
Bacco e Arianna sono spesso raffigurati insieme innamorati ed ebbri.
Il Bacco (o Libero) dei romani, corrisponde al dio greco Dionisio,
divinità il cui simbolo, oltre al viticcio e all'edera rampicante, era
costituito dal tirso, un bastone nodoso sormontato da un viluppo
d'edera.
L'aspetto di Bacco/Dionisio era quello di un giovane bellissimo, con il
capo riccioluto e incoronato da pampini e da viticci.
Arianna era la figlia del re di Creta, Minosse, il quale aveva
imprigionato il Minotauro, mostro mezzo uomo e mezzo toro, in un
labirinto costruito da Dedalo, da cui era impossibile uscire.
Ogni anno sette fanciulle ateniesi venivano date in pasto al mostro,
finché Teseo, figlio del re di Atene, si nascose fra le fanciulle da
sacrificare col proposito di uccidere il mostro.
Arianna e Teseo si innamorarono e quando fu il turno di Teseo di entrare
nel labirinto, questi dipanò lungo la strada un rocchetto d filo,
fornitogli da Arianna, su suggerimento di Dedalo (il famoso filo di
Arianna).
Teseo uccise il Minotauro e, riavvolgendo il filo, riuscì ad uscire dal
labirinto.
Teseo
ed Arianna fuggirono insieme da Creta e si fermarono sull'isola di Nasso
dove però Teseo confessò ad Arianna che aveva solo finto di amarla, per avere
il suo aiuto per uccidere il mostro.

Arianna, rimasta sola, iniziò a piangere confidando il suo dolore a
delle giovani Ninfe che per distrarla le raccontarono di una nave appena
approdata con un dio a bordo.
Il dio era Dionisio, Bacco per i romani, figlio di Giove e di una femmina mortale,
allevato dalle Ninfee che lo nutrirono con miele. Bacco aveva una vita
vagabonda e piena di avventure. Quando arrivò sulla stessa spiaggia dove
era stata abbandonata Arianna, Bacco era appena sfuggito alla Maga Circe e prese la fanciulla per un'altra maga.
Conquistato dalla bellezza di Arianna il dio si innamorò di lei e le
donò una meravigliosa corona d'oro, opera di Efesto. Questa corona verrà
trasformata dal dio in una costellazione splendente alla sua morte.

Trasportata sull'Olimpo Arianna e Bacco si sposarono.
Questo mito tornò in auge nel Rinascimento, il Trionfo di Bacco e
Arianna divenne il tema di quadri e affreschi, nonché di
rappresentazioni e poesie, come quella di Lorenzo il Magnifico che nella
sua "Canzona di Bacco" declama:
Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco ed Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti. |