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Afrodite: Dea dell'amore e della bellezza, la
cui origine è presumibilmente orientale. Sue erano la stella del
mattino e quella della sera (il pianeta Venere) e le erano sacri
colomba e delfino.
Secondo Esiodo (e gli orfici) fu generata dal membro reciso di Urano
e dalla schiuma del mare (aphrós) e per questa credenza veniva anche
chiamata Anadiomene, «colei che emerge dalle onde», o Pelagia,
«marina».
Secondo Omero, invece era figlia di Zeus e Dione. Dopo aver
incontrato Anchise, dal quale ebbe Enea, fu obbligata da Zeus a
sposare il brutto Efesto, da cui ebbe Priapo, ma che fu presto
tradito con Ares, dal quale ebbe Armonia, Phobos (la Paura), Deimos
(il Terrore), Eros e Anteros (l'amore non corrisposto)
Alcesti:
la più bella delle figlie di Pelia, andò sposa ad Admeto re di
Fere e volle sacrificarsi per lui, ma Eracle la salvò e la
ricondusse presso il marito.
Alcmeone: figlio di Erifile e di Anfiarao, per
vendicarsi della morte del padre, uccise l'ambiziosa madre, ma
fu poi perseguitato dalle Furie e impazzì.
Aloadi: Oto e Efialte, due giganti formidabili
che tennero Ares, per tredici mesi, prigioniero in un castello
di bronzo, finché non giunse a liberarlo Hermes. Cercarono di
scalare l'Olimpo, ma furono uccisi da Apollo.
Amadriadi: ninfe dei boschi che si credeva
vivessero e morissero con gli alberi entro cui erano rinchiuse,
a differenza delle Driadi che erano immortali.
Anfiarao: figlio di Apollo e di Ipermestra,
famoso indovino di Argo, sposò Erifile che, tentata dalla
collana di Armonia, che aveva il potere di conferire la bellezza
a chiunque la portasse, spinse il marito a partecipare alla
spedizione contro Tebe da cui non fece più ritorno; fu poi
vendicato dal figlio Alcmeone.

Amazzoni: donne guerriere, abili specialmente con l'arco;
vivevano in un paese dal quale erano stati scacciati gli uomini,
e compivano temibili scorrerie nelle terre vicine.

Apollo:
Apollo, era certamente il Dio più importante
dell'Olimpo, dopo Zeus. Nei tempi più antichi Apollo
veniva distinto da Ello, la divinità del Sole; perciò
viene chiamato Febo Apollo o semplicemente Febo. Anche
per gli antichi Romani impersonava la luce. Esso
soggiornava di preferenze sul monte Parneso, dove soleva
riposare allietato dalla compagnia delle Muse. Ad Apollo
erano sacri il nero corvo e il bianco cigno perché
simboleggiavano l'oscurità della morte e la luce del
giorno. Apollo come la sorella Artemide è figlio di
Zeus. Il mito racconta che un giorno Zeus si innamorò
della bella Latona (che simboleggiava la notte). Per
unirsi a lei, sfuggendo alla sorveglianza di Era, non
trovò di meglio che trasformarsi insieme all'amata, in
quaglia. Era però si accorse dell'inganno e adirata con
la rivale, le scatenò contro un serpente Pitone a cui
diede l'incarico di perseguitarla. Zeus fece approdare
Latona su un isola. Qui finalmente poté mettere al mondo
i suoi gemelli: Apollo, dio del Sole, Artemide dea della
Luna.
Aracne: fanciulla della Lidia, volle sfidare
Atena nell'arte del tessere: ricamò un bellissimo tessuto in cui
erano raffigurati gli amori degli dei. Atena allora vedendosi
vinta da una mortale, si adirò e stracciò la tela di Aracne che
poi si trasformò in un ragno, condannandola così a tessere e
filare per l'eternità.
Aretusa: una delle ninfe di Artemide che, per
sfuggire all'amore del cacciatore Alfeo, fu trasformata dalla
dea in una bella fonte. Ma Alfeo la riconobbe lo stesso e,
prendendo le sembianze d'un fiume, mescolò felicemente le
proprie acque con quelle di Aretusa.
Argo: gigante mostruoso dai cento occhi che per
comando di Hera custodiva Io, una bella sacerdotessa di cui si
era invaghito Zeus e che era stata dalla dea, per gelosia,
mutata in giovenca. Morì decapitata da Hermes, inviato
dall'Olimpo a liberare Io.
Arpie: dee della bufera e della tempesta; erano esseri
alati, con volto di donna e corpo d'uccello; dotate di feroci
artigli, perseguitavano crudelmente i loro nemici.
Astrea: divinità femminile, figlia di Zeus e di
Temi, volle discendere sulla Terra per vivere con gli uomini, ma
le loro malvagità la costrinsero a far ritorno al Cielo, dove
formò il segno zodiacale della Vergine; viene ritenuta anche una
personificazione della giustizia.
Atalanta: figlia di Iasio, re di Arcadia, e di
Climene; abile cacciatrice, partecipò alla caccia del cinghiale
calidonio e fu la prima a colpirlo; fu trasformata assieme al
marito Ippomene in leone, per aver violato con lui il tempio di
Cibele.
Athena (Pallade
Athena): identificata dai romani con Minerva, nata da Zeus per
patogenesi. Secondo il mito, Pallade Atena fuoriuscì dal cranio di
Zeus quando fu aperto con un’ascia da Efesto, su ordine del Padre
degli dei, in preda ad una fortissima emicrania. Considerata dai
greci dea della ragione, del senno e della guerra, ella vegliava su
chi combatteva con accortezza e astuzia. In tempo di pace ad Atena
era affidata la protezione delle arti e delle scienze e si pensava
che gli uomini avessero appreso da lei le attività artigianali.
La dea vegliava inoltre su ogni impresa che si distinguesse per
nobiltà, bellezza e ardimento.
Baccanti: donne, per lo più sacerdotesse, seguaci di
Bacco, che procedevano in corteo cantando e danzando, con in
mano un tirso; eccitate dal dio si abbandonavano agli impulsi
più sfrenati, crudeli e/o erotici, spesso trasformando il rito
sacro in orge incontrollate (baccanali).
Bellerofonte: eroe corinzio, così chiamato
(Fonte=uccisore ) per
avere ucciso in una disgrazia il fratello di nome Bellero; con
l'aiuto di Pegaso sconfisse la Chimera, domò poi le Amazzoni;
volle infine salire al Cielo ma fu punito da Zeus e precipitò
morente sulla Terra.
Broteo: figlio di Vulcano, nacque deforme e
particolarmente brutto, tanto che veniva spesso canzonato e
deriso; decise allora di porre fine a una vita così penosa
gettandosi nel cratere fiammeggiante dell'Etna.
Busiride: re d'Egitto che ogni anno, per
salvare la sua terra colpita da una lunga siccità, sacrificava
uno straniero a Zeus; fu ucciso per mano di Eracle che pose così
fine a tanta ingiusta carneficina.
Caos:
la prima divinità che genera molti figli che furono
divinità enigmatiche, cieche e capricciose.
Furono figli del Caos il Destino o
Fato,
divinità ora benigna ora ostile, potentissima e
inesorabile, a cui tutte le divinità erano sottomesse e a cui tutti
dovevano obbedire; l'Erebo, una specie di abisso
senza fondo fatto di tenebre; la Notte, anche essa
buia e misteriosa che portava agli uomini buoni consigli e donava il
riposo; la testarda Discordia,
la triste Vecchiaia.
Più tardi nacquero divinità più clementi: la Concordia,
L'Amore o Eros, il
Giorno e
finalmente Urano, cioè il Cielo e
Gea,
la Terra.
Così grazie all'Amore, la Notte e il Giorno, alla Concordia e
Discordia, Cielo e Terra incominciò a delinearsi il
Cosmo,
l'Universo, lasciando così la situazione di Caos per l'ordine.
Calipso: ninfa, figlia di Oceano e di Teti,
accolse Ulisse naufrago nella sua isola di Ogigia e lo amò tanto
da offrirgli l'immortalità in cambio del suo amore. Ma l'eroe
non si lasciò sedurre ed essa, ricevuto per mezzo di Hermes
l'ordine di Zeus, dovette a malincuore lasciarlo partire.
Cariti: vedi
Grazie
Centauri: esseri in genere selvaggi e violenti, ma
talvolta anche civilissimi e sapienti, metà uomini e metà
cavalli. I più celebri furono Nesso, che cercò di rapire
Ippodamia moglie di Ercole, e Chirone, educatore di molti eroi.
Circe: figlia di Elio, dio del Sole, abilissima
maga, trasformò i compagni di Ulisse, approdati con lui
nell'isola di Ea, in porci e poi di nuovo in uomini per
conquistarsi l'amore dell'eroe. Rimase con Ulisse un anno ed
ebbe da lui due figli: Agrio e Latino.
Dafne: ninfa, figlia del dio fluviale Peneo, corteggiata
da Apollo, vistasi perduta, implorò suo padre che la trasformò
in alloro. Apollo, vista la metamorfosi della ninfa, decretò
che, da quel momento, la pianta sarebbe servita per incoronare i
poeti, gli imperatori e i più valorosi guerrieri.
Danaidi: le cinquanta figlie di Danao re d'Argo
che, costrette a sposare i loro cugini, nella prima notte di
matrimonio uccisero gli sposi e per questo furono poi
severamente punite da Zeus; Ipermestra non seguì il piano
omicida delle sorelle e Linceo, suo sposo, succedette a Danao e
divenne il capostipite di Argo e di Tirinto.
Dea Angerona: dea romana del silenzio che
proteggeva i consigli degli uomini per i quali il silenzio e la
prudenza sono di grande importanza.
Dedalione: padre della bella Ghione, della
quale s'invaghirono Apollo ed Hermes; soffrì così tanto per la
morte della figlia che volle uccidersi: si gettò allora
dall'alto del monte Parnaso, ma fu soccorso da Apollo che lo
trasformò in uccello.
Delfo: città celebre perché sede dell'Oracolo d'Apollo.
Sacerdotessa dell'Oracolo era la Pitia; seduta su un tripode
davanti a una spaccatura del terreno donde uscivano strani
vapori, la Pitia si inebriava e quindi, come nel sogno,
mormorava parole che indicavano il volere degli Dei.
Deucalione: re della Tessaglia, figlio di
Prometeo e sposo di Pirra, fu salvato con la moglie da un
diluvio che colpì l'umanità intera: così infatti Zeus volle
premiare il più giusto degli uomini e la più virtuosa fra le
donne. Seguendo poi l'oracolo i due gettarono dietro di loro
delle pietre che furono poi mutate dalla Madre Terra in nuovi
uomini e donne.
Diomede bistone: figlio di Ares e di Cirene, re
dei Bistoni in Tracia, dava gli stranieri in pasto ai suoi
feroci cavalli; Eracle lo vinse e lo fece divorare dai suoi
stessi cavalli.
Dioscuri
:Gemelli Castore e Polluce figli dalla umana
Leda e Giove
in forma di cigno. Considerati protettori dei naviganti per aver
placato una tempesta quando erano con gli
Argonauti.
Echidna: figlia di Crisaroe e di Calliroe, con
il corpo metà donna e metà serpente, sposò Tifone e generò
numerosi mostri tra cui Cerbero, l'Idra di Lerna, il Leone
nemeo, la Sfinge e la Chimera
Eco: ninfa seguace di Hera, amò Narciso ma non
fu corrisposta.
Endimone: bellissimo giovane, nipote di Zeus,
mancò di rispetto alla dea Hera e fu condannato a un
sonno eterno; ma nella grotta del monte Latmio, dove egli
dormiva, scendeva ogni sera Selene, cioè la Luna, invaghitasi
della straordinaria bellezza del giovane.
Eolo: dio greco dei venti, abitante delle isole
Vulcanie chiamate Eolie dal suo nome, aiutò Ulisse a cui offrì,
chiusi in otri, i venti contrari alla sua navigazione; i
compagni di Ulisse però aprirono gli otri e i venti contrari
suscitarono una violenta tempesta che distrusse tutte le navi.
Erebo: figlio del Caos e della Notte, per aver
appoggiato i Titani contro Zeus venne gettato nell'inferno;
infatti questo termine viene usato spesso per denominare le
oscurità infernali.
Erinni: terribile Dee della vendetta, nate dalle gocce di
sangue perdute da Urano ferito da Crono. Dall'orrendo aspetto e
dallo sguardo acutissimo, cui nessun delitto sfuggiva, erano
incaricate di perseguitare i colpevoli di azioni malvagie. Erano
tre: Aletto, Tisifone, Megera.
Eumenidi: nome sotto cui venivano onorate le
Furie o Erinni. Per volere di Atena, esse avevano cessato di
perseguitare Oreste che perciò le chiamò "Eumenidi" che
significa " benefiche ". Tuttavia si pensa che così venissero
chiamate per evitare il loro vero nome, portatore di maledizioni
e disgrazie.
Fauni: geni benefici che abitavano i monti e le campagne,
ove vagavano serenamente suonando la zampogna, cantando,
inseguendo le ninfe. Il più celebre era Pane.
Filomela: figlia di Pandione re di Atene, aveva
una sorella di nome Progne che era moglie di Tereo re dei Traci.
Quest'ultimo si innamorò di Filomela e se ne impossessò con
l'inganno; le due sorelle allora si vendicarono dell'oltraggio
subito e, uccisogli il figlio, lo offrirono alla sua tavola;
Tereo, accortosi della terribile fine del figlio, inseguì le due
sorelle che però erano già state trasformate dagli dei in
uccelli.
Ganimede: figlio di Troo re di Troia, era il
più bello di tutti i mortali; un giorno Zeus, sotto forma di
aquila, scese sul monte Ida, lo rapì e lo portò con sé
sull'Olimpo dove divenne suo fedele coppiere.
Gerione: figlio di Crisaore e di Calliroe, era
un uomo fortissimo ed aveva tre corpi; abitava nell'isola Eritea,
nell'Oceano, dove possedeva un gran numero di buoi che venivano
custoditi da Ortos, un cane mostruoso a due teste. Eracle,
approdato nell'isola, uccise Gerione ed Ortos e liberò il
gregge.
Giove: E' lo Zeus
dei Greci, il sommo fra gli dei che, a detta di Omero,
faceva tremare l'Olimpo. Sua madre Rèa lo sottrasse alla
bestiale avidità del padre Crono (Saturno), che Giove
poi detronizzò divenendo a sua volta signore del Cielo e
della Terra. Era rappresentato con aspetto maestoso, il
torso nudo e le spalle possenti, il fulmine impugnato
con la destra, lo scettro e una statuetta della vittoria
nella sinistra. Ai suoi piedi posava un'aquila,
nell'atto di fissare i grandi occhi del sommo dio. Nella
tradizione religiosa latina fu chiamato Ottimo Massimo
Capitolino, dal tempio che gli era dedicato, insieme a
Giunone e Minerva, in Campidoglio.
Giunone:
Era sorella e moglie di Giove, una delle maggiori
divinità dell'Olimpo, considerata come la dea che
presiedeva alla fedeltà coniugale, forse in antitesi
alle infedeltà del divino marito, protettrice dei
matrimoni e dei parti: il suo epiteto più comune di
Giunone Lucina era invocato dalle partorienti perché
proteggesse i bambini quando venivano, appunto, alla
luce. A Roma fu venerata anche con il nome di Giunone
Prònuba, cioè di quella che conduceva la sposa alla casa
del marito, e come Giunone Regina, protettrice dello
Stato romano. Da lei prese il nome il mese di Giugno.
Grazie: Le
Grazie (in latino Gratiae) erano figure della mitologia romana che
corrispondevano alle Cariti greche
legate al culto della natura e della vegetazione; queste fanciulle
sanno infondere la gioia della Natura nel cuore degli dèi e dei
mortali. Rappresentate come tre giovani nude, le quali incarnano,
nella figurazione classica, la perfezione a cui l'uomo deve tendere
nonché le tre qualità che una donna dovrebbe avere.
I loro nomi sono Aglaia lo splendore, Eufrosine la gioia e Talia la
prosperità, nomi fanno riferimento alla Bellezza.

Icaro: figlio di Dedalo, riuscì a fuggire dalla
prigione del re Minosse a Creta per mezzo di grandi ali
fabbricate dal padre con la cera. Dedalo si salvò mentre il
giovane Icaro si avvicinò troppo al sole, le sue ali si
liquefecero e cadde repentinamente nel mare.
Idra di Lerna: terribile serpente, figlio di
Tifone e di Echidna, che aveva nove teste che rinascevano
continuamente quando una di esse veniva tagliata. Eracle lo
uccise e nel sangue del mostro intrise le sue frecce che da
allora produssero ferite che non si rimarginavano.
Ippolito: figlio di Teseo e di Ippolita, fu
amato dalla sua matrigna Fedra la quale, per i suoi continui
rifiuti, lo calunniò presso Teseo; quest'ultimo allora maledì il
figlio e chiese a Posidone di ucciderlo. Così fu fatto, ma
riconosciuta poi la sua innocenza, fu resuscitato da Asclepio.
Meleagro: figlio di Oeneo re di Calidone e di
Altea. Appena nato, le Moire predissero che sarebbe vissuto
finché fosse durato il tizzone che ardeva sul fuoco. Partecipò
con i fratelli di Altea e con Atalanta alla caccia del feroce
cinghiale Calidonio e, innamoratosi della bella cacciatrice,
ucciso l'animale, le donò la pelle e le zanne. Si opposero gli
zii che furono uccisi dal nipote. Altea, visti i corpi senza
vita dei fratelli, ricercò il tizzone, lo gettò nel fuoco e,
mentre si consumava, Meleagro moriva.
Merope: una delle Pleiadi, figlia di Atlante.
Sposò un mortale di nome Sisifo mentre le sorelle erano andate
in spose ai Titani: per questo motivo, mutata poi in astro,
divenne la stella meno luminosa, e sembrò quasi non desiderasse
farsi vedere.
Moire: divinità greche a cui era affidato il
destino di ciascun uomo. Erano tre sorelle: Cloto filava lo
stame della vita; Lachesi distribuiva a ciascuno la parte di
filo che gli spettava, mentre Atropo tagliava il filo al momento
stabilito.
Morfeo: figlio del Sonno e della Notte,
rappresentava il sogno della verità e si presentava ai dormienti
con forme umane simili a quelle della persona sognata.
Narciso: giovane bellissimo, amato dalle ninfe,
si innamorò a tal punto della propria immagine riflessa nelle
acque limpide di una fonte da uccidersi per l'amore
insoddisfatto; gli dei lo trasformarono in un bel fiore che
ancora oggi porta il suo nome.
Ninfe: divinità che abitavano nei luoghi ove la Natura
era più gentile e più bella. Le Driadi erano le ninfe
degli alberi: quando un albero moriva, moriva con lui la ninfa
che lo proteggeva; le Naiadi erano le ninfe dei fiumi,
dei ruscelli, dei laghi; le Oreadi erano le ninfe dei
monti, dei precipizi, delle valli selvagge. Bellissime, le ninfe
vivevano in solitudine, ma dovevano spesso sfuggire i fauni che
le inseguivano.
Parche: figlie della Notte, erano tre: Cloto, Lachesi ed
Atropo. La prima preparava i fili della vita degli uomini; la
seconda li dipanava, dando ad ognuno un destino; la terza li
tagliava a caso, dando ad ognuno la morte.
Pigmalione: figlio di Belo, re di Tiro e
fratello di Didone. Fece voto di rimaner celibe per consacrarsi
tutto all'arte della scultura, ma innamoratosi di una statua
pregò Afrodite di animarla. La dea dell'amore allora si commosse
ed esaudì le preghiere di Pigmalione: la figura scolpita si mutò
in una bella figura femminile animata che riempì di gioia il
cuore dello scultore e divenne, con il nome di Eburnea, sua
moglie.
Pluto: dio greco delle ricchezze, figlio di
Demetra e Giasone, accecato da Zeus distribuiva le ricchezze
senza vedere e perciò senza guardare ai meriti di ciascuno.
Polifemo: il più forte di tutti i Ciclopi,
abitava in una caverna della Sicilia e si nutriva di carne
umana, mangiando tutti gli uomini che passavano dal suo
terribile antro. Ma il terribile ciclope fu sconfitto da Ulisse
che con astuzia, aiutato dai suoi compagni, conficcò un lungo
legno infuocato nell'unico occhio che Polifemo aveva sulla
fronte.
Sini: figlio degenere di Posidone, dotato di
una forza straordinaria, si divertiva ad appendere i corpi degli
uomini che aveva sconfitto alle punte di due alberi che con la
forza aveva avvicinato; quando poi gli alberi si rialzavano, le
vittime morivano squartate. Fu ucciso per mano di Teseo.
Sirene: esseri favolosi con il busto di donna
ed il corpo di pesce, abitavano sulle coste della Sicilia ed
attiravano con il loro magico canto i viaggiatori che passavano
per quei luoghi; l'astuto Ulisse si turò con la cera le orecchie
e poté così abilmente sfuggire al loro inganno.
Sisifo: nella mitologia greca appare come uno
degli uomini più scaltri e cattivi: egli infatti, per aver
svelato ad Asopo che era stato Zeus a rapirgli la figlia, fu
punito con la morte ma riuscì ad incatenarla; allora Ade si
lamentò con Zeus poiché il suo regno era sempre più vuoto e Zeus
mandò Ares a liberare la morte e punì Sisifo con una terribile
pena.
Tanato: figlio della Notte e dell'Erebo, era la
personificazione della morte ma non incuteva terrore, poiché
rappresentava la morte naturale, serena; spesso veniva
rappresentato da un genio alato o anche da un fanciullo
dormiente.
Tantalo: re della Lidia e padre di Pelope e di
Niobe, volle sottrarre al banchetto degli Dei il nettare e
l'ambrosia per portarli agli uomini; altri dicono che volle
offrire in pasto agli Dei le membra del figlio Pelope per
provare la loro divinità. Per l'uno o l'altro motivo fu
condannato ad una dura pena: gettato nell'inferno e immerso
nell'acqua fino al mento, quando assetato si chinava per bere,
l'acqua improvvisamente sfuggiva dalle sue aride labbra.
Tartaro: zona dell'Inferno dove erano mandati quanti
avevano vissuto contro le leggi degli Dei e della pietà; erano
tormentati dalle Erinni e da altri geni infernali.
Venere: vedi Afrodite |