beni da un continente all’altro.

Il sesto articolo mette in luce i criteri di composizione del nucleo familiare, visto come la più piccola struttura comunitaria indipendente, dopo il singolo individuo, ovviamente. Non sono poste restrizioni alla composizione della famiglia, poiché ognuno deve avere il diritto di decidere come e con chi vivere.

Il concetto di coppia eterosessuale monogama è superato da un più ampio criterio di scelta del nucleo e regolato dal principio del contratto familiare, nel quale sono stabilite le regole di convivenza e di scioglimento del nucleo.

Ciò non esonera ovviamente la famiglia dagli impegni assunti nei confronti della prole, né tantomeno dalle regole e leggi della comunità d’appartenenza, a sua volta vincolate dagli accordi internazionali e dalla carta dei Diritti e Doveri globali.

La famiglia non è più obbligatoriamente vincolata alle ferree regole della religione d’appartenenza ereditata. Una famiglia laica (o atea) deve avere la possibilità di stabilire e seguire regole diverse, sempre nel rispetto dei minori e di qualsiasi vincolo superiore.

Il settimo articolo si pone a difesa del mondo animale, abbattendo quasi tutte le ingerenze e sopraffazioni che gli esseri umani si sono abituati ad esercitare su di esso.

Il primo obiettivo è di ridare piena dignità ad ogni essere vivente, senza per questo ridurre l’uomo ad animale vegetariano.

Lo sfruttamento degli animali è ancora ammesso in un certo senso, ma con restrizioni atte prima di tutto a scongiurarne l’estinzione, quindi a non provocarne sofferenze ed infine ad adottarne forme d’allevamento controllato.

Una netta distinzione è posta tra animali dotati di cervello ed esseri che ne sono privi. Una seconda distinzione è tra animali liberi ed animali d’allevamento.

Verso gli animali liberi non è più ammessa nessuna forma di ingerenza, ovvero gli animali liberi vanno lasciati nel loro habitat e basta.

Sono previste eccezioni per particolari esigenze di caccia e di pesca, opportunamente regolamentate e comunque anch’esse orientate alla progressiva trasformazione in forme d’allevamento artificiale.

L’uccisione immotivata di un animale è vista come reato altrettanto grave quasi quanto l’uccisione di un essere umano.

L’ottavo articolo definisce i criteri di composizione delle Comunità locali e delle struttura sociale organizzate.

Il concetto di Comunità abbandona l’idea di confine territoriale nazionale, per sposare il principio di libera aggregazione organizzata, senza con ciò ricadere nei sistemi feudali o nella ghettizzazione.

Il territorio è semplicemente uno spazio fisico, non obbligatoriamente contiguo, entro il quale una Comunità si esprime tramite la propria cultura, tradizioni, lingua, religione e regole. Il problema dell’extraterritorialità è molto difficile da fare accettare a qualsiasi organizzazione sociale ed è madre di mille e mille battaglie d’invasione e difesa.

Si tratta probabilmente dell’aspetto più embrionale e discutibile dell’intera carta dei Diritti e Doveri.

Lo sforzo è nella direzione di superare antichi ostacoli alla pacifica convivenza di etnie differenti e scoraggiare al massimo le lotte di potere per la rivendicazione di un territorio.

In una società umana che non è più imperniata esclusivamente sull’agricoltura e sull’allevamento questo problema forse è meno grave che in passato, ma non per questo di facile soluzione.

Nel nono articolo si definiscono le regole per attuare una valida difesa delle regole e delle leggi a tutti i livelli e si stabiliscono i principi di controllo.

Non può esserci autorizzazione o divieto realmente rispettato, se non si eseguono adeguati controlli atti a localizzare e rimuovere tempestivamente ogni infrazione. Lo scopo principale dei controlli è perciò di prevenire le infrazioni, soprattutto le più gravi che potrebbero minacciare l’ambiente o la convivenza pacifica.

Il decimo articolo stabilisce le regole per lo sviluppo della ricerca scientifica, definendo cosa sia lecito e cosa non lo sia nel modo di operare.

La carta non vuole soffocare il progresso umano, in particolare nel campo scientifico della medicina, ma porre ancora una volta dei vincoli all’uso di altri esseri viventi da sottoporre alla sperimentazione e bloccare qualsiasi ricerca che non sia controllabile ufficialmente, abolendo il segreto militare e industriale.

La brevettabilità delle invenzioni viene pertanto notevolmente ridotta, trasformandosi in un momentaneo privilegio offerto all’inventore/ricercatore (gruppo o singolo individuo), per riconoscergli il merito e rimborsargli adeguatamente i costi sostenuti. Qualsiasi nuova scoperta diventa così patrimonio dell'umanità e non può essere sfruttata economicamente da una singola compagnia produttiva.

La carta rappresenta una linea tendenziale di comportamento umano e non può essere considerata rigidamente applicabile in tutte le sue espressioni e nel medesimo tempo in tutti i luoghi del mondo.

Nell’undicesimo articolo viene esposto il piano di gestione per l’amministrazione pubblica dell’intero Continente e dei suoi livelli Territoriali e Comunitari.

Questa struttura è articolata in modo molto differente da quanto sperimentato nelle democrazie occidentali.

Non esiste alcuna forma di scelta per votazione del personale che vi dovrà operare, ma i cittadini avranno sempre la possibilità di segnalare valutazioni di merito o demerito che influiranno sul mandato del personale pubblico prescelto.

Lo scopo di questa struttura innovativa è quello di abolire il rapporto altamente conflittuale che si riscontra nei regimi democratici a causa dello scontro permanente tra governi e opposizioni. L’abolizione degli stessi partiti e dei turni elettorali disinnesca qualsiasi azione che privilegi la propria elezione piuttosto che il valore della propria attività.

Personale altamente competente e motivato a collaborare in modo trasparente e disinteressato dovrebbe rappresentare la chiave di successo della nuova struttura politica.

L’amministrazione definisce le leggi che saranno applicabili a tutto il continente, quindi instaurando il principio di massima uguaglianza e standardizzazione. Qualsiasi condizione del tutto particolare sarà comunque valutata e accolta se indispensabile o comunque non contrastante con la Carta dei Diritti/Doveri.

Nel dodicesimo articolo viene infine trattato proprio il problema dell’applicabilità graduale della nuova struttura costituzionale ed esecutiva e le indispensabili diversificazioni per le varie realtà locali.

La carta si riflette sui concetti di globalizzazione in due modi opposti: da una parte tendendo ad abbattere la globalizzazione commerciale, industriale e dell’alta finanza speculativa, e dall’altra promuovendo iniziative e incentivi al miglioramento delle condizioni di vita delle zone più povere.

In un certo senso il principio che si vuole affermare è che così come l’uomo deve essere libero di andare a vivere dove vuole, come vuole e con chi vuole, dall’altra parte un’umanità evoluta deve riuscire a garantire una decorosa esistenza (non si parla di semplice sopravvivenza) a chi ha avuto la sfortuna di nascere in terre o culture più povere, ma che non ha alcuna voglia d’abbandonare.

In pratica può sembrare un controsenso che una carta evolutiva si preoccupi di frenare l’intera produzione globale, producendo così minore ricchezza pro capite, e dall’altra s’illuda di riuscire a migliorare le condizioni di vita del terzo mondo! Con quali mezzi, nel momento in cui progressivamente ogni popolazione avrà da fare i conti con un minore reddito e quindi minori possibilità di spesa e con le grandi compagnie in gravi difficoltà?

Lo spauracchio della recessione economica incontrollata è evidente. L’unica via di salvezza è forse data dalla progressiva applicazione dei nuovi principi. Nella carta si accenna ad una cinquantina d’anni, forse ancora pochi per evitare pericolosi contraccolpi!

Ma...ci sono programmi e prospettive migliori?

Un altro punto molto discutibile è sicuramente la capacità di convincere le nazioni più ricche a darsi questa nuova impostazione. Non è certo dagli esponenti politici, sempre o quasi sempre condizionati dalle loro potenti lobbie, che può arrivare tale consenso spontaneamente, visto oltre tutto che sarebbero i primi a perdere il posto.

La speranza allora si appoggia esclusivamente sulla presa di coscienza sociale, sulla pacifica sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che attraverso la comprensione dei propri attuali malesseri potrebbe lentamente modificare le proprie abitudini, con una adeguata riforma globale, trovando sempre di più una discreta autonomia e distacco dai poteri economici, politici e religiosi, per arrivare a proporre con la propria volontà popolare il cambiamento e una nuova struttura politico-sociale proiettata nel futuro.

Autore: Enrico Riccardo Spelta
giugno 2011 (inizio) - marzo 2016 (ultime modifiche)

Attualmente è in corso la stesura della parte relativa al cambiamento totale della struttura economica. Il denaro è utile negli scambi, non va abolito...va disinnescato da qualsiasi speculazione e reso disponibile a chi ne ha estremo bisogno per raggiungere un dignitoso livello di benessere.


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  Dopo la politica. Democrazia, società civile e crisi dei partiti
cur. Zola D., 2008, Edizioni dell'Asino
  Il tempo della decrescita. Introduzione alla frugalità felice
Latouche Serge, Harpagès Didier, 2011, Eleuthera
  La fine del sogno occidentale. Saggio sull'americanizzazione del mondo
Latouche Serge, 2010, Eleuthera
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Latouche Serge, 2011, Bollati Boringhieri
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Latouche Serge, 2000, Edizioni Lavoro
  Mondializzazione e decrescita. L'alternativa africana
Latouche Serge, 2009, Dedalo
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Lévy Pierre, 2008, Mimesis
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