Riflessioni sulla Democrazia




I problemi della democrazia (intervista ad un osservatore alieno)

Cosa penso del panorama politico italiano?

La prima cosa che mi viene in mente riflettendo sulla questione politica è che si tratta di un sistema "distorto e inefficace".
Direi più una "IDIOCRAZIA" che una vera democrazia.
Non è un problema esclusivamente italiano, perché lo ritengo strutturale alla forma politica della democrazia.
Come funziona la "democrazia"? Privilegiando certe scelte rispetto ad altre, in base al proprio gruppo d'appartenenza ideologica (ma oggi non esistono più neppure le ideologie!)... o più semplicemente pensando al proprio parco-buoi elettorale, se parlassimo di politici.

La nostra politica si basa sulla RAPPRESENTANZA e non sulla COMPETENZA...questo è il vero problema! Il meccanismo naturale è questo: "se io sostengo questa tesi, in quanti voti elettorali si potrà tradurre?".
Un sistema assolutamente demagogico e finalizzato non ai reali bisogni e interessi del paese, ma del proprio successo personale. La democrazia non pone alcun limite a questa istintiva tendenza degli uomini politici e dei partiti che li rappresentano.

Mentre la società consumistica traduce tutto in corrispondente valore di denaro, i politici all'interno di essa traducono ogni pensiero e azione in possibili voti.
Il risultato è che (per Costituzione) si creano molti fronti, chiamati poi ad una fusione innaturale in prossimità delle elezioni, quando si coagulano forzatamente in due fronti opposti, che poi si tradurranno in "governo" ed "opposizione".

Come può funzionare bene un sistema nel quale l'unico obiettivo dell'opposizione è solamente quello di denigrare qualsiasi decisione governativa per sperare di catturare più voti e vincere le elezioni successive?
Ipotizziamo che (per pura combinazione!) salga al governo una coalizione veramente capace, che in qualche anno riesca obiettivamente a dare un forte impulso al paese, risolva molti problemi, ecc. ecc.  Pensate che l'opposizione ne riconoscerebbe i valori?
Pensate che, considerando l'ottimo lavoro svolto, le forze dell'opposizione potrebbero appoggiare la coalizione governativa per un'altra legislazione? Vi rendete conto di quanto è impraticabile un atteggiamento di questo tipo nello schema del nostro sistema politico?

Il nostro sistema parlamentare porta ad un ruolo distorto delle due parti contrapposte, come quello dei nostri tribunali, che mettono due opposte fazioni a recitare la parte dell'inquisitore e del difensore.
E' ovvio che ognuno dei due vorrà vincere lo scontro (prescindendo dalla reale innocenza o colpevolezza) e userà qualsiasi mezzo pur di riuscirci.
Questo sistema uccide il principio cooperativo, che invece dovrebbe privilegiare nell'interesse superiore del paese. Il risultato è che l'elettorato ne resta frastornato e disorientato, finendo inevitabilmente per allontanarsi dalla politica. La frase più diffusa da noi è: "tanto non cambia niente, tutti uguali".

Se il cittadino ascolta gli esponenti governativi gli sembra che abbiano operato al meglio, così come se dà ascolto all'opposizione si convince che il governo è composto da incompetenti, ladri, bugiardi e via dicendo, che stanno mandando in malora il paese.
Lo scontro danneggia parimenti entrambe le fazioni e le leggi che vengono prodotte saranno dei compromessi tra due o più idee opposte (idee opposte per "partito preso", non per convincimento razionale).

Il nostro sistema politico, poi, con due camere chiamate a valutare le stesse leggi, porta inevitabilmente le fazioni opposte a scontrarsi e boicottarsi e a inconcepibili lungaggini.
E per giunta il nostro sistema mediatico di diffusione dell'informazione è distorto dalla consapevolezza che "solo una brutta notizia fa notizia", per cui anche un governo che agisca bene passa inosservato!

Le problematiche e le scelte cui è chiamata la gestione governativa sono tante e molto complesse, coinvolgendo strati sociali differenti, spesso con interessi opposti, economie nazionali che devono confrontarsi con tutto il resto del mondo, eredità tragiche del territorio devastato da precedenti politiche scellerate, esigenze di sviluppo e realizzazione di grandi opere, sistemi scolastici, salute pubblica, rapporti diplomatici e conflitti con paesi esteri, importantissime questioni etiche e morali, diritti di categorie da proteggere, evasione fiscale, sicurezza, insofferenze razziali, ecc. ecc.

Senza tirare in ballo il vostro particolare problema delle interferenze religiose e del mondo della finanza, dei sindacati e delle lobbies, che pur ci sono e che si fanno sentire pesantemente, condizionando e compromettendo ulteriormente le possibilità decisionali sui problemi sociali ed economici.

Pensiamo solamente a cosa succederebbe se un nuovo governo accogliesse l'idea che i trasporti di merci sarebbe molto meglio se viaggiassero su rotaia anziché su autostrade, intasando l'intero paese e intralciando milioni di altri lavoratori. Se ciò venisse proposto sarebbe il blocco dei trasporti per scioperi di tutti gli autotrasportatori, no? Quindi mossa impopolare e disastrosa, che non si può fare.
Un bombardamento di problemi, uno scenario di guerra, a mio avviso. E dentro questo scenario cosa fanno le forze politiche? Qual è il loro maggiore impegno? Sparare a zero sull'avversario!

Altro che risolvere i problemi del paese! Mi meraviglio sempre quando sento che, malgrado tutto questo, qualcosa viene pur fatto, che qualche legge (pur sempre zoppicante o tortuosa) riesce a passare, che qualche grande opera di ammodernamento viene avviata (magari per cadere poi alla legislatura successiva, che non ne vede l'utilità di proseguimento). Avete presente quante "cattedrali nel deserto" ci sono nel nostro paese? Questi sono i risultati.

E i cittadini?
Beh sono a loro volta strumentalizzati dalle forze d'opposizione contro qualsiasi iniziativa che possa anche minimamente comportare dei sacrifici diretti o indiretti per loro.

E' molto facile produrre scontento, rabbia e volontà di lotta, quando un progetto presenta una strada che deve passare proprio vicino a casa vostra, o una discarica nel vostro comune, o una nuova tassa contro la vostra categoria, e via dicendo.
Fare leva sull'egoismo è prassi di politica quotidiana e serve solamente a bloccare i programmi o le necessità improrogabili.

La nostra forma sociale è chiamata ogni giorno a scegliere tra sacrifici in nome del progresso, sacrifici in nome della qualità dell'ambiente, sacrifici in nome di una maggiore equità di distribuzione dei beni o dei diritti. Sempre sacrifici e mai vantaggi!
Pensiamo a come un ambiente ideale andrebbe inteso, ovvero: privo di asfalti, cementi, binari, fabbriche, case, aeroporti, ecc. ecc. Ma ci andrebbe bene? O ci sarebbe una rivoluzione, se un governo decidesse di garantire solamente la qualità ambientale?
Il cittadino da parte sua vorrebbe il massimo dei diritti senza piegarsi a nessun dovere, il ché è istintivo, ma impossibile e ingiusto. Stando a queste distorsioni come si può pensare di governare ed essere applauditi anche quando si lavorasse al meglio?

Come dicevo, il problema vero è la corsa al potere, che innesca il principio di intolleranza, disfattismo e ostruzionismo verso l'operato del governo in carica, in vista di vantaggi per le successive elezioni.
Questo meccanismo in alcuni paesi non si presenta in toni così gravi come da noi. Negli Stati Uniti, per esempio, una volta eletto il nuovo presidente i due schieramenti politici concorrono pacificamente (o quasi) alla gestione politica del paese, sostenendo il più possibile il presidente incaricato (ma con gli occhi bene aperti a detronizzarlo in caso di gravi inadempienze, il ché mi sembra giusto).

In Italia non esiste il sistema presidenziale e forse non abbiamo ancora un sufficiente senso democratico e collaborativo per scegliere questo sistema politico. Allo stesso tempo abbiamo ancora il ricordo del fascismo e delle nefaste conseguenze. Ma allo stato attuale la forma presidenziale resta a mio avviso la migliore auspicabile.

Ma allora, secondo queste visioni, non c'è modo di governare un paese o è la forma democratica ad essere sbagliata?

Non ho detto che una popolazione non sia comunque governabile e non voglio ripetere la storica frase di Churchill sulla democrazia, ma voglio invece sostenere che la politica non dovrebbe basarsi sui nostri sistemi sbagliati e primitivi, ma cercare razionalmente altre formule più adatte alla complessa gestione dei temi economici e sociali e che la democrazia è troppo vincolata alle elezioni ed agli interessi/ambizioni personali.

Prima di tutto non diffondiamo e non educhiamo a sufficienza i cittadini al concetto di "interesse comune" e così non li prepariamo ad accettare l'idea che nella società si debbano anche fare dei sacrifici o tenere nel cassetto certi desideri non sempre soddisfabili. Anzi, si fa di tutto per sollevare il maggior numero possibile di desideri, spacciandoli per "bisogni irrinunciabili", tramite gli spot pubblicitari e fasulli modelli di stile di vita. Modelli assolutamente non raggiungibili dalla maggior parte dei cittadini! (modelli anche pietosi, a dire il vero, visto che i più desiderati sono le carriere come velina per le ragazze, o come calciatore per i maschi!).

I temi che attualmente devolviamo alla gestione politica sono di due tipi: questioni etico-sociali e questioni a forte componente economica. Un politico qualsiasi può alternativamente ricoprire incarichi governativi di un tipo o dell'altro. Così spesso abbiamo a che fare con persone assolutamente incompetenti e dominate spesso da poteri esterni, come quello esercitato a suon di anatemi dal Vaticano.

A questa critica si risponde che il politico deve essere, per definizione, estraneo alla conoscenza tecnica dettagliata dei fatti di cui discute. Questo perché abbiamo già sperimentato governi cosiddetti tecnici e ne abbiamo riscontrato i limiti e i danni ed anche perché al servizio dei nostri politici ci possono comunque essere tecnici competenti, che forniscano loro tutti i dati di cui abbisognano.
Se così fosse, allora, il politico sarebbe semplicemente il portavoce di uno stuolo di anonimi consiglieri tecnici, che sfuggono al giudizio del grande pubblico, non essendo coinvolti in prima persona dai suggerimenti che forniscono.

Berlusconi ha rappresentato sicuramente un'eccezione fastidiosa e imbarazzante per i "veri" politici, governando il paese come fosse una sua azienda.

Ma veniamo alla differenza tra democrazia diretta e indiretta.
Mi sembra di poter escludere che il cittadino sappia occuparsi professionalmente e prendere decisioni valide su delicate e complicate questioni politiche.

Per questo motivo la delega al politico è indispensabile, anche se su alcune scelte di tipo sociale sarebbe sempre doveroso ricorrere al referendum popolare. Ma non mi spingerei oltre, visto che poi i referendum sono facilmente elusi da leggi successive.

In una vera democrazia non ci dovrebbe essere, ad esempio, una legge che imponga l'obbligo alla vita e che neghi totalmente l'eutanasia o ponga limiti al testamento biologico. Un referendum in questo caso servirebbe solo a far prevalere un'ideologia o il suo contrario.

Infatti questa legge potrebbe essere accettata solo da cittadini credenti e osservanti della loro religione. Ma se molti cittadini non si sentissero l'obbligo di rispettare alcun dictat religioso, perché mai dovrebbero essere sottoposti alle stesse restrizioni? E' democrazia anche quella che tradisce il desiderio del 50% dei suoi cittadini?

Testo di: Enrico Riccardo Spelta
2008





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