Storia di Sant'Antonio Abate

 

 

 

 
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La storia di
Sant'Antonio Abate

 

 

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La tentazione di Sant'Antonio
Dalì Salvador
Sant'Antonio che legge
Bassetti Marcantonio
Tentazione di Sant'Antonio
Bruegel Jan
Sacra famiglia con sant'Antonio abate
Paolo Veronese
Rentazione di Sant Antonio (centrale)

Bosch Jeronymus

Tentazioni di Sant'Antonio
Ensor James
La tentazione di Sant'Antonio
Cezanne Paul
La tentazione di Sant'Antonio
De Vos Marten
Le tentazioni di Sant'Antonio
Bosch Jeronymus
Il volo di Sant'Antonio
Bosch Jeronymus
La tentazione di sant'Antonio
Chasseriau Theodore
San paolo eremita e fra Antonio
Velazques Diego
La tentazione di Sant Antonio
Corinth Lovis
Tentazione di Sant'Antonio
Max Ernst
Il miracolo di Sant Antonio
Goya Francisco
Sant Antonio
Ghirlandaio

Rosa Salvatore

Niklaus Manuel

Della Francesca Piero
Tentazione di Sant'Antonio

Morelli Domenico


Grunewald Matthias
Visita di sant'Antonio a San Paolo
Grunewald Matthias

Teniers David
Morte di s.Antonio eremita
Viladomat y Manalt Antonio

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Storia di Sant'Antonio Abate

 

Storia di Sant'Antonio AbateS. Antonio Abate, viene festeggiato 17 gennaio ed è il protettore degli animali.

Viene sempre raffigurato con molti animali domestici attorno e questo binomio era così profondo nell'immaginazione popolare che, quando un animale si ammalava veniva detto “un santantonio”.

Nella iconografia, spesso accanto al Santo arde sempre un fuoco: "il fuoco di S. Antonio" in riferimento alla dolorosa infiammazione virale, l'herpes zoster, così comunemente chiamata; anticamente per  la guarigione si invocava Sant’Antonio Abate che aveva sopportato nel suo corpo piaghe dolorosissime scatenate da satana, proprio come un fuoco infernale.

Numerosi ospedali (Ospedali del Tau) sorsero in tutta la cristianità per curare questa temibile malattia. I corpi piagati venivano unti con il grasso di maiale dagli abati detti Antoniani che si erano specializzati nella cura degli infermi ed il sollievo dei pellegrini.
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Questi Abati Antoniani  venivano chiamati anche "Cavalieri del tau", per la loro divisa che era formata da una veste e da un manto neri, con una croce di sole tre braccia di colore azzurro, cucita sopra il cuore.

Le leggende popolari dicono che la notte di S. Antonio gli animali acquistano la "virtù", cioè hanno la facoltà di parlare e nelle stalle i contadini possono capire ciò che dicono.

Ma questo santo non è solo una leggenda, visse realmente e la sua storia è documentata storicamente e i suoi discepoli la fecero conoscere al mondo attraverso un libro.

Antonio nacque a Coma in Egitto (l'odierna Qumans) intorno al 251 in una famiglia di ricchi agricoltori cristiani.

Rimasto orfano prima dei vent'anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, feci sue le parole di Gesù:"Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri" (Mt 19,21).
 
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Così, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri eremiti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.

Mentre era nel deserto, si racconta che ebbe una visione o un sogno in cui Antonio vide un eremita come lui che passava le giornate dividendo il tempo tra la preghiera e l'intreccio di una corda.

Da questa immagine l'eremita capì  che, per essere "perfetti" la povertà e la preghiera non bastavano, e che l'uomo doveva dedicare ad un lavoro.

Così ispirato continuò a vivere da eremita, accompagnando la preghiera con il lavoro, i cui frutti gli servivano per procurarsi il cibo e per fare la carità ai più bisognosi.

Ma questa vita santa non lo difendeva dalle tentazioni che furono fortissime unite ai dubbi sulla validità della  vita solitaria.

Altri eremiti che Antonio consultò lo incoraggiarono a perseverare e lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo.
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Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia vicino al suo villaggio a pregare ed a digiunare.
 

Si racconta che in questo luogo venne fisicamente aggredito e picchiato dal diavolo che lo lasciò svenuto sul posto.

Ritrovato dalle persone che si recavano da lui per il cibo fu trasportato nella chiesa del villaggio dove venne curato.

Si narra che nell'anno 285 Antonio si spostò in una grotta del monte Pispir, vicino Mar Rosso dove esisteva una fortezza romana abbandonata, dove rimase per circa 20 anni, nutrendosi solo con l'acqua di sorgente ed il pane che gli veniva calato due volte all'anno.

Anche in questo luogo, nonostante i suoi sforzi alla ricerca della totale purificazione, il diavolo continuò a torturarlo crudelmente e cominciarono a raccogliersi intorno a  lui dei discepoli che lui guidava alla vita di anacoreti mentre personalmente si dedicò ai sofferenti, operando, secondo tradizione, "guarigioni" e "liberazioni dal demonio".

Storia di Sant'Antonio Abate
Nel 311, durante la persecuzione dell'Imperatore Massimino Daia, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati, senza peraltro venire arrestato.

Durante il suo apostolato Antonio preferì sempre la vita solitaria degli anacoreti a quella dei monasteri; a lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che, sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio  in luoghi solitari.

Per questo i suoi seguaci, chiamati Padri del Deserto, vivevano in grotte e anfratti, sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale.

La vita di Antonio abate è nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357, opera agiografica attribuita al suo discepolo Atanasio, vescovo di Alessandria, che fu da lui aiutato nella lotta contro la setta di eretici dell'Arianesimo.
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L'opera, tradotta in varie lingue, divenne popolare tanto in Oriente quanto in Occidente e diede un contributo importante all'affermazione degli ideali della vita monastica. Il grande rilievo dato in questa opera alla descrizione della lotta di Antonio contro le tentazioni del demonio, ha ispirato gli artisti dei secoli successivi.

Antonio, che venne chiamato anche sant'Antonio il Grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì, ultracentenario, il 17 gennaio 357 e venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.

Il successo di Sant'Antonio Abate fra i temi delle arti figurative venne divulgato nel XIII secolo, ad opera della "Leggenda Aurea" di Jacopo da Varagine ed il santo venne ben presto considerato il patriarca del monachesimo, per la sua lunga consuetudine con la vita eremitica e le sue capacità taumaturgiche.

La protezione di San'Antonio si allargò dagli animali agli uomini che avevano a che fare con loro.
 

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Libri sul tema Sant'Antonio Abate

Dall'eremo alla stalla. Storia di sant'A

Dall'eremo alla stalla. Storia di sant'Antonio Abate e del suo culto
Fenelli Laura, 2011, Laterza

Sant'Antonio Abate. Padre del monachesim

Sant'Antonio Abate. Padre del monachesimo
Pesenti Graziano, 2009, Elledici

 

La festa di Sant'Antonio Abate e i fischietti in terracotta di Rutigliano
cur. Lorusso G., 2008, Edizioni Dal Sud
 

 

Il tau, il fuoco, il maiale. I canonici regolari di sant'Antonio abate tra assistenza e devozione
Fenelli Laura, 2006, Fondazione CISAM

 

Storia ospedaliera antoniana. Studi e ricerche sugli antichi ospedali di Sant'Antonio Abate
Ruffino Italo, 2006, Effatà

festa di s. Antonio Abate a Misterbianco

La festa di s. Antonio Abate a Misterbianco. Storia, devozione, folclore
Scuderi Santina, 2001, Maimone

 

Sant'Antonio abate il grande
Gozzi Giancarlo, 2005, Sometti

Vita di Antonio. Detti, lettere

Vita di Antonio. Detti, lettere 
Atanasio (sant'), Antonio Abate (sant'), cur. Cremaschi L., 1995, Paoline Editoriale Libri

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