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L'artista
italiano Piero di Cosimo, vero nome Pietro di Lorenzo, nasce a Firenze
all'incirca nel 1462. Figlio di un orafo, lavora nella bottega di
Cosimo Rosselli da cui deriva il suo nome
popolare.
Nelle sue opere si possono trovare influenze del lavoro di
Filippino Lippi, Luca Signorelli e
Leonardo da Vinci.
Anche l'artista Hugo van der Goes
[c.1440-1482], ha lasciato segni nei dipinti di Piero di Cosimo, come l'amore
del paesaggio e la profonda conoscenza della crescita dei fiori e della vita
animale. L'influenza di Hugo van der Goes è particolarmente evidente nelle
"Adorazione dei pastori", oggi al Museo di Berlino.
Nel 1482 va Roma con il suo maestro, Rosselli, dove conosce i miti
dell'antichità classica.
Piero di Cosimo è un vero pittore del Rinascimento italiano, anche per le
immagini che rappresenta, come la "Morte di Procri", "La Marte e Venere", la
serie "Perseo e Andromeda".
Nei dipinti mitologici di Piero si trova uno stile maturo. Sono pieni di
fantastiche forme ibride di uomini e animali impegnati ad esempio in festini,
come si può notare nell'opera del 1500 "La scoperta del Vino".
Altri
dipinti mostrano l'uomo primitivo che impara a usare il fuoco, ad esempio nel
"Salvataggio di Andromeda " del 1515, dove Piero adotta lo sfumato tipico di
Leonardo da Vinci (luce fumosa e ombra) per realizzare gli effetti
atmosferici.
Giorgio Vasari sostiene che Piero di Cosimo abbia trascorso gli ultimi anni
della sua vita in modo cupo, probabilmente a causa di Girolamo Savonarola, per
la sua influenza nell'arte religiosa, di questo periodo le opere "Immacolata
Concezione" e "Sacra Famiglia".
Gode di una grande reputazione anche come ritrattista, è a lui attribuito il
ritratto della cosiddetta "Bella Simonetta".
Vasari racconta che Di Cosimo eccelleva nella progettazione di cortei e
processioni trionfali per piacere la giovani amante di Firenze, o come la
rappresentazione della processione per la fine del carnevale del 1507, dove
illustra il trionfo della morte.
Durante la sua vita, Cosimo ha acquisito una reputazione per l'eccentricità,
raccontata più avanti anche dal
Vasari. Pare che Piero di Cosimo avesse paura dei temporali, e che raramente
avesse cucinato del cibo, mangiando per lo più solo uova sode, che preparava
cuocendole insieme alla colla che faceva bollire per le sue opere. Scrisse il
Vasari, "visse più come una bestia che come uomo".
Piero di Cosimo esercita una notevole influenza anche su
Albertinelli e
Bartolomeo della Porta oltre che su
Andrea del Sarto di cui è maestro.
Molto
probabilmente muore nel 1521, come sostiene anche
Vasari nella biografia di Piero di Cosimo.
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I documenti contemporanei dichiarano però che muore di peste il 12 aprile
1522. |
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