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nel Rinascimento 2 |
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Autoritratti
nel Rinascimento
(2)
storia
dell'arte |
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Autoritratti del Caravaggio
In moltissimi dipinti
Caravaggio inserisce se stesso.
Tra i primi dipinti dell'artista c'è il Bacchino malato, oggi alla
galleria Borghese di Roma, dipinto fra il 1593 ed il 1594 circa, viene
considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in
ospedale per malaria.
Caravaggio, che rifiuta i soggetti e lo stile del tardo manierismo,
preferisce dipinge le cose al naturale, da vero precursore del Naturalismo.
Durante gli anni vissuti a Napoli, il pittore si dipinge spesso quale
protagonista dei suoi quadri che
sottolineano, come in un diario, i momenti tragici della sua breve e
sciagurata vita, anche perché Caravaggio non attribuirà le sue fattezze
ai "vincenti", ma ai "perdenti".
Nel "Ragazzo morso da un ramarro" c'è un ammonimento riguardo le
insidie (il morso dell'animale) nascoste tra i piaceri della vita.
Caravaggio, nelle scene dove appare un condannato si raffigura in esso,
come in Davide e Golia, dipinto nell’anno della morte, Davide
porta in primo piano una testa da cui gocciola sangue: è la testa di
Caravaggio.
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Caravaggio - Bacchino Malato - Autoritratto 1594 |
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Caravaggio -
Fanciullo morso da un ramarro - Autoritratto |

Caravaggio - Particolare Davide con la testa del
Golia |
Autoritratti di Sofonisba Anguissola.
Nata a Cremona in una nobile famiglia, intorno al 1535, fu educata con
le cinque sorelle ed il fratello nelle materie umanistiche ed
artistiche.
Sotto la guida del pittore Bernardino Campi, dal quale Sofonisba eredita
il sottile e aggraziato linearismo, la giovanissima Sofonisba riesce a
catturare l'attenzione di Michelangelo che ha vive lodi per il quadro
della pittrice "Il ragazzo morso da un granchio"
Alla corte dei Gonzaga Sofonisba Anguissola entra in contatto con
la scuola del grande Giulio Romano, erede di Raffaello, perfezionando la
sua già promettente tecnica pittorica in evoluzione verso un
efficace realismo quotidiano, nei personaggi e nella registrazione della
scena, come frammento di vita nelle pose, negli sguardi e
nell'abbigliamento.
In uno dei primi autoritratti Sofonisba Anguissola si ritrae al
cavalletto intenta a dipingere un'opera devozionale con Madonna e
Bambino, attraverso il solito gioco degli specchi multipli, sulla scorta
di un precedente modello iconografico della pittrice fiamminga.
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Sofonisba Anguissola -
Autoritratto 1556 |
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Sofonisba Anguissola - Autoritratto 1560 |
Autoritratti di Sofonisba Anguissola.
In questo Autoritratto del 1560, la pittrice fa balenare dal fondo
buio del quadro, il suo volto dallo sguardo deciso ed espressivo.
Tra le mani Sofonisba Anguissola tiene un libro in cui la parola "virgo"
(il requisito d'illibatezza che il codice morale di allora
richiedeva alle donne prima del matrimonio), sottolinea oltre alla
sua bravura, che il quadro stesso rivela, anche la sua virtù. |
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Autoritratti di Sofonisba Anguissola.
Sofonisba Anguissola giunse alla corte spagnola nel 1559, chiamata
da re Filippo II dove divenne ritrattista di corte al fianco dei
pittori Alonso Sanchez Coello e del suo maestro fiammingo
Anthonis Mor.
Come per sottolineare la raggiunta maturità del proprio estro creativo,
pur riconoscendo l'autorevolezza del suo antico maestro, Sofonisba
Anguissola si ritrae, con sottile ironia, mentre Bernardino
Campi la ritrae nel gioco del ritratto del pittore che ritrae colei che
ritrae.
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Sofonisba Anguissola
Ritratto a Bernardino Campi e
autoritratto 1561 |

Sofonisba Anguissola - Autoritratto 1621
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Nel 1624 il giovane pittore Van Dyck, all'epoca ancora agli inizi
della sua grande carriera pittorica, fece visita all'artista ormai
cieca per la vecchiaia in omaggio alla sua bravura.
L'ultima effigie la ritrae seduta su una poltrona. Gli appunti
scritti dal pittore dicono: "Ho imparato più da questa vecchia
novantenne e cieca che da tutti i pittori miei contemporanei, perché
mi ha insegnato a dare le luci dall'alto; perché a darle dal basso
si vedono le rughe".
La grande pittrice Sofonisba Anguissola continuò fino all'età di 96
anni ad istruire con grande lucidità i giovani pittori, inculcando
loro l'idea della centralità della luce nel modellamento dei
soggetti e nei diversi risultati ottenibili dall'angolatura e
potenza della stessa. |
Autoritratto di Caterina Van Hemessen
(1528-1587)
Caterina Van Hemessen è una
delle prime artiste fiamminghe di cui si hanno sicuramente opere
autografe.
Anch’essa, figlia di un pittore, Jan van Hemessen, fece il suo
apprendistato artistico sotto la guida del padre.
Ma nonostante il facile e precoce esordio e le promettenti prospettive
professionali, Caterina depose i pennelli e accantonò i colori il giorno
del suo matrimonio con Chrètien de Morien, un'organista della Cattedrale
di Anversa.
Le opere certe che restano della Van Hemessen sono sei piccoli ritratti,
due dipinti religiosi, un autoritratto, dipinto all’età di vent’anni e
un ritratto di Giovane donna al virginale, sempre dello stesso anno e
dedicato alla sorella Cristina. |

Autoritratto di Caterina Van Hemessen
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Autoritratto di Giuseppe Arcimboldo
per ingrandire cliccare l'immagine
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Autoritratto di Giuseppe Arcimboldo
(1527
- 1593)
Il padre Biagio Arcimboldo o Arcimboldi era pittore presso il Duomo di
Milano.
L'origine del nome è alemanna e la storia del casato risale ai tempi di
Carlo Magno al cui seguito c'era un nobiluomo d’origine alemanna
Saitfrid Arcimboldi.
Il precoce contatto di Giuseppe con l'arte e la letteratura fu favorito
dall'amicizia del padre con Bernardino Luini allievo di
Leonardo da Vinci.
Arcimboldo coltivò contatti anche con filosofi e altri scienziati
dell'epoca e debuttò come pittore nel 1549 a soli 22 anni come aiutante
del padre presso il Duomo di Milano per alcuni disegni per le vetrate e
grazie al Luini, ebbe l'opportunità di venire in possesso degli appunti
e dei quaderni con gli schizzi di Leonardo.
Molti lo conoscono per le sue raffigurazioni di volti formati dagli
oggetti più disparati come animali piante libri e altro ma presso la
corte dell'imperatore Ferdinando I d'Austria fu molto apprezzato e ben
pagato anche per le sue invenzioni, come giostre giochi e decorazioni
per le feste. |
Autoritratto di David Bailly
(1584-1657)
Pittore e disegnatore olandese,
figlio di un immigrato fiammingo, che era un calligrafo,
Bailly è stato apprendista nel laboratorio di Cornelius van der Voort
(1576-1624), un pittore ritrattista di Amsterdam.
Nell'inverno di 1608 dopo aver raggiunto la qualifica di pittore, si
trasferisce ad Amburg dove lavora un anno prima di fare un lungo viaggio
attraverso parecchie città tedesche per raggiungere prima Venezia e poi
Roma.
Nel 1613 si stabilisce a Leida, dove lavora prevalentemente come
ritrattista, ma producendo anche nature morte con libri, tra cui
l'Autoritratto con Vanitas (1651, Leiden, Stedelijk Museum). |

Autoritratto con Vanitas di David Bailly
1651 |
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