La storia di Pandora

Il mito di Pandora è sequenziale al mito di Prometeo il quale, rubando
il fuoco agli dei per restituirlo agli uomini, fece infuriare il padre
degli dei, Zeus (Giove per i romani).
Secondo il racconto di Esiodo (il più antico poeta greco di cui si abbia
notizia, che visse tra l’VIII e il VII secolo a.C.), Zeus ordinò a
Efesto (Vulcano, dio del fuoco e fabbro degli dei), di forgiare una
bellissima figura femminile: Pandora, dicendo: "essi (gli uomini)
riceveranno da me, in cambio del fuoco, un male di cui gioiranno,
circondando d'amore ciò che costituirà la loro disgrazia".
Gli dei dell'Olimpo donarono a Pandora ogni sorta di pregio e di virtù,
da cui il nome che significa "tutta un dono".
Ma il dio Mercurio le donò la curiosità e Zeus un vaso da custodire, ma
con il divieto di aprirlo.
Pandora però, spinta dalla curiosità, lo aprì e dal vaso uscirono tutti i
mali: la vecchiaia, la morte, la malattia, la pazzia, solo per ultima
uscì la speranza.
Forse non tutti sanno, però, che il termine in sanscrito che traduce "speranza",
ha in realtà un senso negativo che lo avvicina più all’italiano
"aspettativa" che non a "speranza"; per questo la "speranza" rimasta sul
fondo del vaso di Pandora è forse il più terribile dei beni
(aspettativa) o il più
dolce dei mali (speranza).
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