Per miniatura si intende una riproduzione una decorazione o un disegno in piccola scala.
Primi esempi di illustrazioni di testi che potremmo chiamare miniature, compaiono nel l millennio a. C. in testi religiosi egizi, scritti su rotuli di
papiro o di cotone.
La pergamena entra in uso nel IV secolo a. C., in Grecia dove vengono illustrati testi letterari e scientifici dei quali ci sono giunti soltanto pochi
frammenti.
Nel II secolo dopo Cristo si assiste alla trasformazione del rotulo in codex
(ovvero in libro formato da fogli separati legati insieme) e l’impiego della pergamena o cartapecora in sostituzione al papiro.
Dal VI secolo la produzione dei codici si moltiplica in modo esponenziale, al lavoro di semplice copia dei papiri e delle antiche pergamene, nascono
nuovi testi religiosi con la Bibbia, i Vangeli e le storie della Chiesa.
Durante l’VIII e IX secolo le storiche vicende iconoclaste hanno portato a distruzione gran parte delle miniature esistenti, ma dalla metà del IX
secolo cominciano a circolare i Codici Bizantini che sono pervenuti fino a noi.
Verso la metà X secolo in Inghilterra si assiste alla ripresa dell’attività degli Scriptoria di Canterbury e Winchester, in seguito al forte impulso
verso la vita conventuale dagli appartenenti delle correnti riformate.
Lo stile delle miniature è severo, caratterizzato da panneggi mossi e da decorazioni ricorrenti come un serto di foglie e tralci o da figurazioni
create mediante una semplice linea colorata a contorno.
Tra XI e XIII secolo si lavora per arricchire anche le biblioteche conventuali e, specie nel nord della Francia e nelle regioni fiamminghe comincia
una progressiva fusione di tutti gli elementi stilistici Carolingio, Ottomani e Bizantini che vengono mescolati con originalità, dando vita ad un
nuovo linguaggio pittorico.
Alle iniziali decorate con motivi semplici o con motivi astratti si contrappongono sempre più frequentemente scene figurate, che ripetono i disegni
dei capitelli delle chiese, conventi o castelli.

Nel Medioevo i libri continuarono ad essere scritti a mano dai monaci amanuensi, questi volumi, i Codici, sono rilegati con
copertine pesanti in pelle, pergamena o lamine di metallo prezioso e gemme.
All’interno i Codici sono decorati con miniature, cioè piccoli dipinti attorno alla lettera iniziale di ogni
capitolo o di ogni pagina, oppure illustrazioni a con inchiostri colorati, all'inizio solo in rosso (minio) e in oro.
I Codici Miniati continuavano ad essere libri rari e preziosi, destinati solo alla Chiesa ed a personaggi di una certa classe sociale, i soli
capaci di leggere.
Solo verso la fine del XIV secolo, i Codici cominciarono ad essere più numerosi, non più solo libri destinati a religiosi e sapienti, ma, trattando
anche di fiabe e leggende piene di immagini come libri illustrati, erano destinati ad un pubblico meno colto, ma certamente sempre ricco.
Con l'invenzione della stampa, verso la fine Quattrocento, i libri non venivano più ricopiati a mano, ma si stampavano; la qualità della stampa non
era quella odierna, ma anche allora i libri stampati erano tutti uguali e non erano più arricchiti dalle miniature dipinte a mano, erano arricchiti da
incisioni.
Per alcuni la parola miniatura deriva da "minius"(minio), il nome latino del colore rosso-arancio usato, all’inizio, solo per scrivere le
iniziali; per altri deriva dal termine "minus"(piccolo).
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Le parole venivano scritte su dei fogli di
pergamena, ricavata dalla pelle di vitello,
di capra o di agnello, pulita in acqua e
calce, per eliminare i peli, togliere il
grasso dalla pelle, rendendola adatta ad
essere scritta e dipinta.
I colori utilizzati erano fatti di materiale
minerale e vegetale, ma, per le miniature più preziose si usavano l’oro e l’argento, in lamine sottilissime. |
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