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"Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo", sbotta disperato Massimo il barista.
A Pineta, a metà di una lunga estate, Massimo, dopo aver ristrutturato il suo Bar, il BarLume, cerca una nuova banconista e viene coinvolto nei discorsi dei quattro clienti che stazionano al tavolino sotto il vecchio Olmo: Aldo, Ampelio, Gino e Pilade.
Aldo, a cui hanno distrutto il ristorante dandogli fuoco, sta cercando un nuovo locale: ha avuto una proposta per Villa del Chiostro, una beauty farm che sta andando piuttosto bene, messa su vari anni prima da un personaggio losco, Riccardo Foresti, con il quale potrebbe aprire un ristorante in comproprietà.
La cattiva reputazione del Foresti lo preoccupa e prima di accettare la proposta vorrebbe delle garanzie.
Grazie alle conoscenze di Pilade in Comune, i vecchietti riescono a mettere le mani sui vari atti che hanno portato all’acquisizione del fabbricato, scoprendo così che la proprietà è stata comprata ad un valore assai inferiore al prezzo di mercato.
La spiegazione è ovvia: il bene è stato acquistato come nuda proprietà e quindi destinato a rimanere in mano al venditore, Ranieri Carratori, fino alla morte di quest’ultimo.
Meno ovvio è, invece, che il Carratori stesso sia morto improvvisamente dopo un mese circa dalla firma del contratto, apparentemente, per una malattia che non perdona.
Per i vecchietti è una coincidenza troppo grossa per essere solo un pretesto per acidi pettegolezzi fra una bevuta e quattro risate per rompere la monotonia della placida vita di provincia.
Un infortunio al tendine costringe il barista Massimo a un ricovero proprio nello stesso ospedale in cui è morto Carratori e Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, si ritrovano nelle vesti di detective in una nuova avventura.
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Recensione
Marco Malvaldi ha già pubblicato con questa casa editrice, la Sellerio altri tre romanzi della serie dei vecchietti del BarLume: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008) e Il re dei giochi (2010) oltre a Odore di chiuso (2011).
Come scrive un lettore "Non sarà senz'altro un capolavoro del giallo, non sarà ricordato nei secoli ma è senz'altro una bella lettura. Molto simpatica, divertente: il linguaggio è proprio quello degli anziani di quella zona, fra Livorno e Pisa".
In effetti il libro è di facile lettura, pieno della arguta ironia toscana che offre una trama interessante:una piacevolissima e intensa lettura che lascia soddisfatti e divertiti.
Commenti dai lettori
Esterina (17-01-2012)
Bello! Ben scritto come sempre e come sempre divertente. In più l'intreccio non e' affatto scontato. Dunque, lunga vita ai vecchietti di Pineta!
Voto: 5 / 5
Michela (16-01-2012)
Letto in un giorno e mezzo... Libro perfetto, in cui l'omicidio si vede rubare la scena dalle folgoranti battute dell'ospizio che si ritrova al Bar Lume. Ho letto da qualche parte che Malvaldi non scriverà un'altra storia avente come protagonisti il "barrista" Massimo e i nonnetti terribili. Spero non sia vero e, se lo è, che l'autore ci ripensi.
Voto: 5 / 5
claudio (15-01-2012)
Altro bel romanzo di Malvaldi, con i suoi vecchietti del Bar Lume, assistiti (?) dal barrista Massimo. Non sarà senz'altro un capolavoro del giallo, non sarà ricordato nei secoli ma è senz'altro una bella lettura. Molto simpatica, divertente: il linguaggio è proprio quello degli anziani di quella zona, fra Livorno e Pisa. Qui non abbiamo nessun morto su cui parlare, per cui gli anziani
prendono spunto dall'offerta ad Aldo (il vecchio ristoratore cui è bruciato il ristorante) di iniziare una nuova attività in una villa meravigliosa. Questa villa vent'anni prima era stata acquistata dall'attuale proprietario da un imprenditore in difficoltà economica, morto subito dopo. La causa della morte sembrava essere un tumore. Ma i nostri eroi e Massimo (costretto in ospedale da una
brutta caduta) risolveranno il caso. Un'ultima cosa: il libro merita già solo per come Malvaldi chiama continuamente in maniera diversa i quattro.
Voto: 5 / 5
(recensioni da IBS)
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