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Yuppi Du - Locandina

Adriano Celentano in Yuppi Du

Charlotte Rampling in Yuppi Du

Scene da Yuppi Du da una rivista russa
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Yuppi Du
Titolo originale: Yuppi Du
Nazione:Italia
Anno: 1975
Genere: Commedia
Durata: 125'
Regia: Adriano Celentano
Cast: Charlotte Rampling, Adriano Celentano, Gino Santercole, Claudia
Mori, Lino Toffolo, Pippo Starnazza, Carla Brait, Carla Mancini, Sonia
Viviani, John Lee, Memo Dittongo.
Produzione: Adriano Celentano
Data di uscita: 6 Marzo 1975
Trama:
Felice Della Pietà (Adriano Celentano) rimasto solo con la figlia
Monica dopo il suicidio della moglie Silvia (Charlotte Rampling),
sposa Adelaide (Claudia Mori).
Ma la moglie non è morta, aveva solo architettato il finto suicidio per
lasciare il marito e la misera vita da moglie di un gondoliere ed un
giorno torna a Venezia, ricordandosi di avere una figlia.
Felice si trova, senza volerlo, bigamo e ancora innamorato della fuggiasca.
Adelaide se ne va, Felice e Silvia ritrovano l'amore di un tempo, ma lei è ancora alla ricerca di denaro e lusso...
Commento:
Quando ho visto il film
nella versione "restaurata" ero decisamente prevenuta aspettandomi un
filmetto commerciale.
Queste erano un paio di recensioni trovate in Internet:
"Convinto di essere vedovo, barcaiolo veneziano si risposa per dare una
madre alla figlioletta, e si ritrova bigamo e incerto. Favola
surreal-farsesca, alimentata dal Celentano-pensiero bamboleggiante,
regressivo e furbastro con ingredienti di magia, confusa filosofia
antiscioperistica, cattolicesimo “lumbard”.
"Non mancano, specialmente
nella 1ª parte, pregevoli numeri musicali. Bella fotografia di Alfio
Contini. Nonostante tutto, il miglior film di Celentano regista e
produttore".
Invece ho visto un film che mi è piaciuto molto.
Geniale nelle riprese, nello svolgimento della trama, con una colonna
sonora eccezionale, Yuppi du continua ad essere un capolavoro, se non
scioccante, davvero sorprendente.
Da vedere.
Sono completamente d'accordo con questa recensione e foto:
«…è un film ricco, composito, estroso,
con un senso felicissimo dello spettacolo, sia musicale sia teatrale; e
con molte intuizioni cinematografiche, linguistiche, tecniche. (...)
Una
ballata tutta umori e sapori, visivamente interpretata con un
susseguirsi continuo di situazioni sceniche e di trovate narrative che
l’infiammano di vitalità, di vivacità e anche di cultura. (...)
Un gusto
ora pop ora abilmente naif che, con il suo candore premeditato e
entusiasta, sana i contrasti, addolcisce le contraddizioni, riconducendo
tutto, o quasi (cinema, teatro, musica, balletto), a unità di
spettacolo.
Tra le pagine migliori (...), il duetto d’amore fra il
protagonista e la prima moglie sulla Torre de Mori in Piazza San Marco
che si regge in equilibrio fra il musical americano del ‘60 e una sua
segreta parodia latina; senza dimenticare quella cornice veneziana di
sfondo, fatiscente, corrosa, vista insolitamente fra le erbe, i campi, i
giardini, ora tutta dal vero (con gli occhi di Tinto Brass), ora con
sapore malizioso di palcoscenico, “luogo deputato” per un balletto o una
scena madre» (Gian Luigi Rondi - Il Tempo, 7 marzo 1975).
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