Quello
che viene così spesso invocato da chi ha bisogno di aiuto dal Cielo, che
ebbe una vita breve ma intensissima,
Sant'Antonio da Padova, godette di grande prestigio fra gli
intellettuali e i potenti del suo tempo, ma soprattutto fra i vertici
della Chiesa e dell’Ordine francescano.
Papa Gregorio IX che lo aveva proclamato santo il
23 giugno 1232,
lo chiamava «arca del Testamento» per la sua profonda
conoscenza della S. Scrittura; S. Francesco lo chiamava «mio vescovo» a
dimostrazione della stima o venerazione che il Poverello aveva per quel
frate venuto dal Portogallo; Leone XIII coniò per lui la definizione «Il
Santo di tutto il mondo»; Pio XII lo proclamò «Dottore della chiesa
universale», Giovanni Paolo II lo ha presentato come «figura carismatica
universalmente venerata e invocata».
Della sua vita si hanno che notizie piuttosto incerte, molte derivanti
da agiografie successive, che man mano si sono arricchite di
particolari, alcuni certamente di fantasia.
Sembra
che Sant'Antonio, il cui vero nome era Fernando
di Buglione, nacque a Lisbona da nobile famiglia portoghese,
discendente dal crociato Goffredo di Buglione,
fra gli anni 1190-1195.
Allevato ed educato da genitori che gli fecero impartire una profonda
istruzione umanistica per prepararlo a compiti riservati al suo
rango, Fernando, a soli 15 anni, scelse di mettersi a disposizione della
Chiesa, entrando nell'Ordine dei Canonici Regolari di sant'Agostino, in
un convento poco fuori la sua città, dove rimase per due anni, ampliando
la sua già notevole cultura.
Desiderando di approfondire la sua conoscenza della Teologia, si
trasferì a Coimbra, allora capitale del Portogallo, città coltissima che
avrebbe avuto nel 1290 una delle prime Università del mondo.
A Coimbra, dove viveva immerso totalmente negli studi, intorno ai 25
anni venne ordinato sacerdote ed ebbe la fortuna di conoscere alcuni
frati Francescani che facevano la questua al convento.
Abituato
ad approfondire ogni conoscenza, si informò sulla Regola e sulla figura
di san Francesco e, colpito dalla semplicità e dalla serenità di quei
frati, decise di lasciare l'Ordine degli Agostiniani, per entrare in
quello dei Francescani, giudicandolo più vicino alle sue esigenze
spirituali.
Rivestito del saio francescano, Fernando
cambiò il nome in Antonio, unendosi
alla comunità francescana, ottenendo poi di imbarcarsi per il Marocco
per portare aiuto ai confratelli là prigionieri.
Una improvvisa malattia lo costrinse a rientrare in Portogallo, ma la
sua nave, incappata in una tempesta, approdò in Sicilia dove Fra Antonio
fu ospitato dai confratelli di Messina.
Poiché in quel periodo (1221), ad Assisi stava per svolgersi il Capitolo
Generale dei Frati Minori, presieduto da san Francesco, a cui
tutti i frati francescani erano invitati, anche Antonio si incamminò
verso la cittadina umbra dove si convinse maggiormente della bontà della
scelta di vita intrapresa.

Destinato all'eremo di Montepaolo in Romagna, frate Antonio celebrava la
Messa, partecipava alle preghiere comuni e alla povera vita conventuale
facendo in modo che i suoi confratelli ignorassero la sua enorme
cultura, fino a quando, nel 1222, mentre si trovava a Forlì per una
cerimonia di ordinazione, non essendo presente il predicatore, il suo
Superiore gli chiese di prendere la parola.
Fu così che le sue doti si rivelarono in pieno e gli venne affidato
l'incarico di predicare nelle piazze e nelle chiese, percorrendo
l'Italia e la Francia, a partire dalla Romagna, sempre a contatto con il
popolo a cui si proponeva non solo come predicatore, ma come confessore,
insegnante, cercando di riportare sulla retta via gli eretici "catari",
chiamato per questo "il martello degli eretici".
Da qui la vita di Fra Antonio fu accompagnata da molti prodigi, veri
miracoli, come l'episodio della predica ai pesci, accorsi numerosi ad
ascoltare la sua parola, mentre era stato respinto e schernito dagli
eretici, gli esorcismi, le profezie, le guarigioni, mostrandosi in
vari posti contemporaneamente, qualche volta anche con Gesù Bambino in
braccio e rendendo innocui cibi avvelenati.
Inviato
in Francia verso la fine del 1224 per tentare di arginare l'eresia degli
Albigesi, sant'Antonio fu predicatore e maestro di teologia a
Montpellier, importante centro universitario, baluardo dell'ortodossia
cattolica, a Limoges dove assunse un incarico di governo, ad Arles per
il Capitolo Provinciale della Provenza dove, mentre Antonio teneva un
sermone, apparve in bilocazione, san Francesco che aveva appena ricevuto
le stigmate, a Tolosa dove avvenne il miracolo a lui attribuito del mulo
che adorò l'Eucarestia.
Nel 1227 frate Antonio ritornò in Italia, in Romagna, da dove visitava
periodicamente tutti i conventi francescani che diventavano sempre
più numerosi.
Per
il resto della sua vita continuò a viaggiare senza risparmiarsi,
pur con grande stanchezza e varie malattie che lo tormentavano (soffriva
d'asma e di idropisia), stabilendosi poi finalmente nel convento della
popolosa e ricca città di Padova.
Per il popolo padovano sant'Antonio scrisse una opera dottrinale non
compiuta, i Sermones, in cui
chiariva i suoi temi preferiti: i precetti della fede, della morale e
della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e
l'umiltà, la mortificazione, scagliandosi contro l'orgoglio e la
lussuria, l'avarizia e l'usura di cui era acerrimo nemico.
Intorno a lui si raccoglievano folle mai viste, che nessuna chiesa o
piazza potevano contenere, per cui si spostava in aperta campagna dove
il santo predicava, confessava senza riposo e faceva miracolo fra la
povera gente che gli chiedeva aiuto, come far parlare un neonato perché
attesti l’onestà della madre riconoscendo il proprio padre, guarire la
donna accoltellata dal marito geloso, il aggiusta il piede al giovane
Leonardo che se lo era amputato per punirsi di ave dato una pedata alla
madre.
Spesso
i suoi sermoni erano dedicati a Maria, della cui Assunzione era un
convinto assertore e sembra che le prediche tenute da Antonio davanti a
fedeli di varia provenienza, fossero capite da tutti, come se ognuno lo
sentisse parlare nella propria lingua.
Nel 1231, a primavera inoltrata, Antonio decise di spostarsi in
campagna, per non distogliere i contadini dal loro lavoro e per
prendersi un po' di riposo dopo il duro impegno degli anni precedenti,
trasferendosi a Camposampiero, accompagnato da due frati, Luca Belludi e
fra Ruggero, ospite del conte Tiso che gli approntò una piccola cella su
di un grande albero, dove avrebbe potuto pregare in pace; ben presto
però la notizia si diffuse e gruppi sempre più numerosi di fedeli si
radunarono sotto il noce per vedere e ascoltare Antonio.
Durante questo soggiorno una tradizione locale pone la "Visione di Gesù
Bambino", che altre testimonianze collocano in Francia o "anche" in
Francia.
Si
racconta che una sera il Conte Tiso, mentre si recava nella stanza del
Santo, vide sprigionarsi dall'uscio socchiuso un intenso chiarore e,
pensando che si trattasse di un incendio, spalancò la porta, ma si trovò
dinanzi ad una scena inattesa: Antonio stringeva tra le braccia Gesù
Bambino. Scomparsa la visione, il Santo si accorse della presenza del
conte e lo pregò di non farne parola con nessuno. Solo dopo la morte di
Antonio, infatti, egli diffuse notizia di quello di cui era stato
spettatore.
L'unica
data certa della vita del Santo è proprio quella della sua morte,
avvenuta il 13 giugno 1231, ospite del monastero di Santa Maria de Cella
(Arcella), presso una comunità di Clarisse.
Morì a prima dei 40 anni, ed il suo corpo venne conteso tra il convento
dove era spirato e quello della sua residenza di Santa Maria, e si
ebbero delle vere e proprie sommosse popolari, ma alla fine si giunse a
un accordo e la salma fu trasportata In una Chiesa di Padova.
L'arca che conteneva le spoglie di Antonio fu collocata su colonne
attraverso le quali passavano i devoti giunti da ogni dove
per rendergli omaggio e che, in tal modo, si ponevano simbolicamente
sotto la sua protezione.

Dopo sua sepoltura si verificarono molti miracoli, alcuni documentati da
testimoni che fecero sì che Antonio venisse subito canonizzato, dopo
solo un anno dalla morte, il 30 maggio 1232, da Papa Gregorio IX e il
suo corpo venne deposto, nel 1263, in una nuova e più ampia chiesa - che
sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini - che fosse in
grado di accogliere le schiere di pellegrini devoti al Santo. |