|
In coppia si raddoppiano i piaceri
e si dimezzano i problemi

Ho
atteso molto prima di pronunciarmi su questa parola, perché è la più
importante e difficile da definire. Sull’amore sembra si sia già detto
di tutto.
Definizioni retoriche, romantiche, ciniche, o semplicemente originali; ce
n’è per tutti i gusti. La stessa parola “amore” si presta a mille
interpretazioni perché è utilizzata per esprimere una vasta gamma di
sentimenti che possono anche non avere quasi nulla in comune tra
loro.
L’amore per un figlio, l’amore per la patria, l’amore per il
prossimo, l’amore per un Dio, ecc., sono espressioni di stati d’animo
molto diversi tra loro. Ma quando si dice “amore” e basta, penso che
tutti noi sappiamo bene a cosa ci si riferisce.
L’amore più importante, dirompente, incontrollabile, che può renderci
schiavi o pazzi, inermi o aggressivi, è senz’altro e soltanto quello
che può nascere tra una coppia. L’amore è un sentimento irrazionale,
non c’è dubbio.
Non conosce confini di sorta: può colpire persone di età, razze,
religioni, culture diverse. Possiamo aver vissuto per anni a fianco di una
persona senza aver provato alcuna attrazione particolare per lei e poi, di
punto in bianco, sentire una vampata di desiderio irrefrenabile,
accorgerci che non possiamo più farne a meno, che desideriamo con tutte
le nostre forze la sua presenza, il suo contatto, il suo affetto ... in
una sola parola: il suo amore.
Non so dare una spiegazione a questi fenomeni, ma so per certo che
esistono, così com'è vero che il più delle volte queste improvvise
esplosioni di sentimenti sono reciproche. La stessa cosa può succedere a
due persone che si incontrano per la prima volta. Anche in questi casi il
fenomeno d’attrazione è inspiegabile, anche se meno facile che sia
reciproco.
L’amore, come tutti i sentimenti più forti, è invadente e molto
esigente. Nessun rapporto umano può dare più di quanto dia l’amore,
come è vero che nessun rapporto umano può far soffrire più dell’amore.
L’unico sentimento che gli assomiglia è l’odio, che potrebbe comunque
considerarsi un aspetto negativo dello stesso amore. Sempre restando nel
concetto di amore di coppia, amare vuol dire non essere più capaci di
vivere bene con noi stessi e sentirci soli anche tra mille persone, se
manca la persona amata, così come sentirsi amati vuol dire non sentirsi
mai completamente soli.

Lo stato d’innamoramento è a metà strada tra la malattia e la
beatitudine fisico-intellettuale. Come “malattia” coinvolge tutta la
nostra fisicità, che risulta attratta esclusivamente dal contatto con l’altra
persona, mentre come “beatitudine” invade tutta la nostra sfera
psichica, che non trova modo di concentrarsi su null’altro che non sia
il ricordo, la presenza o il desiderio dell’altra persona.
Durante la fase acuta dell’innamoramento scompaiono tutti i difetti
della persona amata: si potrebbe dire che essa assolva in quel momento l’ideale
della nostra vita. Nessuno è più desiderabile, attraente, bello, dolce,
affettuoso dell’oggetto del nostro amore. Ma sotto l'amore spirituale
verso un'altra persona, quanto gioca la pulsione sessuale, che cerchiamo
di "nobilitare" caricando di passione un semplice desiderio
istintivo?
L’idea che nel tempo questo stato d’animo possa evolversi, lasciando
una grande delusione o un grande vuoto o più semplice tanta indifferenza,
sembra inaccettabile a chi è veramente innamorato. Ma la vita insegna che
nessun grande amore si mantiene costante nel tempo, anzi, forse si
potrebbe dire che più è stato grande un sentimento e più facilmente ne
avverrà un crollo rapido e ingovernabile.
Fanno eccezione quei rapporti che hanno la fortuna di trasformarsi
lentamente in profondi sentimenti d’affetto; affetto alimentato da stima
reciproca e condivisione di interessi.
Parlando più in generale dell’amore io direi che assai spesso il
sentimento nasconde un’origine egoistica e possessiva, mentre il puro
concetto d’amore dovrebbe essere totalmente altruistico, ma è molto
difficile trovarne validi esempi. In questo gioca un ruolo importante la
società, che ci insegna e ci spinge ad amare più in un modo che nell’altro,
a parte il nostro innato senso egoistico.

Laddove il possesso di beni è considerato un elemento di successo è
naturale che anche il possedere persone amate si allinei al principio
generale. Ed è per questo che molte madri non sanno praticare l’arte di
allontanare i figli dal loro seno, neppure quando i figli giungano ad età
più che matura.
L’amore per i propri figli è comunque un sentimento originato dal
nostro stesso istinto di mammiferi, quindi in esso non c’è nobiltà, ma
condizionamento genetico. Ma esistono tante altre forme che definiamo “amore”
e di cui sarebbe interessante parlare. L’amicizia, per esempio. Fa anch’essa
parte dell’amore?
O l’attaccamento che abbiamo per un amico nasce dalla solidarietà verso
qualcuno che riconosciamo molto simile a noi, come vedute, comportamenti,
problemi, stato sociale, passioni e interessi, e via dicendo? Anche l’amicizia
sottintende un criterio di reciprocità, compresi i casi in cui si sia
amici di qualcuno che ci faccia pena, che sentiamo fragile e bisognoso del
nostro aiuto.
Nel nostro profondo ciò che oggi facciamo per lui nasce da un processo di
identificazione. Se fossimo nei suoi panni vorremmo essere aiutati, così
scatta in noi il gesto d’aiuto. Oggi a te, domani a me.
Forse l’amore più disinteressato che riusciamo a manifestare è rivolto
alla natura. Ma è giusto dire che si “ama” la natura? O piuttosto la
si ammira, ne godiamo, la usiamo a piacer nostro? Basti vedere con quanto
spirito poco rispettoso la sfruttiamo, la natura, per i nostri bisogni e
piaceri!
Testo: Ricky Spelta
|