I problemi della gioventù




Le difficoltà della gioventù!

In ogni epoca i giovani, dalla nascita ai primi vent'anni, si sono formati in base ai tre livelli sociali con cui sono stati in contatto:

genitori - scuola - società.

giovani e genitori Nel primo periodo prescolastico i genitori hanno un ruolo quasi esclusivo nella formazione del bambino.

Nell'adolescenza diminuisce l'influenza dei genitori e prende la massima importanza l'insegnamento scolastico.

Nella parte finale del periodo giovanile, invece, diventa più importante il modello sociale, a partire dal comportamento del proprio gruppo di contatto e amicizia, fino alle mode e modelli generici proposti dalla società.

Nelle comunità in cui la scuola non è accessibile o molto limitata, come nei Paesi più arretrati, il giovane attinge la sua formazione esclusivamente dall'esempio e dalle regole imposte dai genitori o dal clan familiare, per passare successivamente all'esempio dato dal comportamento degli adulti del suo stesso gruppo etnico, presentandosi alla vita con forti carenze culturali e diventando così preda facile di magie, superstizioni, idolatrie e lotte tribali/etniche/religiose di vario genere.

Il ruolo dei genitori è fondamentale soprattutto nel periodo dei primi 5 o 6 anni, a partire dal periodo fetale in poi.

In questa prima fase il cervello del bambino assimila in modo duraturo gli insegnamenti e i comportamenti dei genitori e dei parenti a lui più vicini. E' il periodo in cui si possono formare dei complessi che il bambino si porterà dentro per tutta la vita.

Ciò viene molto bene descritto dall'epigenetica, oltre che dalla psicologia e dalle neuroscienze.

giovani e scuola Nel periodo scolastico inizia ad avere rapporti e confronti coi propri compagni di classe e con gli insegnanti.

E' anche il periodo, però, in cui s'affacciano i "doveri", in contrasto col totale egoismo assecondato nel precedente periodo.

Nessuno è ben disposto verso i propri doveri, anche se a volte alcuni bambini, per compiacere i genitori, possono trovare gratificazione anche nell'essere obbedienti, ma sono eccezioni.

Certamente alcuni giovani possono nascere, o mostrare precocemente un temperamento particolarmente difficile, o con squilibri che si manifestano con eccessi tra questi estremi:

- iperattività oppure eccessiva pigrizia
- timidezza o al contrario spavalderia, aggressività, violenza
- meticolosità, precisione, pignoleria (assai difficile!) contro la molto più frequente cialtroneria
- curiosità, molteplicità di interessi o in opposto estrema indifferenza, superficialità, noia
- comportamento competitivo contro comportamento collaborativo (molto raro)

I ragazzi che soffrono di questi estremi sono ovviamente i più difficili da "normalizzare" e richiedono particolari interventi psicologici.

giovani e società La nostra società è molto competitiva e alcuni giovani non si sentono all’altezza degli standard da essa imposti. Così, per dimenticare il problema, ricorrono sempre più massicciamente ad alcol e droghe. Quando il giovane dice di non godere di buona salute, spesso il problema non è solo fisico, ma anche e soprattutto di origine psicosociale.

In linea di massima ciò che si vuole qui sostenere e di cui si parlerà è la tesi che il giovane non sia quasi mai il vero responsabile dei suoi comportamenti, ma che sia invece il risultato, lo specchio, di quanto abbiamo saputo infondergli (e dargli come esempio morale e comportamentale), attraverso le relazioni di cui abbiamo detto all'inizio: genitori, scuola, società.

Loro sono il frutto della nostra cultura e delle nostre capacità di infondere i giusti comportamenti, per portarli all'età adulta in perfetto equilibrio psico-fisico, per dare loro sicurezza e integrazione sociale, capacità intellettuali e di gestione del proprio fisico e per fare un percorso di vita appagante.

Dunque, qualsiasi comportamento asociale o dannoso a loro stessi o ad altri (uso di alcol, droghe, fumo, sevizie, stupri, furti, violenze, bullismo, fanatismo, prepotenze, ecc.) è il risultato negativo di quanto abbiamo saputo insegnare e dare loro come modello.

A volte il difetto può essere imputato alle scarse capacità dei genitori, altre alle carenze o errori del programma scolastico e altre ancora al cattivo esempio della società.

Spesso tutte e tre le componenti sono inadeguate o di scarso valore didattico. E questo potrebbe essere -generalizzando- il grave difetto della nostra società attuale.


Ma se volessimo migliorare la situazione, cosa dovremmo fare?

L'anello più debole e affrontabile facilmente sarebbe quello intermedio, cioè la scuola, il metodo educativo e dell'apprendimento nonché i contenuti dello studio.

Noi riempiamo ancora di puro nozionismo i nostri ragazzi, mentre la cosa più importante sarebbe insegnare come funziona il loro cervello, come fare per gestire bene le relazioni sociali e come affrontare serenamente la propria crescita verso il mondo degli adulti e della indipendenza (svezzamento).

Dagli studi recenti siamo arrivati a capire che in pratica abbiamo due intelligenze: quella classica razionale e quella emotiva.

L'intelligenza razionale è collocata nella corteccia cerebrale, mentre quella emotiva sta nella zona profonda del sistema limbico ed in particolare è pilotata dall'AMIGDALA. A tale proposito si consiglia di leggere attentamente questo studio: ISTINTO E RAGIONE

Dobbiamo prima di tutto insegnare ai giovani, sin da bambini, ad essere consapevoli dell'eterno conflitto tra le due intelligenze che abbiamo. Questo probabilmente eviterebbe molti sbandamenti, incertezze, errori interpretativi e complessi da parte loro. Ed addestrarli al più corretto ed equilibrato comportamento sociale, a come affrontare ogni situazione particolare che si presenti coi propri simili.

Poi dobbiamo insegnargli ad avere il massimo rispetto del loro corpo. Conoscerne tutti i meccanismi, cosa ci serve, cosa ci danneggia. Sempre partendo da insegnamenti che dalla più tenera età si ripetano con sempre maggiori livelli di profondità esplicativa, fino ai vent'anni. E tutto ciò oggi più che mai è fondamentale per tenerli alla larga dagli sbandamenti e comportamenti nocivi.

Altra cosa fondamentale sarebbe orientarli verso un approccio sociale di tipo collaborativo anziché competitivo.

A tale proposito sono molto interessanti le esperienze e attività svolte in alcune scuole e di cui viene fornita ampia documentazione nel testo di Daniel Goleman "Intelligenza emotiva", che ogni genitore (ed insegnante) dovrebbe fare lo sforzo di leggere.

La nostra società, basandosi sul profitto sfrenato e spregiudicato, pone la massima attenzione a creare individui bravi a sconfiggere gli altri, a superarli, puntando sulla scaltrezza e spesso sull'inganno. In altri termini è il trionfo della competitività.

Anche gli sport sono del tutto agonistici e quindi portano il giovane a competere e sconfiggere gli altri concorrenti. Il massimo lo constatiamo nel calcio, dove la competizione è tra i giocatori della stessa squadra, poi ovviamente contro tutte le squadre avversarie ed infine si estende all'intero universo dei tifosi, che arrivano a vere e proprie guerriglie, oltre ad avere anche un forte esempio di corruzione e imbrogli a livello dirigenziale. Tutto ciò dimostra quanto queste mode sportive siano esempi deleteri all'educazione, al rispetto sociale ed alla spirito collaborativo.

Forse sarebbe molto meglio indirizzare i giovani verso attività da boyscout, dove, oltre all'aspetto collaborativo della squadra, c'è anche l'importantissimo contatto col mondo della Natura (assai lontano dalla vita di tutti i giorni, soprattutto dei ragazzi di città).

Un altro elemento assolutamente negativo è dato dall'uso dei video giochi, oltre a tutti i rischi a cui esponiamo i giovani semplicemente con l'uso incondizionato del Web.

Ho passato in rassegna molti titoli di giochi per play station che mi sono stati indicati da ragazzi quindicenni ed analizzandone lo svolgimento appare evidente che si tratta di prove quasi esclusivamente basate sull'estrema aggressività.

Uccidere gli avversari, coi mezzi più spietati messi a disposizione dal gioco è l'obiettivo della maggior parte di essi.

Il realismo grafico di tali pseudo avventure è sconcertante, nulla a che vedere con i vecchi giochi (reali) che facevano tra loro i ragazzini fino ad un paio di generazioni precedenti. Tutto ciò non può non produrre assuefazione all'azione violenta, che negli individui più deboli si può trasferire facilmente in emulazione nella vita reale o comunque, bene che vada, che fa diventare "normale" il massacro di altri esseri umani, visto e rivisto migliaia di volte, che dunque non fa più orrore, come in pratica dovrebbe fare.

Non ci stupiamo poi se i più deboli e influenzabili possono diventare dei terroristi!

Qui si inserisce il problema del ruolo educativo dei genitori. Nessuno può proibire al proprio figlio di passare il suo tempo libero scegliendo questi giochi e nessuno può proibire qualsiasi altro comportamento che sia attualmente in voga.

L'errore più frequente al giorno d'oggi commesso dai genitori è un eccesso di permissivismo e protezionismo.

Il giovane deve imparare a rispettare le regole sociali e deve sentirsi il più possibile artefice delle proprie conquiste.

Per questo ho scritto che è dalla scuola che si deve partire, rinnovandola totalmente, per formare i futuri adulti che diventeranno genitori e saranno meglio disposti a modificare il loro ruolo per forgiare il comportamento e le scelte dei loro figli, dando anche un esempio qualitativamente migliore.

Per ultimo resterebbe il più grande dei problemi: lo squallore della società basata sul consumo e sul denaro.

Non è possibile rivoluzionarla, visti i poteri forti che tra banche, alta finanza, politica e imprese, condizionano qualsiasi gusto e modello comportamentale.

Solo il cambiamento nell'educazione scolastica può predisporre nuovi individui al cambiamento sociale, oltre che ad ad essere più sani, rispettosi di sé stessi e degli altri e dell'ambiente intero, migliori genitori e maggiormente interessati a tutte le cose belle che la vita ci offre.

Testo di: Enrico Riccardo Spelta
(2/2016)






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